Due nuove mostre al GDSU di Firenze

Hamada istituì con la città di Firenze un legame intenso fin dalla metà degli anni Sessanta, quando, precisamente nel 1965, venne accolto all'Accademia delle Arti del Disegno come Accademico Onorario nella Classe di Incisione.

15/dic/2007 10.20.00 Nicoletta Curradi Contatta l'autore

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Fino al 27 gennaio due nuove mostre al Gabinetto Disegni e Stampe della Galleria degli Uffizi: la prima riguarda la recente donazione di un nucleo di diciannove stampe di Chimei Hamada, artista giapponese ancora vivente tra i più noti incisori nel suo paese.
Hamada istituì con la città di Firenze un legame intenso fin dalla metà degli anni Sessanta, quando, precisamente nel 1965, venne accolto all’Accademia delle Arti del Disegno come Accademico Onorario nella Classe di Incisione. Dall’ottobre dell’anno precedente sino al novembre 1965 l’artista aveva soggiornato in Europa, fissando la sua residenza a Parigi e spingendosi a visitare diverse capitali europee. Giunse anche a Firenze, dove la Galleria e il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi divennero sue mete predilette. I riconoscimenti europei non tardarono a venire, seguiti da mostre monografiche in sedi prestigiose, come l’Albertina di Vienna e il British Museum a Londra.
Stupisce il suo percorso che in certo senso ribalta il normale “curriculum” dell’incisore, secondo la tradizione europea fissata già dai tempi di Maso Finiguerra: Hamada non approdò alla pittura, ma prese avvio da essa (si era diplomato alla Fine Arts School di Tokyo nel 1939 con la specializzazione in pittura a olio) e cominciò a incidere su rame nel 1950, quando aveva già trent’anni; poi a metà del nono decennio iniziò a occuparsi di bronzi di piccolo formato.
La donazione è costituita in gran parte da opere realizzate negli anni Cinquanta e Sessanta, periodo cruciale per la carriera di Hamada, in cui confluiscono le sue personali esperienze di guerra - la serie della “Elegia per un nuovo coscritto”, realizzata tra il 1950 e il 1954, è considerata uno dei raggiungimenti più alti dell’artista - assieme alle sue precedenti esperienze maturate nella descrizione di temi legati alla morte.
Egli profuse con passione nelle sue stampe (non tutte incentrate sulla morte e la guerra, ma spesso sottilmente pervase da ironia ed elementi fiabeschi) un coerente e solido impegno nella tecnica dell’incisione.
 


Nicoletta Curradi

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