Titolo: Tutto il resto di colpo si frantuma
Periodo: dal 10 al 25 gennaio 2008
Patrocinio: Presidenza del Consiglio Provinciale di Roma
Sede: Sala Tom Benetollo - Palazzo Valentini
Indirizzo: Via IV Novembre 119/a (Piazza Venezia)
Città: Roma
Inaugurazione: giovedì 10 gennaio ore 17.30
Orari : Dal lunedì al venerdì ore 9.00 - 18.00 - sabato ore 9.00 - 13.00
Ingresso: Libero
Artista : Antonietta Campilongo
Presentazione in catalogo: Pier Maurizio Greco - Francesco Giulio Farachi
info: www.provincia.roma.it/ - www.campilongo.it - anto.camp@fastwebnet.it
tel. 339 4394399
Due personali allestite contemporaneamente illustreranno il recente percorso artistico di Antonietta Campilongo. La prima mostra, dal titolo: “Tutto il resto di colpo si frantuma”, s’inaugurerà a Roma il 10 gennaio prossimo a Palazzo Valentini. La seconda, “I segreti di Elena”, sarà ospitata dal 10 gennaio a Lubjana – Slovenia, nei locali della prestigiosa Università.
“Tutto il resto di colpo si frantuma”
Antonietta Campilongo – opere recenti
Palazzo Valentini - Roma
“La finestra è aperta sulla città inquieta, vortici di auto tra reticoli umani.
Disegnano curve, linee, frecce; in direzioni multiple si perdono.
E, nel luogo che lasciano, restano, come nebbia, lievi tracciati”.
Antonietta Campilongo esce allo scoperto, in cerca di “istanti” si muove
in una metropoli convulsa, fissando sulle tele un campionario variegato
di umori e inquietudini, ritratti di uomini e donne.
I luoghi e i volti di queste avventure ci appaiono bloccati nel gesto, cristallizzati in un momento che ne assume il sapore.
E quindi piacere, dolore, rabbia, stemperate nel colore, ora grigi, ora neri, e toni distesi di viola e verdi profondi.
Sono frammenti di storie diverse, fotogrammi sospesi, oscillanti tra sogno e realtà; dal reportage urbano alle vicende internazionali; le luci acide di bus e metrò, di fiamme e disastri che lasciano segni indelebili sui corpi e nelle coscienze.
“Al di là della strada, sotto di me, in un silenzio irreale che congela ogni cosa, giace, come città sommersa, la discarica. Rottami di sistemi rotanti, lamiere rigate da tagli aguzzi e rugginosi, cumuli di plastica e pneumatici bruciati. E tra i sacchi di un grigio profondo, lo sguardo si blocca su sagome luminose. Due fanciulle con vestiti bianchi tra i rifiuti spenti; nel ventre della città morta albergano due anime vive. E tendono mani verso di me, si agitano urlando parole che non sento. Rimango così, sospeso e in bilico tra la luce e il buio. Tutto il resto, di colpo, si frantuma “.
Pier Maurizio Greco