_Mostra:_Media.comm. Divenire comunità oltre il mezzo: l'opera diffusa

24/gen/2004 13.11.23 Utente Non Registrato Contatta l'autore

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Media.comm(unity)/comm.medium

Divenire comunità oltre il mezzo: l’opera diffusa

Ideazione e cura di: Gabriele Perretta

Sede: MASEDU, Centro per l’Arte Contemporanea, Via Pascoli 16, Sassari

Inaugurazione: 28 febbraio, ore 18,30

Orario espositivo:

Info: 339.71.59.330 - 335.59.86.339 - 339.65.10.508, polilab2000@libero.it

Installazione: Artès et company

Organizzazione: Artès

Collaborazioni: Installart & Polilab2000

Mostra: Media.comm (unity)/comm.medium. Divenire comunità oltre il mezzo: l’opera diffusa

Comm the comm (aition.comm…): Tim Rollins and Kos, Information Fiction Publicité (IFP), Studio Azzurro, Limiteazero, Dormice, Quinta Parete, Mario Matto & c., Cast, GAHP, Futur Planet, Makrida, Elastic Group of Artistic Research, Fischerspooner, Wochen Klausur, EN AVANT COMME AVANT, Art in Ruins, Art in Space, Tessarollo Team, G.P. Mutoid, E.M.P.R.E.S.A., Giardini Pensili, Premiata Ditta, Ultrash

Polilab01 a cura di Anonima di-chì-si-lu-son: Jeffrey Isaac, Santolo de Luca, Adriano Nardi, Sergio Cascavilla, Claudio Spoletini, Chiara Demelio, Enrico T. De Paris;

Polilab02 a cura di Old Players Society: Ronald Victor Kastelic, Fabrizio Passarella, Antonella Mazzoni, Giorgio Lupattelli, Andrea Neri, Mario Volpi, Caterina Notte, Antonello Matarazzo;

Polilab03 a cura di Cristina Show: Servaas, Ingold Airlines, Banka di Oklahoma, Pier Luigi Pusole, Tecnotest, Bruno Zanichelli, Corrado Levi, Piero Gilardi;

Polilab04 a cura di M. Bertinetti & Co.: Alighiero Boetti, Silvje Fleury, Urs Luthi, Richard Long, Dennis Oppenheim, Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto;

Polilab05 a cura di Generic Art History and Promotion (GAHP):Tommaso Tozzi, Emilio Fantin, Daniela Cignini, Marco Moschini, Nello Teodori, Maurizio Cattelan;

Comm.noesis: Millepiani, Cyberzone, Collettivo 33, www.eadessovediamo.org/NCZ; Nickname: Baggi Representative, Partito del Tubo, Prof.dr.dr. Zagreus Bowery, Hamlet Rice, Coniglioviola, Bertinetti & Co.;

Newsgroup: Inguine.net (feat: manfred regen, gianluca costantini, maicol & mirko, marco antonini, giuseppe palumbo, migule brieva, paper resistance, kufia, joe sacco, alberto lavoratori, blu, sacco & vanzetti, mario bailone, firehouse, ale staffa, massimo semeraro, claudio parentela, deus irae, andrea accardi, james kochalka, maria pia cinque, arrington de dyonisio, julie doucet, enrico tomaselli, jessica angiulli, max andersson, vilma drk, chris lanier, mark merkeke, mimmo manes), nodo: www.thebrainbox.com, www.sueo.it, www.lavectoria.com, www.canefantasma.com, www.muridicarta.it;

Comm/on ground a cura di Ma0/emmeazero: A12, Cliostraat, Stalker, Peter Lang, Ian+, Nicole_fvr/2 a+p, Avanguardie Permanenti, Sciatto Produzie;

Kata_doxon.comm a cura di www.eadessovediamo.org - NetcriticalZine, nodo: Oginoknauss, ANTtelevision, MinimalTV, MosaicoTV, CameraBlu, Videor, PeccioliTV, TeleportoTV, DiscovolanteTV.

Questa mostra ha come idea centrale la convinzione che i soggetti che collaborano alla costruzione del materiale artistico hanno, ormai da tempo, assunto la tendenza a mescolare diverse esperienze e diverse identità, facendo circolare tutti i saperi, artistici e non, uno nell’altro. Da qui le comunità invisibili e le community esplicite; da qui la mente diffusa e la generalizzazione di qualsiasi applicazione estetica. Entro i manufatti, le visioni del mondo, dei luoghi e dello spazio, attraverso le immagini e la scrittura, gli stili, i generi, le architetture e le tendenze, le filosofie e gli oggetti, operano, si intrecciano e mutano continuamente significato, contesti e pretesti diversi. Le comunità divise (le comm. indivise) e le dispersioni a venire sono in accordo, ma più spesso in contrasto, le une con le altre: esse si vedono insieme e si sentono distanti, si vivono provvisorie e durature, interagiscono con loro stesse e con l’ambiente, il sapere, il senso comune e le emozioni. È come se le tracce di un lavoro, apparentemente individuale e totalmente filtrato dai rimbalzi dei media, declamassero: “the most migratory things in the world”.

In effetti, mentre da più parti si fa avanti l’ipotesi di un’eclissi delle forme di aggregazione e di una rinascita del sentimento del genio individualista e proprietario, si può dire che nessuna questione ritorna al centro del dibattito sul simbolico tanto quanto quello della community. Nel dissidio contemporaneo, quando si costruisce l’opera, la comm. non è una contesa da difendere ma un vuoto, un debito che ogni operatore ha nei confronti dell’altro. Ogni segno (o di-segno) artistico sembra ormai costituito da una potenza altrui, un’imprescindibile alterità di noi stessi.

A partire, dunque, da alcuni esempi chiave del lavoro delle art community internazionali, la mostra Media.comm… non vuole solo continuare a desacralizzare il concetto di opera, né quello di artista ma, criticando il famoso slogan di M. McLuhan il medium è il messaggio, vorrebbe dimostrare che il medium è la comunità e l’arte, dissolvendosi nella vita quotidiana, già ai tempi di Kurt Schwitters, aveva oramai superato il mezzo, scegliendo l’ambiente e la comunità non come un’effettualità, ma come un soggetto che spinge i moventi, le cause e gli impulsi a divenire. È la comunità stessa nella sua fattualità che non impone più un modello linguistico o il progetto di un’opera, ma “un’operatività diffusa”, che usa qualsiasi mezzo e realizza volontariamente un’opera disseminata, spesso mescolata tra gli strumenti e i messaggi della medialità che ormai brulicano nel sociale. In altri termini, qui la sostanza delle community è presa alla lettera, essa esprime una virtuale condivisione volontaria, una deliberata pratica di vita in comune, una “prestazione aperta” tra individui che instaurano delle relazioni reciproche, basate sulla mutualità di valori e sullo scambio di codici di accesso ad una rete infinita di cognizioni tecniche e non.

In questo concetto di collettività (in questo divenire community) rientrano tutte le espressioni artistiche e tutte vengono completamente azzerate ma anche, paradossalmente, potenziate: la pittura, la scultura, l’architettura, l’installazione, la fotografia, la musica, il cinema, il video, le televisione e la rete. Qui, ben presto si scopre che, ormai già da un bel pezzo, all’interno delle pratiche comunitarie la forma della non-opera ha preso il sopravvento, è considerata prioritaria. Ora, nella sua urgenza, anche il soggetto non appare centro (genio) assoluto dell’operatività artistica, ma l’altissima importanza dell’individuo e della sua identità stilistica è gestita all’interno di una partecipazione sparsa.

Ma questa esposizione, a partire da tali presupposti, cosa riesce a proporre al grande pubblico? Diciamo che essa offre la possibilità di ricostruire l’evoluzione dell’opera dei gruppi artistici degli ultimi anni. Si ritorna a riflettere sui temi dell’impresa collettiva per affidare a tali esperienze una funzione di monitoraggio sui mutamenti dello scenario artistico internazionale. Il rapido sviluppo tecnologico degli ultimi anni induce a imbattersi in nuovi problemi ed a sviluppare nuove strategie per affrontarli ed interpretarli. Che cosa è accaduto? Perché nelle odierne condizioni della comunicazione le identità si sono espanse? Perché la figura dell’autore ha mutato significato. Siamo in grado di scoprire la ragione di questo nuovo disagio, osservando l’ambiente e il gruppo sociale in cui lavora l’artista, perché se lo sfondo in cui l’autore agisce è in trasformazione, è in metamorfosi anche il suo ruolo. Possiamo capire l’arte del futuro se ci addentriamo in una nuova idea dell’autore. Gli esempi di artisti che circolano in comm.medium metteranno in guardia sui problemi che pone la nuova condizione artistica. Infatti, l’itinerario espositivo delle art.Comm. vuole fornire un utile raggruppamento delle questioni trattate e pone in evidenza i nuclei problematici della filosofia dei gruppi. Infatti, seguendo la mappatura disegnata dalle sezioni di tutta la mostra, i visitatori non solo potranno acquisire un’esperienza diretta della gamma crescente che l’estetica delle comunità rimanda, ma anche le suggestioni che interagiscono con essa.

Nei tempi delle comunità virtuali la diffusione e la distribuzione dell’arte cresce ogni giorno e si è trasformata in una pratica dilagante, ove tutti sono in grado di partecipare all’elaborazione di un’opera, di un manufatto, di una formattazione visiva. Di fronte alla composizione di essa non si prova più quel “sacro timore” che accompagna l’immagine del “genio”. Le comunità, con un’ironia ambiguamente nascosta da un’anonima autodefinizione, rimettono ancora una volta in discussione il senso dell’arte. Esse, contro ogni platonico timore, ci dicono che l’arte è dappertutto e gli autori sono in ogni luogo, in qualsiasi dimensione sociale. L’arte occidentale, per un destino beffardo, che le Comm (unity)… ci fanno ripercorrere nelle loro opere più importanti, è diventata lo specchio vuoto dei media. La sua sovranità si è dissolta, appare anonima nel momento in cui all’autore è stato sottratto il potere di individualizzare il suo segno. L’iter espositivo di Media.comm(unity)/comm.medium, insiste su di una storia delle comunità artistiche più recenti, composta tra l’Europa, l’America e l’Oriente, un divenire pittori, scultori, architetti, mass-mediologi, critici, turisti, misantropi, filosofi, curator trasformati, sotto lo strato di un nome collettivo, in nuovi artigiani dell’immaginario. Etichette ed emblemi, imprese ed anomie, manifestazioni collettive e montaggi, set ed occasioni di procedimento hanno contribuito a creare il tessuto artistico degli ultimi anni.

Di conseguenza, l’avvicendarsi dei gruppi, nei vari spazi del Masedu di Sassari, mette in relazione le successive generazioni con le singole personalità attive nelle diverse fasi della ricerca artistica contemporanea. Tutta la rassegna offre un panorama ampio ed articolato, sia dal punto di vista degli apporti stilistici che delle tematiche che caratterizzano l’arte comunitaria della nostra epoca. Il nostro tempo è stato definito l’era dell’intelligenza collettiva, ma all’intelligenza collettiva spesso si sovrappone, come se sussistessero tanti nickname, un divenire altra soggettività. Comm.medium… offre l’opportunità, a quanti sono interessati alle più recenti e fondate tendenze dell’arte, di farsi catturare dall’ambiente e dai medium che concorrono al gioco, sentirsi essi stessi medium, nonché proseguire negli effetti che questi segni artistici trasferiscono, spostano, trapiantano, dislocano sulla vita degli operatori anonimi. L’obiettivo è quello di sollecitare all’assimilazione, ovvero di penetrare, di interagire con l’universo dell’intelligenza generalizzata.

ELASTIC

Group of Artistic Research

www.elasticgroup.com

alexandro.ladaga@fastwebnet.it

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