scary world theory

15/mag/2008 22.10.00 SWT Contatta l'autore

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COMUNICATO STAMPA

Galleria Ugo Ferranti · via de’ Soldati 25/A Roma · +39 06 68802146 · www.galleriaferranti.it · ugo_ferranti@libero.it · mauriziofaraoni@libero.it

mostra: Lucia Leuci SCARY WORLD THEORY a cura di Maria Chiara Valacchi
inaugurazione: mercoledì 21 maggio 2008 ore 19,00
periodo: 21 maggio - 30 giugno 2008
orari: da martedì a sabato dalle 11,00 alle 13,00 e dalle 16,00 alle 20,00
visibile nei consueti orari di apertura della galleria e su www.lucialeuci.it/scaryworldtheory

Scary World Theory è il titolo della seconda mostra personale di Lucia Leuci che inaugurerà presso la Galleria Ugo Ferranti il prossimo 21 Maggio, a cura
di Maria Chiara Valacchi.
La Leuci, le cui immagini sono caratterizzate da molteplici territori espressivo-figurali, presenta una serie fotografica di grande formato associata ad una
raccolta di oltre cento diapositive, che raccontano il percorso intrapreso dall’artista nell’ultimo anno.
Lucia Leuci, si inserisce velata, nei luoghi dell’accumulazione; tra gli oggetti di scarto della società contemporanea, la sua figura celata dietro delle
maschere, si stempera tra gli elementi caoticamente disseminati. La sua presenza sembra essere assorbita negli spazi in cui si colloca o che attraversa,
come se questi fossero dei buchi neri in cui svanire. La solidità della figura umana dissolvendosi provoca nell’osservatore uno pseudo-spaesamento.
Gli autoscatti riferiscono il disagio di un essere in bilico tra l’esigenza di un’intima condivisione e la volontà di sottrazione; alludono in maniera
complementare alla difficoltà di comunicazione.
La sua pratica artistica ripensa il mondo a partire dal proprio vissuto personale, per elevarsi ad una condizione generale, ad una più ampia dimensione
esistenziale. La sua opera fotografica, al contempo realistica ed evanescente racconta storie di emarginazione, che si esplicano in luoghi non identitari
capaci di smaterializzare la fisicità e indurre all’allontanamento dal reale.


L’immagine si perde nello scuro della notte
Maria Chiara Valacchi

Sono dei non luoghi quelli che la fotografa Lucia Leuci cattura con la sua vecchia reflex. Prati anonimi, case diroccate dove l’accumulo disordinato di
oggetti crea scenari astratti. In una vasca piena di acqua sporca, galleggiano petali di fiori, come un sepolcro raccoglie il ricordo fatiscente di una bellezza
prematuramente svanita.
La meraviglia si scontra con un romantico declino.
Un centinaio di diapositive e una serie di foto narrano, per immagini, la storia, malinconica e spaventosa, di un essere irriconoscibile. Un personaggio
mitologico, appena visibile, tra il caos di velo nero e gli arti impazziti. Il volto scompare e appare in un vortice di movimenti incontrollati. La figura è
completamente mossa. La spirale di immagini sfocate crea una voragine dove il passato viene inghiottito, lasciando solo un flebile ricordo. É come un
buco nero, un intenso campo gravitazionale che attrae tutta l’energia vitale, annullando qualsiasi cosa. Non é immediatamente leggibile la figura che
svanisce nel paesaggio nitido. Da pochi dettagli, come una mano affusolata o piedi esili che calzano scarpe con i tacchi si percepisce l’immagine di
donna vestita di nero con la testa di mostro mitologico o di un animale arcaico. Si intravede, di tanto in tanto, il muso di una pecora nera. Un richiamo
fortemente simbolico alla condizione di quelle persone che sono fuori da un gruppo, fuori da un sistema e per questo vengono emarginate, cancellate.
Gli ovini neri, sono risparmiati alla tosatura, servono a poco dato che la loro lana non si colora. La donna impazzita dal volto animale, porta il fardello
dell’inutilità, si emargina volutamente, ritirandosi in paesaggi privi di senso. Decide di scomparire, ma lascia ugualmente traccia. É la teoria terrificante
del mondo.
Lucia Leuci fotografa l’invisibile inseguendo i fantasmi, il passaggio disordinato di luce e colore. É come se volesse bloccare l’anima delle persone,
ritrarre l’aurea che le circonda non interessandosi alla fisicità. L’immateriale assume così un’importanza privilegiata. Il nulla riesce, suo malgrado, a
diventare il protagonista di scatti pieni di mistero. La massa informe di carne e stoffa è l’elemento principale di una storia: quella di una donna, di una
fotografa, che riversa nelle foto tutta la paura e l’inquietudine di non appartenere ad un gruppo. Prende coscienza di se stessa mostrando la sua anima e
il passaggio flebile e irrequieto di un corpo evanescente. Mostra la sua diversità più profonda e riesce, così, a ergersi sopra gli altri. Diventa l’eccezione.
Una vera pecora nera.
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