comunicato stampa mostra Accademia di Romania

17/mar/2004 11.08.09 bartleby press Contatta l'autore

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COMUNICATO STAMPA

 

 

 

 

 

 

 

Si inaugura all’Accademia di Romania in Roma, in collaborazione con la galleria Art’s Events, la  mostra personale di Nicola Maria Martino che torna a Roma dopo la mostra personale del 1992.

 

L’artista presenta tre opere di cm 180×200, Jonica, Ormeggio ellenico e Per alti venti, quattro opere del ciclo Apeiron di cm 100×100-tutte realizzate tra il 2002 e il 2004-e una serie di opere di piccolo formato della serie dei Notturni e dei Modernissimi realizzate nella seconda metà degli anni ‘90.

 

La pittura di Nicola Maria Martino non è contemplativa. È musica, poesia, spiritualità. Ogni suo quadro ha un motivo ricorrente, una nenia subcosciente, che nella sua ripetitività e prevedibilità ci rasserena. I suoi rossi, gialli, blu vivono di una vibrazione autonoma, tanto da rendere il contenuto dell’opera estremamente mobile. C’è nella pittura solare di questo artista una continua germinazione del nostro presente, traslato in quel mondo che la fantasia trasforma a nostro uso e consumo, ma anche a nostra gioia e godimento.

 

L’animalità ipnotica di Beckett, il grumo linguistico adolescenziale e affollato di Joyce e, soprattutto, la matematica elaborazione dell’annientamento di Cioran potrebbero essere alcuni degli elementi che attraggono nell’opera di Martino: ma la sua forza espressiva è omerica e tra le righe che emergono c’è sempre quella della nostalgia (nostos: ritorno, algìa: dolore). Il dolore del ritorno: a volte impossibile, e a volte doloroso proprio perché si ritorna. In questo doppio fascino emotivo risiede furiosamente il disorientamento lirico di Martino, in cui non c’è la labilità metafisica del romanticismo, ma il delirio solitario che si converte spesso in una biliosità leggera e penetrante, ambivalente e contagiosa: una vera e propria deflorazione del senso comune, con irrorazione discorsiva annessa.

 

Accompagna la mostra una poesia di Vito Riviello, scritta per l’artista nel 1976.

 

 

 

 

DOVE: Accademia di Romania, Valle Giulia-P.zza José de San Martin 1  00197 Roma

            tel. 06/3201594-06/3208024, fax 06/3216964  e-mail: accadromania@tin.it

 

QUANDO: 20 Marzo-10 Aprile 2004 dal lunedì al venerdì ore 16.00-19.30

 

INAUGURAZIONE: Sabato 20 Marzo 2004 ore 19.00  ingresso libero

 

info: bartlebypress@virgilio.it

 

 

 

 

 

NOTA BIOGRAFICA

 

 

Nicola Maria Martino è nato a Lesina (Foggia) il 5 ottobre 1946. La sua formazione, all’Accademia di Belle Arti di Roma, si compie sotto l’influenza di Sante Monachesi, che gli trasmette il senso gioioso di un operare al di fuori degli schemi, atteggiamento che nel clima della contestazione sessantottesca si traduce anche in azioni polemiche e dissacranti contro gli esponenti dell’establishment artistico romano. Nei primi anni ‘70 attraversa una fase di ricerca concettuale; a meta decennio (con la personale Macondo allo Studio Soligo a Roma nel 1976, presentata da Cesare Vivaldi, seguita da Illusioni folli, Studio Soligo Roma 1978) Martino abbandona i procedimenti analitici e la smaterializzazione del concettualismo per tornare alla rappresentazione pittorica, ai pennelli e alla tela. Si muove così in anticipo su quello che diverrà poco dopo il dilagante fenomeno del ritorno alla pittura, con una serie di opere caratterizzate da un intreccio fra parola e immagine ricollegabile a una linea di pittura-scrittura che trova i suoi ascendenti in Twombly e Novelli. Nell’atmosfera congeniale degli anni ‘80 la sua attività espositiva comincia a farsi molto intensa con numerose personali e collettive.

La sua figurazione procede frattanto verso una sempre maggiore libertà fantastica ed evocativa: legate da una catena di associazioni analogiche (come indica anche lo stralunato lirismo dei titoli), si susseguono immagini festose, di trascinante gioia cromatica, la cui intonazione lirica nasce da un richiamo al mondo dell’infanzia; frammenti di visioni restituite dalla memoria, galleggianti in uno spazio fluido, ignaro d’ogni gerarchia. Nella serie delle Isole, dei Notturni e dei Blu, degli Aeroplani, un impulso alla rarefazione e alla riduzione si alterna a un moto opposto verso l’addensamento del tessuto iconico, secondo leggi  dettate unicamente dai flussi e riflussi dell’immaginazione. Leggi totalmente arbitrarie, come quelle del gioco: e la spinta ludica è infatti centrale nel lavoro di Martino, sorretto da uno spirito ironico e autoironico che si esprime anche nei sui esercizi poetici. La stessa logica e le stesse procedure presiedono alla poesia e alla ricerca pittorica: in quest’ultima le funzioni della parola poetica passano al frammento iconico.

È appunto lo spessore semantico segna la specificità della sua pittura rispetto alle esperienze neo-figurative degli anni ‘80, nelle quali l’immagine tendeva a darsi come puro significante, sballottato nel gioco senza fine delle citazioni e dei rimandi linguistici. Pur condividendo il rigetto della visione ideologizzante e totalizzante delle avanguardie, della loro tensione evoluzionistica verso il futuro, la rivalutazione del vissuto individuale - già negato e proscritto nel clima asettico e impersonale della stagione precedente -, la riscoperta del Museo e della grande tradizione della pittura, la tendenza al nomadismo, alla contaminazione e alla sovrapposizione stilistica, tipici del nuovo contesto operativo, l’artista si caratterizza rispetto ad esso per il recupero della linea vitalistica e comunicativa della prima avanguardia. Una genealogia squisitamente italiana, che da Licini risale al futurismo, e che si viene precisando ulteriormente nelle opere del ciclo Modernissimo realizzate alla fine degli anni ‘90: coloratissime geometrie racchiuse in tele di piccolo formato in cui si esplicita il legame di continuità che congiunge l’astrattismo secondo-futurista a quello dell’immediato dopoguerra.

Nella produzione più recente l’artista è tornato a realizzare opere di grande formato dove prende piede una serenità contenuta in grandi stesure di colore, sempre interrotte da incidenti poetici.

 

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