Personale di Dafne Tafuri alla galleria Embrice di Roma

Personale di Dafne Tafuri alla galleria Embrice di Roma Galleria Embrice - Roma, Via delle Sette Chiese, 78 - Tel. 06.64521396 - www.embrice.com una scultura. memorie di un grande marmo. committenza, progetto, esecuzione. e nuove configurazioni.

14/nov/2008 19.24.30 Galleria Embrice Contatta l'autore

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Galleria Embrice – Roma, Via delle Sette Chiese, 78 - Tel. 06.64521396 – www.embrice.com

 
 
una scultura. memorie di un grande marmo. committenza, progetto, esecuzione.
e nuove configurazioni.
 
A cura di Francesco Moschini
 
Inaugurazione: venerdì 21 novembre 2008, ore 18
 
Da venerdì 21 novembre 2008 – a mercoledì 3 dicembre 2008. Orario: 18 - 20, chiuso la domenica.
 
 
Si apre venerdì 21 novembre presso la galleria Embrice Arti e Mestiere una mostra di Dafne Tafuri.
 
Quarantenne, romana, protagonista di sconfinamenti tra i diversi campi della scultura della scenografia e dell’illustrazione, Dafne Tafuri propone in quest’occasione un doppio percorso, rivolto da un lato alla “memoria”: la storia di una grande opera in marmo, riletta nel suo iter creativo attraverso fotografie e documenti, e dall’altro alla possibilità di un nuovo operare con piccoli disegni e rarefatte incursioni nel suo privatissimo mondo. Insomma, I rapporti più armoniosi e i rapporti più dissonanti: dalla levigatezza e ieraticità del marmo (già collocato in una collezione privata nella cittadina di Taino, in provincia di Varese) ad aerei appunti fatti di alternanze tra veloci scorrimenti filiformi e più spessi grumi di colore rappreso, rigore geometrico e virtuosismi di forme in incubazione.
 
Senonché, sottolinea Francesco Moschini, quegli appunti “hanno il sapore di chiarimenti a se stessa piuttosto che il velleitario proposito di darsi come prefigurazioni di possibili opere” e il grande marmo, nei suoi due elementi incastonati tra loro, esprime una tensione, un vero e proprio corpo a corpo tra forma e materia, leggerezza e pesantezza, firmitas e precarietà, che è ricerca di una fisica interiorità.
 
A legare i due aspetti di questa esposizione che ha un sapore di laboratorio, una ricercata arcaicità e una appena stemperata primordialità. “Sono consapevole di una certa inattualità dell’opera,” scrive l’autrice. “Questa inattualità,” prosegue, “nasce ed è imprescindibile dall’indagine del nostro presente e nel presente deve essere verificata.” “Inattualità come unica condizione possibile verso l’altrove,” aggiunge Francesco Moschini, “rispetto al disordine, allo scompiglio urlato del presente.”
Costante tensione sembrano indicare le opere visibili in questa occasione espositiva nello spazio di Embrice. I rapporti più armoniosi – si accomunano così, nella poesia in prosa di Amelia Rosselli scelta da Dafne Tafuri per chiosare questo suo intervento espositivo, - alle piccole sgraffignature in quell’unico sicuro scialle.
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