PIZIARTE : Dario Arcidiacono

Scrive Sara Fontana: "Ecce clown" è il titolo dell'ultima serie di lavori di Dario Arcidiacono.

04/mag/2004 21.56.46 PiziArte Contatta l'autore

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Presso Piziarte,a cura di Manuela e Patrizia Cucinella,mostra Personale di
Dario Arcidiacono.
Scrive Sara Fontana:
"Ecce clown" è il titolo dell’ultima serie di lavori di Dario Arcidiacono.
Un repertorio di esseri mostruosi e pupazzi grotteschi, di paesaggi lunari e
architetture visionarie, ibridati in una fiction interminabile. Sono
acrilici su stampa fotomeccanica, in cui al formato standard quadrato (cm 50
x 50) finora privilegiato si vanno aggiungendo pezzi di formato rettangolare
(cm 70 x 50).
Nato a Catania nel 1967, da tempo residente a Milano, Arcidiacono ha
esordito nel 1995 con il gruppo degli “Ultrapop”, con cui ha lavorato fino
all’aprile di quest’anno. Un sodalizio a quattro che per molti anni si è
presentato compatto e affiatato, pur nella forte autonomia di ogni artista
Negli anni ’90, quando l’ambiente culturale italiano è stato attraversato
dalla ventata americana del pulp, anche gli “Ultrapop” hanno lasciato il
loro segno, rendendosi riconoscibili sulla scena artistica italiana con uno
stile e una ricerca giocati nel raggio delle subculture giovanili: un
linguaggio nutrito di manga, cartoon, graffiti e videogiochi, parodiato per
raccontare la disumanità e l’inquietudine contemporanee. Di questa ricerca
Arcidiacono è stato un rappresentante appassionato e generoso. In
particolare ha esplorato l’iconografia fantascientifica angosciata degli
anni ’50 (la guerra fredda, il disastro post-atomico, la minaccia rossa
sotto il velo della minaccia spaziale) e l’ha integrata con le più recenti
aspirazioni ambientaliste, anticonsumiste e no global proprie delle nuove
generazioni. Spinto da un entusiasmo ancora sincero, ha attinto a un vasto
retroterra iconografico personale costituito dalla storia dell’arte, dalla
letteratura e dal cinema di fantascienza, oltre che naturalmente dal fumetto
e dall’illustrazione.
Nella scelta dei soggetti gli insistiti e generici omaggi al fanta-horror e
allo splatter hanno lasciato gradualmente spazio a precise denunce del
reality-horror di una cronaca sempre più inquietante. Dalla morte di Lady
Diana alla tragedia dell’11 settembre, gli eventi di più ampia risonanza
mediatica si infiltrano anche nella serie Ecce clown. Non prima di aver
attraversato miriadi di siti web che ne hanno moltiplicato le immagini e ne
hanno estratto una quantità di storie e leggende cervellotiche e
stravaganti. Con il risultato di potenziare il lato oscuro di eventi già di
per sé inspiegabili e di alimentare una curiosità morbosa. Arcidiacono
coglie le immagini di un mondo inconsapevolmente sull’orlo della guerra e
della distruzione e le traduce in disegni, dapprima impulsivamente e quindi
sempre più ponderatamente. La sua volontà è che queste immagini tragicomiche
appaiano come allegorie: l’inconsapevolezza con cui si giustificano tutti
gli orrori non può che essere un abbaglio collettivo, un incubo ad occhi
aperti. Pur riversando nei suoi dipinti molti rimandi ai “classici”, in
questo caso al segno delle antiche incisioni, l’artista lascia spazio ad
ampie campiture di colori piatti.
Così il nero incisivo dei contorni e quello fitto e tratteggiato delle ombre
attenuano l’immediatezza chiassosa di rossi, gialli e blu o la presenza mai
trascurabile del bianco. Per Arcidiacono il colore è un marchio preciso: al
di là di una scelta in apparenza semplicistica, il suo utilizzo non è mai
casuale ma è il risultato di letture e riflessioni sull’argomento. Ogni
colore racconta una storia attraverso un proprio significato simbolico.
Rosso e bianco, che rappresentano il tradizionale segnale di pericolo nel
panorama urbano, si trasformano provocatoriamente nelle strisce dei
pantaloni di un clown o degli arti di un goffo centauro oppure in un vago
richiamo alla bandiera americana. E ogni colore diviene infine l’espressione
più autentica dello
stato d’animo dell’artista. Uno stato d’animo che dalla serena e impassibile
spensieratezza è trascorso a una visione più cupa e partecipe e,
soprattutto, alla sensazione del riaffermarsi di ideologie di violenza e
sopraffazione nel panorama politico.

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