Radical & Critical

24/giu/2002 16.21.49 Utente Non Registrato Contatta l'autore

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Radical &Critical
a cura di Bartolomeo Pietromarchi


inaugurazione mercoledì 19 giugno 2002 - ore 19.00


Fondazione Adriano Olivetti
Sala Roberto Olivetti
Via G. Zanardelli, 34
00186 Roma
http://www.fondazioneadrianolivetti.it


artisti invitati
Marco Boggio Sella, Claude Closky, Martin Creed,
Elmgreen & Dragset, Piero Golia, Henrik Olesen, Cesare Pietroiusti

windows project
Joseph Kosuth

Esiste ancora una necessità e un'attualità per un'arte che riflette su se stessa, sul proprio linguaggio e sul contesto espositivo con un atteggiamento radicale e critico? I tempi dell'arte concettuale sembrano irrimediabilmente lontani. Oggi l'arte si caratterizza per un riavvicinamento ad un concetto di funzione attraverso una pratica di appropriazione di linguaggi estranei al suo contesto e a diretti riferimenti al reale. In questa prospettiva è possibile rintracciare nell'ultima generazione artistica una 'linea' che fa diretto riferimento all'arte concettuale e ne utilizza gli strumenti. I giovani artisti tornano a riflettere sul linguaggio dell'arte e sulle sue implicazioni, sui meccanismi e i processi tra artista, opera e spettatore, sul contesto espositivo e i suoi valori simbolici, ma lo fanno con un atteggiamento di fondo diverso, che vede tale riflessione condotta non in termini tautologici ma in diretto riferimento al reale e investita spesso di un valore sociale e politico.

Come scrive Joseph Kosuth nel testo che accompagna il suo progetto per la mostra, i suoi lavori della metà degli anni '60 permettevano un doppio livello di lettura - analitico e tautologico -dell'opera d'arte che riflette su se stessa e sulla natura del linguaggio, in rapporto alla cultura stessa. Tale visione si collocava nell'ambito di una riflessione tutta interna al linguaggio, al di fuori della quale, secondo una prospettiva wittgenstaniana del mondo e dell'esperienza, non è pensabile la società stessa.

Diversamente, l'arte di oggi non propone una riflessione organica e unitaria, non ricerca un modello o una struttura generale, ma parte da premesse che fanno riferimento al particolare, al contesto specifico, all'episodio. Allora più che una riflessione su come funziona l'arte, ci si interroga su come l'arte possa funzionare nel rapporto con il reale inteso nella sua contingenza e non nel suo valore assoluto. Tale attitudine, che è stata in parte definita da Nicolas Bourriaud con il termine di 'estetica relazionale', presuppone una relazione dell'opera con qualcos'altro (che sia il reale o le relazioni umane): un'opera non è completa se il processo di relazione non si compie sino in fondo. Il valore dell'opera d'arte passa necessariamente attraverso la contingenza di una relazione che non è prevedibile o indirizzabile dall'autore se non nella sua fase iniziale. Anche quando il riferimento è interno alla struttura dell'opera stessa, tale riferimento è sempre al di fuori del processo tautologico e speculativo. Su questa base si sviluppa la poetica dell'artista di oggi, disincantata e aperta alla complessità e alla differenza, allo scarto, un'arte che non definisce, non polemizza, non asserisce. Si muove leggera su codici linguistici ormai ben conosciuti e, in un gioco di scomposizione e ricomposizione, ne elabora significati inediti .

In Six Parts, Re-Located, l installazione presentata nelle vetrine della Fondazione, Joseph Kosuth, partendo dai lavori tautologici degli anni '60, ri-contestualizza l'opera in funzione di questa prospettiva: 'Quest'opera parla di se stessa, certo, ma il contesto specifico modifica il senso che i precedenti lavori tautologici generavano'. La tautologia esce dalla sua autoreferenzialità per 'ri-contestualizzarsi' e generare nuovi significati. Contesto che, in questo caso, non vuol dire solo luogo, ma anche il rapporto/confronto della sua opera con quelle degli artisti in mostra, in dialettica contrapposizione o dialogo.

Attraverso un atteggiamento critico e radicale che utilizza spesso lo strumento dell'ironia o dello spiazzamento linguistico e percettivo, o il 'detournement' semantico, la riflessione si concentra sulle strutture e sui processi di potere che codificano i linguaggi cristallizzandone i significati e indirizzandone l'interpretazione. Nell'opera di Henrik Olesen la riflessione sul genere e l'omosessualità vede l'espressione costretta in uno spazio marginale dalle istituzioni, dalla legge, dall'informazione e dalla stessa storia dell'arte, in una limitazione alla libertà di espressione sistematicamente perpetrata attraverso l'emarginazione.

In Vito Acconci Teaching about Gender, le foto di documentazione della performance di Acconci Adaptation Studies sono riprese da Olesen intervenendo con frasi scritte a penna che ruotano attorno a questi temi: WHAT IS AUTHORITY?, HISTORY IS STRAIGHT. VITO ACCONCI IS STRAIGHT.

In tale direzione si muovono anche Elmgreen & Dragset che attraverso la serie di opere dal titolo Powerless Structures riflettono sull'idea moderna di spazio espositivo capovolgendone e mettendone in discussione le regole. L'opera in mostra, Birthday, una sedia a rotelle a cui è attaccato un palloncino, esprime una riflessione sulle strutture e le convenzioni sociali, sui temi dell'esclusione e dell'emarginazione che vengono messi in luce da un ready-made sottile, allo stesso tempo poetico e amaro. Uno stato a cui solo l'arte può dare una risposta attraverso la tensione verso un altrove che rimane comunque legato ad un reale concreto e riconoscibile.

Sul contesto espositivo e sulle sue implicazioni riflettono anche le opere di Cesare Pietroiusti e di Martin Creed. In Quello che trovo Cesare Pietroiusti si chiude nello spazio espositivo per alcune ore descrivendo e registrando tutto ciò che riesce a vedere nello spazio vuoto intorno a sé. L'installazione finale è composta da varie fonti audio che riproducono la voce dell'artista nascoste in vari punti di quello stesso spazio. La dimensione spaziale è qui sottolineata da un processo temporale che utilizza il mezzo espressivo della narrazione per instaurare con lo spettatore una relazione ad un livello intimo (il tono della voce dell'artista è pressoché sottovoce), come in una confessione. L opera esplora il processo psicologico che lo spazio espositivo, in quanto luogo generatore di valore e di artisticità, induce nello spettatore; ma è anche un indagine sull'uso della narrazione descrittiva, concepita come dimensione contingente, in cui elementi del tutto casuali possono alimentare una interpretazione diversa di una percezione codificata.

In Untitled n°159 di Martin Creed un foglio bianco di dimensione A4 è posto al centro di una parete bianca, lunga sette metri. Sul bordo superiore sinistro del foglio una scritta che recita "Something in the center of the wall". La disarmante semplicità del gesto artistico di Martin Creed ruota anch'essa attorno al valore simbolico dello spazio espositivo e dell'opera d'arte. Attraverso l'ironia e lo spiazzamento, l'artista fa leva sull'aspettativa dello spettatore all'interno di un luogo deputato per convenzione alla presentazione dell'opera d'arte. Anche in questo caso se lo strumento che l'artista utilizza è quello della pura tautologia (nella più classica tradizione dell'arte concettuale) il suo intento non è finalizzato alla riflessione sull'opera nella sua dimensione linguistica. Attraverso una strategia sistematica di critica e di messa in discussione delle convenzioni alla base del valore dell opera d arte e della loro necessità attuale (tutti i titoli delle opere di Creed sono numerati progressivamente) l intervento dell artista rimanda alla dimensione sociale dell'opera e alla sua funzionalità, critica questa senz altro più efficace in quanto realizzata attraverso gli strumenti messi a disposizione dal contesto specifico dell arte.

Prendendo le distanze dalle pratiche di spettacolarizzazione visiva proprie di molta arte contemporanea, la riflessione verte anche sul valore simbolico dell'immagine attraverso processi di svuotamento semantico e sovvertimento linguistico e visivo. Nell'installazione-video Yiyi Claude Closky esplora le combinazioni casuali prodotte da un meccanismo informatico che combina quattro lettere in apparenti possibilità linguistiche. Closky si infiltra come un virus informatico nel territorio dei legami tra linguistica e comunicazione di massa, attraverso un procedimento sistematico per creare cortocircuiti di significati che rimandano ad altre possibilità semantiche.

With love... di Piero Golia è una semplice cartolina di saluti con scritto "with love", ingigantita e appesantita fuori misura: la cartolina è infatti una lastra di marmo di cm. 260 x 150 x 10 di spessore con incise le scritte. Golia si muove con leggerezza e precisione fra diversi fattori della codificazione del sistema dell'arte forzandone i limiti entro i quali si attesta la convenzione sociale. L'opera in mostra si concentra sull'identità dell'artista, sul valore dell'opera, sull'aspettativa del pubblico e sulla relazione che l'artista può instaurare attraverso l'opera. Un oggetto senza valore come una cartolina è trasformato in oggetto prezioso, la sua trasmissione da personale diviene generale (la cartolina non viene spedita ad un singolo destinatario, ma è idealmente indirizzata a tutti), instaurando allo stesso tempo una relazione personale con il pubblico.

Su tale registro si muove anche l'opera di Marco Boggio Sella Senza titolo (Giustizia), composta da centoquaranta punte affilate di legno lunghe 25 cm. che fuoriescono in file regolari da un pannello di tre metri per due. Se il riferimento formale dell opera riporta all'arte minimalista, il suo carattere di aggressività e pericolosità la distingue da quella matrice. In questo caso l'opera 'tiene a distanza' lo spettatore, lo allontana e nel titolo dichiara la sua intenzione. Il riferimento alla 'giustizia' riporta l'opera fuori dalla sua autoreferenzialità, aprendone l'interpretazione a fattori esterni che vanno dal rapporto opera/pubblico, a quello di opera/funzione.

Radical & Critical lega due tipologie di atteggiamento con una 'e' commerciale che ne sottolinea l'interscambiabilità e la compresenza in una accezione in cui sono assenti valori ideologici o assunti programmatici. Sottolinea una libertà conquistata e il superamento di un atteggiamento che sino ad oggi, nel campo dell'arte, si portava dietro un carico di significati e implicazioni troppo densi, per poterne liberamente ripercorrere alcuni sentieri interrotti. Ma soprattutto ciò che lega il lavoro di tutti gli artisti della mostra è la convinzione e l'affermazione che l'arte torna oggi più che in passato ad essere un elemento cruciale delle diverse forze che compongono una società, ritagliandosi un ruolo che sino ad oggi è stato sempre marginalizzato. Nell'affermare la sua centralità, la sua necessità nelle dinamiche sempre più complesse della società contemporanea
, l arte offre una via d'uscita, o più semplicemente dei suggerimenti per immaginare strade possibili da percorrere per uscire dall'impasse della crisi delle società. In questo caso il riferimento al reale, altro elemento distintivo degli artisti della mostra, passa attraverso opere che tornano ad affermare la peculiarità del linguaggio artistico nella sua più pura autonomia.

 

testo critico di Bartolomeo Pietromarchi

La mostra rimarrà aperta fino a venerdì 12 luglio 2002
tutti i giorni - esclusi festivi - dalle 10.00 alle 18.00 (orario continuato)
ingresso libero
info 06 6877054
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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