COMPLESSO DEL VITTORIANO "GLI ESPRESSIONISTI 1905-1920" - 5 OTTOBRE - 2 FEBBRAIO

29/giu/2002 01.20.55 Utente Non Registrato Contatta l'autore

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Gli espressionisti. 1905-1920

Roma - Complesso del Vittoriano
5 ottobre 2002 - 2 febbraio 2003

(SONO DISPONIBILI IMMAGINI IN FORMATO JPG)


COMUNICATO STAMPA

"Gli espressionisti. 1905-1920": Roma accoglie una grande rassegna
sull'arte espressionista che
abbraccia l'ampio periodo dal 1905 al 1920 presentando al visitatore e allo
studioso opere che vanno
dalla pittura alla xilografia, dalla litografia all'incisione, dalla
tempera alla scultura.
Dal 5 ottobre 2002 al 2 febbraio 2003 il Complesso del Vittoriano ospiterà
una mostra ricca delle
creazioni di artisti espressionisti provenienti dai più importanti musei
internazionali e raramente
esposte in Italia. Una sezione del tutto originale verrà dedicata alla poco
nota scultura
espressionista.

La mostra, che nasce Sotto l'Alto Patronato del Presidente della
Repubblica, è promossa dal Comune
di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali unitamente all'Assessorato
alle Politiche Educative e
Scolastiche, Assessorato alla Comunicazione, e dalla Fondazione Antonio
Mazzotta, in collaborazione
con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Provincia di Roma -
Presidenza della Giunta,
Assessorato alla Cultura e alle Politiche Giovanili, la Regione Lazio -
Presidenza della Giunta,
Assessorato Cultura, Spettacolo, Sport e Turismo -, e l'APT di Roma.
"Gli espressionisti. 1905-1920" è curata da Magdalena Müller, Direttrice
del Museo Brücke di Berlino
e Claudio Strinati, Soprintendente per il Polo Museale di Roma. La mostra
si avvale di un Comitato
Scientifico composto da esperti di fama internazionale: Tayfun Belgin,
Conservatore Capo Museum Am
Ostwall di Dortmund, Helmut Friedel, Direttore Städtische Galerie im
Lenbachhaus di Monaco di
Baviera, Ewald Rathke, Storico dell'arte. La rassegna è organizzata e
prodotta da Comunicare
Organizzando di Alessandro Nicosia.

L'espressionismo
"L'occhio dell'impressionista sente soltanto, non parla; accoglie la
domanda, non risponde. Non ha
bocca; è incapace di parlare del mondo, di esprimere la legge del mondo. Ed
ecco l'espressionista
riaprire all'uomo la bocca: fin troppo ha ascoltato tacendo, l'uomo: ora
vuole che lo spirito
risponda". (H. Bahr, 1906). L'espressionismo, dunque, nasce su di una base
di protesta e di critica
perché neppure il positivismo e l'impressionismo erano riusciti a trovare
la risposta alle
contraddizioni, alla crisi che covava nella società europea. Largo
movimento dalle mille
sfaccettature che difficilmente si può racchiudere in una definizione,
l'espressionismo coinvolge la
letteratura, la musica, il teatro, le arti figurative, la scenografia;
l'humus più favorevole al suo
svilupparsi risulta quello della tradizione tedesca che aveva prodotto il
romanticismo dello Sturm
und Drang. "L'artista espressionista non guarda: vede; non racconta: vive;
non riproduce: ricrea;
non trova: cerca". Così, a proposito dell'espressionismo in poesia Kasimir
Edschmid nel 1917: se per
l'artista naturalista ed impressionista la realtà rimane qualcosa da
osservare dall'esterno, per
l'espressionista invece è qualcosa in cui calarsi, in cui vivere
dall'interno. "Chiamiamo a raccolta
la gioventù, vogliamo conquistarci libertà d'azione e di vita. Accogliamo
tutti coloro che
riproducono il loro impulso creativo". Le parole del 1913 di Kirchner ben
sottolineano l'importanza
dell'immediatezza espressiva e dell'istinto quasi violento e primordiale
nella creazione di un'opera
che si oppone all'arte ufficiale. E "il mezzo della pittura è il colore,
come fondo e linea"
(Kirchner, 1913). Nel 1905 nasce così il gruppo Die Brücke (Il Ponte) al
cui primissimo nucleo
formato da Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel, Karl Schmidt-Rottluff,
Fritz Bleyl, si unisce Emil
Nolde, Max Pechstein, Otto Müller. Nel 1911 si trasferiscono tutti da
Dresda a Berlino dove,
continuando a "tradurre" la forma in colore, dopo aver trovato i loro temi
in una sorta di
condizione "naturale" dell'uomo, affrontano contenuti legati alla realtà
urbana e politica. Nel 1913
Die Brücke si scioglie e i singoli membri continuano a lavorare
autonomamente. Intanto, nel 1911,
Wassily Kandinsky e Franz Marc fondano Der Blaue Reiter (Il Cavaliere
Azzurro) che, pur partendo
dalla medesima opposizione all'impressionismo, al positivismo e alla
società del tempo che
caratterizza Il Ponte, non cerca un contatto fisiologico con il primordiale
quanto, piuttosto, un
modo di cogliere l'essenza spirituale della realtà che avrebbe poi condotto
ad un astrattismo lirico
ed espressivo. Dopo le ferite laceranti della prima guerra mondiale, George
Grosz, Otto Dix e Max
Beckmann esasperano dell'espressionismo il realismo drammatico, creando
opere di satira e di
denuncia negli anni che precedono l'avvento del nazismo.

La mostra
L'esposizione "Gli espressionisti. 1905-1920" consente, proprio per
l'ampiezza del periodo
analizzato, l'individuazione degli elementi di continuità - pur nelle
diverse modalità espressive -
che permangono nell'arte espressionista dal 1905 ad una datazione avanzata:
l'espressionismo,
infatti, è quasi uno stato d'animo, un modo di "aggredire" la vita e la
realtà che precorre tante
manifestazioni dell'arte moderna caratteristiche anche del secondo dopo
guerra. Le circa
centocinquanta opere esposte provenienti in massima parte da Enti museali
pubblici, documentano come
i momenti nodali dell'arte espressionista abbiano trovato forma negli oli,
nelle tempere, negli
acquarelli, nelle sculture, nella grafica - dalla xilografia, alla
litografia, all'incisione -. Tra
i tanti musei prestatori: il Brücke-Museum e la Neue Nationalgalerie di
Berlino, la Staatliche
Galerie Moritzburg di Halle, il Wilhelm Lehmbruck Museum di Duisburg, il
Museum am Ostwall di
Dortmund, il Museo Pushkin di Mosca, l'Art Focus di Zurigo, il Museum of
Art di Tel Aviv. Altro
aspetto originale della mostra, è costituito dalla presenza di sculture
raramente esposte e poco
note di artisti come Kirchner, Heckel, Schmidt-Rottluff, Marc, Macke, di
pittori che hanno voluto
trovare nell'intaglio o nella fusione le stesse caratteristiche espressive
che ricercavano con la
pennellata ed il colore. La presenza di queste sculture arricchisce così di
nuove sfaccettature la
già complessa trama degli elementi figurativi. La predilezione per le
figure allungate, l'asciutta
plastica di Lehmbruck si contrappone alla massiccia corporeità delle
creazioni di Barlach ma
entrambi i moduli espressivi si inseriscono nella temperie creativa
espressionista.
"Uno degli scopi della Brücke è di attirare a sé tutti gli elementi
rivoluzionari e in fermento, e
questo lo dice il nome stesso: ponte". Le parole della lettera con cui il
gruppo nato nel 1905 a
Dresda invita Nolde a farne parte, sono indicative del significato
racchiuso in questa simbolica
denominazione. "Il mondo c'è già, non avrebbe senso farne una replica: il
compito principale
dell'artista consiste nell'indagarne i moti più profondi e il significato
fondamentale, e nel
ricrearlo" (K. Edschmid, 1917). Ecco dunque che la mostra "Gli
espressionisti. 1905-1920" propone le
tele di Kirchner, caratterizzate da colori stridenti, da un antinaturalismo
violento e, dopo il
1911, le immagini urbane delle vie, dei ponti, dei caffè viste attraverso
la lente deformante di una
accesa polemica sociale; alcuni esempi dell'opera di Schmidt-Rottluff,
orientata verso un sintetismo
spigoloso e un'accentuata monumentalità; gli oli di Heckel, dal segno
aggressivo e la linea
spezzata, e di Pechstein, caratterizzati da un espressionismo mediato dalla
contemporanea cultura
figurativa francese; le opere di Müller, dalla vena malinconica nelle scene
di vita zingaresca, nei
magri nudi femminili e nei paesaggi quasi sospesi in una dimensione di
leggenda; le creazioni di
Nolde, dai colori stesi con larghe pennellate e accostati con effetti
drammaticamente dissonanti.
Accanto alla pittura, la mostra romana offre esempi della produzione
grafica espressionista che, dal
punto di vista formale, esaspera il segno, lo drammatizza. Come scrive
Kirchner nel 1913, "la
xilografia valorizza al massimo l'elemento lineare grazie alla sua grande
semplificazione (…), la
litografia rende il disegno nel modo più diretto (…), nell'incisione su
metallo l'eleganza del segno
viene messa in luce, nel miglior modo, sul metallo lucido".
Nel 1911 il nome de Il Cavaliere azzurro nasce dall'incontro naturale della
passione di Kandinsky
per l'immagine fiabesca dei cavalieri, dall'inclinazione estetica che Marc
ha verso la bellezza dei
cavalli e dal comune amore per il colore azzurro, così poetico e quasi
tonalità dell'animo, dello
spirito. Insieme, tra gli altri, a Macke e Klee, questi artisti si
propongono, seguendo poi strade
figurative differenti, di far vibrare attraverso la pittura la segreta
essenza dell'anima agendo su
di essa con la misteriosa forza del colore sciolto dai legacci della
figurazione naturalistica. "Gli
espressionisti. 1905-1920" permette di ammirare il passaggio nella
produzione di Kandinsky da una
figurazione in cui si mescola il richiamo popolare, la stilizzazione art
nouveau, l'insegnamento
fauve fino ad un'astrazione dalla radice lirico-simbolista. E poi Marc,
nelle cui tele campeggiano
piani di colore trasparenti, spazi magici dalle luci incantate in cui
animali incarnano la forza
vitale partecipe del flusso naturale; e poi Klee, che nel 1914 in un
viaggio in Tunisia scopre il
colore che pervade combinazioni quasi matematiche di segni, di superfici
ordinate secondo strutture
astratte accompagnate a sottili segni grafici. Nello stesso viaggio August
Macke, che trascrive il
reale in una visione lirica ed incantata, arricchisce la sua pittura
dell'esperienza della luce
mediterranea.
Parallelamente a Il Ponte e Il Cavaliere Azzurro emergono artisti come
Christian Rohlfs, nella cui
opera paesaggi, architetture, nature morte sono caratterizzati da un
espressionismo lirico, Ludwig
Meidner, nelle cui tele un allucinato dinamismo definisce città in fiamme o
sconvolte da terremoti,
e Paula Modersohn-Becker, morta a soli trentun anni, in cui una pittura di
gusto arcaizzante e
potente si intride di espressività stilistica e senso di partecipazione
umana.
La prima guerra mondiale conduce a riflettere sulla forza di un'arte
radicata proprio in quella
realtà drammatica e contraddittoria: dall'interno dell'espressionismo
prende corpo un nuovo
espressionismo-realistico. Ne sono un esempio le opere di Grosz, che
suscitano scandalo negli
ambienti borghesi dell'epoca per l'intenzionale volgarità dei soggetti
trattati - prostitute,
ubriachi, assassini, militari in atteggiamenti sconci -, inquietanti armi
di denuncia del
militarismo e della borghesia della Germania prenazista, e le opere di Dix,
tese a riflettere
l'asprezza della realtà contemporanea e gli orrori della guerra.
Ormai, come afferma Magdalena Müller, "l'espressionismo diventa forza
rivoluzionaria mentre vive la
sua ultima fase stilistica. Non si combatte più con forma e colore, come
facevano i primi
espressionisti, ed il contenuto diviene protagonista dell'opera".


Sponsor ad oggi definiti: VODAFONE OMNITEL / ALITALIA

Collaboratori ufficiali ad oggi definiti: Maggiore, Dimensione Suono Due,
Hotel Eden, Radiotaxi
3570, Progress Insurance Broker

Catalogo: Edizioni Gabriele Mazzotta


Organizzazione e realizzazione: Comunicare Organizzando
Orario: dal lunedì al giovedì 9.30 -19.30; venerdì e sabato 9.30 - 23.30;
domenica 9.30 - 20.30
Costo del biglietto: € 8.50 intero; € 6.00 ridotto
Per informazioni: tel. 06/6780664
Ufficio Stampa: Novella Mirri, tel. 06/3297708; fax 06/3297703; cell.
335/6077971
e-mail: novellamirri@iol.it


Roma, 28 giugno 2002

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