all'Archivio di Stato il Fondo Miniussi

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10/gen/2009 18.30.18 Comitato Trieste Contemporanea Contatta l'autore

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Comunicato stampa

con gentile preghiera di diffusione

 

 

 

TRIESTE CONTEMPORANEA AFFIDA IL FONDO SERGIO MINIUSSI ALL’ARCHIVIO DI STATO DI TRIESTE.

L’archivio dello scrittore è bene di interesse storico.

 

 

Sergio Miniussi con Carlo Levi ad Aliano nel 1974, dove Levi era al confino nel ’35.

 

 

 

Il Fondo documentario Sergio Miniussi, a seguito della dichiarazione di interesse storico da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, avvenuta nel giugno 2008, è stato consegnato in questi giorni all’Archivio di Stato di Trieste dal Comitato Trieste Contemporanea, d’accordo con la vedova dello scrittore Elisabetta Messina Miniussi.

 

Il Comitato triestino, dopo la scomparsa dell’intellettuale originario di Monfalcone ha custodito il Fondo Miniussi, lo ha inventariato e ha già offerto in questi anni più di un’occasione di studio dei suoi materiali inediti agli specialisti dalle quali sono derivati lavori di ricerca e tesi di laurea. Ora la donazione metterà a disposizione di ogni studioso le carte che testimoniano l’intensa vita letteraria del Miniussi.

Il Soprintendente archivistico per il Friuli Venezia Giulia, Pierpaolo Dorsi, ha definito il Fondo come “la preziosa testimonianza della multiforme attività di un intellettuale che fu poeta, scrittore, traduttore, drammaturgo, scenografo oltreché giornalista e regista RAI, partecipe attento e mediatore della cultura francese del suo tempo, a stretto contatto con altri intellettuali, italiani e non, di respiro europeo”. La donazione viene recepita con grande soddisfazione dall’Archivio di Trieste che già conserva importanti fondi di interesse letterario come l’archivio Scipio Slataper.

Il Comitato Trieste Contemporanea nel corso degli ultimi anni ha densamente promosso la conoscenza dell’opera dello scrittore e ha realizzato importanti iniziative: una serie di attività espositive ed editoriali che nel 2002 si sono concretizzate tra l’altro nella ripubblicazione della prima raccolta di poesia di Sergio Miniussi “La gioia è dura” (già edita nel 1958 da Anita Pittoni nella collana Lo Zibaldone di Trieste) e che nel 2007 hanno visto discutere e aggiornare la lettura storico-critica dell’opera di Miniussi Marina Beer (Università di Roma La Sapienza), Elvio Guagnini (Università di Trieste), Pietro Marchesani (Università di Genova) e Elisabetta Messina Miniussi nel convegno monfalconese intitolato “Ch’abbia una voce questa timidezza”. In quell’occasione il Comune di Monfalcone, che ha collaborato all’evento, ha dedicato al poeta una targa commemorativa posta sulla casa natale, in Corso del Popolo.

Il fondo che sarà prossimamente a disposizione degli studiosi e dei ricercatori presso l’Archivio di Stato di Trieste, consiste in circa 1850 documenti che comprendono inediti, manoscritti provenienti dall’abitazione romana dell’autore, disegni, fotografie, lettere, tra cui un’importante corrispondenza con Umberto Saba e con i maggiori intellettuali italiani e francesi del tempo.

 

Sergio Miniussi è nato a Monfalcone nel 1932 da padre triestino e madre scozzese, figlia di un ingegnere navale di Dundee chiamato dai Cosulich a lavorare presso i cantieri navali della città. Intellettuale europeo a tutto tondo, trascorre l’infanzia tra Trieste e Monfalcone. Già da adolescente comincia a scrivere i primi racconti e le prime poesie. In seguito frequenta la Sorbona dove si laurea in letteratura comparata. A Parigi vive per cinque anni, diventa assiduo frequentatore di Leonor Fini, incontra Albert Camus, Yves Montand e vive l’esperienza esistenzialista. A Trieste è amico di Anita Pittoni e di Umberto Saba – di cui condivide il mondo poetico al punto che viene da molti ritenuto il suo erede spirituale – e inizia la sua intensa carriera giornalistica. E’ giornalista de Il Piccolo, Terza Pagina, Il Giorno e Ritratto d’Autori, autore radiofonico di Radio Trieste e infine regista RAI prima a Milano e poi a Roma. E’ autore di teatro e raffinato traduttore per la Mondadori ed Einaudi (merita citare almeno il “Ferdidurke” di Witold Gombrowicz del 1960), critico artistico e letterario. Muore a Roma nel 1991.

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