Foot on Canvas da Purp

Foot on Canvas da Purp Venerdì 3 aprile 2009 ore 19:30 si inaugura "FOOT ON CANVAS", la personale di ALESSANDRO COCCHIA c/o "PURP", la factory dell'artista partenopeo (vico Carceri San Felice n. 23, adiacenze piazza Dante - NAPOLI), visitabile sino al 24 aprile dal lunedì al sabato, dalle 17:30 alle 20:00.

31/mar/2009 19.29.24 Victoriano Papa Contatta l'autore

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Venerdì 3 aprile 2009 ore 19:30 si inaugura “FOOT ON CANVAS”, la personale di ALESSANDRO COCCHIA c/o “PURP”, la factory dell’artista partenopeo (vico Carceri San Felice n. 23, adiacenze piazza Dante – NAPOLI), visitabile sino al 24 aprile dal lunedì al sabato, dalle 17:30 alle 20:00. Dj set UMBY - jazz is the teacher, funk is the preacher…
 
“PURP”, SAVE THE FANTASY FACTORY
Nel cuore antico della città uno spazio giovane, dinamico, versatile, pronto a recepire e rielaborare in maniera inedita i trend più originali della street culture e di svariate forme d’arte e comunicazione provenienti dalle capitali nordeuropee e delle megalopoli statunitensi. Un’officina creativa, un laboratorio dove colore e immaginazione la fanno da padroni e le idee più innovative vengono accolte, sviluppate e diffuse. Uno spazio espositivo che non ha la presunzione di definirsi gallery, ma che ha tutte le caratteristiche di una fucina in cui estro e inventiva vengono privilegiati sopra ogni altra connotazione in una felice sinergia tra illustrazione, cinema, pittura, fumetto, cartoon, graffiti e musica. Grande novità sono gli Art Toys. La factory, il cui motto è “Save The Fantasy”, apre i suoi battenti al largo pubblico con un’esposizione dello stesso padrone di casa.
LA MOSTRA
Se nei pezzi del creativo napoletano non sfuggono ascendenze della pop art (da Warhol a Keith Haring e al francese Robert Combas), nonché della cultura metropolitana e underground statunitense, rivisitate alla luce del new pop europeo e di una personalissima visione ‘made in Naples’, la sintassi artistica di Cocchia non si esaurisce certo qui. Matrici ‘popolari’, sì, ma nella misura in cui la comunicazione visiva sia quella di massa, ossia tragga ispirazione dal mondo dei cartoon, fumetti e manga anni ’70 e ’80, dei graffiti, dell’illustrazione, del cinema e del design.
Alessandro Cocchia, infatti, giovane artista e designer partenopeo, mescola sapientemente queste diverse influenze. Influssi sempre più ricchi, vari e fertili, anche di veri e propri guru del genere quali Gary Baseman, Germyville e Takashy Murakami, sono riletti da Cocchia in chiave originale grazie a una ricontestualizzazione per così dire ‘nostrana’. In tal modo, icone della napoletaneità più verace, da San Gennaro a Pulcinella, Maradona, Mario Merola e il Vesuvio, sono fantasiosamente accostate a eroi come Superman, Lamù, I Simpson. Inoltre, accanto al background partenopeo sulle radici ‘pop’ già da anni si è innestata un’altra influenza, quella sudamericana e, più precisamente, messicana. In questo corpus espositivo non mancano i ‘cavalli di battaglia’ di Cocchia: un Homer Simpson travestito da San Gennaro su di una tela rivestita di fumetti, un Mickey Mouse a rilievo nei toni del rosso e nero, riferimenti filmografici, creazioni di vario formato ottenute con colori sintetici, smalti e spray su tela, alcune realizzate su mdf, con inserti di cartone smaltato fissati con punti metallici a vista, e altre ancora che sono veri e propri smalti su di un collage di fumetti. Ma il pezzo forte è una coloratissima tela di ben 5 metri interamente distesa a terra con particolari di ‘pulcinella-sangennareschi’ su nuvole fluttuanti, occhi, creature del sogno e della fiaba, visioni fantasiose di uomini e animali futuribili, rubati all’immaginazione e all’animazione. Una vera e propria ‘passerella creativa’ da attraversare a piedi, arte da calpestare, arte e comunicazione di strada, per così dire…
Infine, anche sculture e installazioni in ferro, silicone, pellicola e altri materiali plastici. Anche se la vera peculiarità dello stile di Cocchia resta l’uso dei colori, di solito i più vivaci, di cui accentua i contrasti. Le figure sono immediate, il segno è rapido, i tratti semplici, essenziali e istantanei, talvolta con linee-contorni quasi elementari, veicoli per condurre il fruitore in un universo in cui l’arte è gioco, fantasia, divertimento e ironia.
Tra le sue più recenti esposizioni, le personali all’Istituto Francese “Le Grenoble” (Napoli, 2002), a Castel dell’Ovo (Napoli, 2004), alla Feltrinelli Libri e Musica, con “Napoli A-Dios”, (Napoli, 2006), una collettiva ad Atlanta, come unico artista italiano sempre nel 2006, e una personale alla Sabinalbano Modart Gallery nell’ottobre 2007. Nel 2003 ha vinto “The Golden Compass Award” nel 2003.

 

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