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14/lug/2004 00.19.26 Ilaria Duranti Contatta l'autore

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Gentile Redazione, Vi ringrazio della pubblicazione del Comunicato stampa sulla mostra a Siena di Icilio Federico Ioni dei "Falsi d’autore", ma Vi sarei grata se è possibile inserire anche questo articolo che Vi avevo spedito in allegato.

Grazie ancora Ilaria Duranti 

FALSI D’AUTORE - ICILIO FEDERICO JONI E LA CULTURA DEL FALSO TRA OTTO E NOVECENTO di Ilaria Duranti

"Un’artista che crea un’opera d’arte originale, pure imitando la maniera di un antico maestro, non fa un falso, ma… un’opera d’arte lui stesso. E se poi fa un’opera che, pur rispecchiando il carattere del 13° e 14° secolo, non segue la maniera di nessun maestro, allora non è nemmeno un’imitazione, ma una creazione vera e propria".

"Falsi d’autore" è la mostra in corso a Siena a Santa Maria della Scala fino al 3 ottobre, è una grande rassegna tesa a illustrare una fase molto importante della cultura figurativa senese. Si tratta della prima grande esposizione dedicata ai falsi.

Il fenomeno della produzione di "quadri antichi" è conseguente alla riscoperta dei pittori primitivi italiani del Tre-Quattrocento e al conseguente sviluppo di un cospicuo mercato internazionale. Tali opere ebbero talvolta esiti qualitativi così alti da farle considerare autentiche.

Siena ebbe il proprio genius loci, il dominatore assoluto della "scuola di falsari": Icilio Federico Joni, il quale in vecchiaia scrisse perfino un’ autobiografia, "Le memorie di un pittore di quadri antichi".

"Perché tanto sdegno? In queste pagine ci sono soltanto io, io con la passione e il dolore della mia vita, con la mia rabbia e il mio sogghigno…Credendo di farmi un grande elogio mi hanno detto che ho "dipinto" un libro alla maniera di Cellini. Domani diranno che "scrivo" quadri…

Intorno alla figura di questo personaggio si formarono e gravitarono numerosi restauratori e "pittori di quadri antichi", da Igino Gottardi a Gino Nelli, da Arturo Rinaldi a Bruno Marzi e Umberto Giunti.

Le copie di questi falsari potevano essere eseguite per vari scopi: si partiva, è vero, da quelle fraudolente, ma vi erano anche quelle fatte per esercizio stilistico, fino alle copie eseguite per facoltosi aristocratici.

Non si trattò di un semplice manipolo di truffatori alla ricerca di facili guadagni dovuti alla compiacenza di danarosi e ingenui turisti d’elite. Le ragioni che portarono alla riappropriazione delle tecniche degli antichi maestri e al rifacimento di "quadri d’epoca" furono anche le ragioni del recupero di una solida e rassicurante tradizione. L’attività dei falsari va inoltre letta nel segno d’una sintonia col recupero urbanistico della Siena gotica e rinascimentale.

Federico Joni si formò come artigiano e poi decollò come pittore di "quadri antichi" sperimentando varie tecniche.

In mostra sono esposte in ordine cronologico le sue "contraffazioni dall’antico", dalle copertine di libro, imitazioni fantasiose delle antiche Biccherne del Comune di Siena, ai trittici realizzati alla fine del XIX secolo e i primi anni del novecento regolarmente esportate in Europa e Stati Uniti.

Una vera e propria fase evolutiva si registra intorno al 1910-15. Seguono opere degli anni ’20 - ’30 realizzate nello stile dei maggiori pittori senesi del Trecento e del Quattrocento.

I falsi furono attribuiti ad autori come Duccio di Boninsegna, Ugolino di Neri, Botticelli, Ghirlandaio ed altri.

Definirli "falsi" non è corretto: l’artista non copia, non replica, ma studia le fonti, osserva, si mette nella testa dell’autore e ricostruisce una serie di particolari pertinenti con la poetica e il bagaglio culturale di chi lo ispira. Diventa un alter ego e talvolta opera addirittura meglio.

Anche Michelangelo a detta del Vasari si divertiva a contraffare maestri antichi invecchiando le carte con fumi per renderle più verosimili.

"La disgrazia dei falsi è di essere quasi sempre definiti in base a ciò che non sono anziché essere valutati per ciò che sono".

Joni si dimostra capace di muoversi con disinvoltura su registri stilistici diversi con un’attenzione filologica sorprendente degna dei migliori storici dell’arte.

Perfino Bernard Berenson, critico dotato di un occhio infallibile, inventore del metodo attributivo, incappò alla fine dell’Ottocento nell’acquisto di alcuni "falsi" di Joni, ritenute opere originali.

"…Joni e gli altri hanno ingannato involontariamente più di un conoscitore".

Un artista notevole come Pablo Picasso affermò che se la contraffazione fosse stata buona sarebbe stato felicissimo e avrebbe subito messo la sua firma, consideriamo allora l’arte per quello che è, perché ci vuole un gran genio talvolta anche per rendere il vero più reale dell’originale.


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