G8 Cambiare Ambiente

G8 Cambiare Ambiente Galleria Roma via Maestranza 110 Siracusa Cambiare ambiente collettiva di fotografia 18/28 aprile CAMBIARE AMBIENTEI luoghi dove non si andrebbe mai a trascorrere una vacanza, i posti dove non ci si augurerebbe mai di andarvi a lavorare, l'habitat dove non si farebbero mai crescere i propri figli, tutto ciò è qui a casa nostra in un concentrato di ecomostri e di incuria in cui le persone convivono insieme al mare violato, alla terra violata, all'aria e all'acqua violate, in un fatale, lento e crudele convivio.

15/apr/2009 16.47.00 Galleria Roma Contatta l'autore

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Galleria Roma
via Maestranza 110 Siracusa
Cambiare ambiente
collettiva di fotografia

18/28 aprile


CAMBIARE AMBIENTE

I luoghi dove non si andrebbe mai a trascorrere una vacanza, i posti dove non ci si augurerebbe mai di andarvi a lavorare, l’habitat dove non si farebbero mai crescere i propri figli, tutto ciò è qui a casa nostra in un concentrato di ecomostri e di incuria in cui le persone convivono insieme al mare violato, alla terra violata, all’aria e all’acqua violate, in un fatale, lento e crudele convivio. Se si potesse, sarebbe meglio cambiare aria.

(Salvatore Zito per Galleria Roma)
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Sabato 18 aprile 2009 si inaugura una collettiva di brutte fotografie di brutti posti (non si possono realizzare belle foto con dei brutti soggetti). Una disamina del territorio ferito in una raccolta di testimonianze fotografiche di Salvatore Zito, Vincenzo Medica, Mariangela Lombardo e altri reporter del disastro. Peccato che i luoghi e le situazioni ambientali riprese siano proprio quelle di casa nostra, dove convivono disinvoltamente giardini d’aranci e faglie acquifere inquinate dalle percolazioni di qualche brutta cosa. Dove volano sulle nostre teste invisibili Gigawatt viaggianti a grandi balzi tra i piloni dell’alta tensione che qualcuno ha disseminato come palme Washington lungo i pendii dei monti che declinano verso il mare, il mare dei pontili dei posti di lavoro sempre a rischio, per non far perdere la suspence. Quel mare dove il Porto non è che una landa desertica depredato del suo ruolo a favore di latitudini più favorevoli e pontili privati.
Giungendo nella nostra città da nord è inevitabile imbattersi in questi paesaggi che, naturalmente, abbiamo cura di non mostrare nei depliant turistici per una vacanza da queste parti. Peccato, sempre, che i Resort dell’ultim’ora sorgano poco più in là, a ridosso di questi abnormi abusi sul territorio di cui non si vuol parlare, o quantomeno fa sempre male parlarne, molto meglio un meeting mondiale sull’ambiente globale, d’altra parte come si dice? Mal comune mezzo gaudio.
Un territorio-laboratorio quello a nord di Siracusa, utilizzato con successo per la sperimentazione del massimo disastro ambientale possibile con il minimo profitto per la popolazione, ovvero “distruggere per il gusto” mentre gli utili, quelli veri, come sempre prendono la via dei paradisi fiscali Svizzera, Gibilterra, Lussemburgo con le raffinate “Holding del ‘29” istituite per ricostruire l’Europa reduce dalla prima Guerra mondiale e utilizzate fino a un paio d’anni fa per i profitti di queste attività, sporche fino in fondo. E’ in questo scenario socio-ambientale poco turistico e poco culturale che le fotografie di “Cambiare ambiente” accompagnano in rispettoso silenzio la ribalta internazionale siracusana che grottescamente, un giorno dopo l’altro, scivolerà via, sul macadam delle strade di Ortigia fresco di appalto
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