Inaugurazione: Donatella Lombardo Caterina Morelli

L'atto del cucire si pone, dunque, come recupero di un ricordo/passato che "scompare": …il filo e la stoffa riaprono e ricuciono quei ricordi raffreddati dal tempo.

Allegati

19/mag/2009 16.46.56 giada lomi Contatta l'autore

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Donatella Lombardo e Caterina Morelli

all'interno della quale esordiranno

Pan Ke e Mohini Pettinato

classe V dell'Istituto Statale d'Arte di Bologna

dal 29 maggio al 29 luglio


Inaugurazione
venerdì 29 maggio ore 18.30







Ina Assital! ia
Agenzia Generale Bologna Centro

Via De' Pignattari, 3 Bologna
Telefono: 051 6405217 • 051 6405282
E-mail: agenzia@inabolognacentro.it
Orari: lunedì-giovedì, 9.00-13.00 14.30-17.30, venerdì, 9.00-13.00

 
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Donatella Lombardo

Durante gli anni accademici, trascorsi all’Acc! ademia delle Belle Arti di Bologna, nasce l’interesse per l&rsqu o;utilizzo del filo nell’opera d’arte, attraverso una ricerca che mi piace chiamare “Geografie dell’Immagine”. Una ricerca che transita nei luoghi della memoria, spaziando in quel tempo dilatato e apparentemente vuoto del ricordo-immagine. È un modo per “ricordare” attraverso alcuni elementi (come i frammenti di carta, le forme di aquiloni etc.) quelli che erano i giochi semplici della propria infanzia. L’atto del cucire si pone, dunque, come recupero di un ricordo/passato che ‘scompare’:


…il filo e la stoffa riaprono e ricuciono quei ricordi raffreddati dal tempo.
Le forme che emergono sono distorsioni, tracce vuote e paralizzate… gusci
abbandonati nei luoghi-non luoghi della memoria…

 
D.L.

«L’arte povera ha ri-costruito il contatto con la semplicità delle cose e con la loro &ldq! uo;calda” materialità. Questa artista ama la manualità compositiva e la realizzazione del manufatto che è rivelazione della gioia del fare e del tradurre l’arte in azione, sapendo cogliere le evocazioni che in essa si specchiano: nelle piccole tracce della memoria l’arte si fa bambina».

Prof. Franchino Falsetti

Caterina Morelli

Una finestra dalle lunghe tende. Una vasca di pesci rossi su di un comodino. Una sedia a dondolo, e l’armadio accanto a essa. E poi ancora un termosifone e un televisore. Oggetti e arredamenti, rapiti dagli interni di luoghi vissuti e liberati dalla reclusione delle mura domestiche. Infissi e suppellettili che si accaparrano il ruolo di protagonisti rendendo aperto quello spazio considerato per antonomasia come il chiuso.

Questo è quanto si materializza sulle tele di Caterina Morelli.

Quasi un processo di person! ificazione, atto a distruggere la condizione subalterna vissuta dagli arredi e a esaltarne il carattere di unicità attraverso la tecnica mista che pare caratterizzarli alla stregua di personaggi letterari, osservati sin dalle tensioni profonde che li contraddistinguono e dall’ossatura richiamata dal tratto a matita nudo e visibile al di sotto del colore. Ma nessun ordine gerarchico intende imporsi all’occhio che osservi la struttura dell’oggetto rappresentato: filo, segno a matita, vernice e pittura ad olio intraprendono una convivenza serena e scevra da intenti prevaricatori di una tecnica rispetto all’altra. Spesso esaltazione e occultamento si confondono sotto la copertura di una vernice bianca e cangiante, volenterosa di custodire gli oggetti sotto il suo mantello, mentre il nascondiglio costituito dal colore ad olio viene alle volte strappato via quasi con violenza per rendere manifesto il tratto originario. L’atto del cucire tesse le trame su di una pittura che diviene ciò che dipinge e ne assu! me le forme, assottigliandosi sino a divenire filo di lana e ingrossandosi fino a marcare le asperità e la nodosità del legno. E se il tratto pittorico segue la materia e le sue evoluzioni, ecco che invece il filo diviene segno e contorno, o ancora si diverte ad ammantare superfici e dettagli. La rivincita di quegli oggetti sui quali il nostro sguardo si pone giorno per giorno in maniera distaccatamente naturale è dunque compiuta. E non solo attraverso la rivalsa della rappresentazione, ma finalmente attraverso la percezione del loro essere spettatori e compagni della nostra esistenza.

Sara Dragani


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