Piziarte 意大利piziarte画廊 presenta : Andrea Martinucci

03/lug/2009 02.24.33 PiziArte Contatta l'autore

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Andrea Martinucci

presso la

Galleria PiziArte (Teramo - Tortoreto -Abruzzo)

http://www.piziarte.net/martinucci.htm

画廊PiziArte,意大利阿布鲁佐泰拉莫

 

E' possibile trovarci presso:

Piziarte
Viale Francesco Crucioli 75/a
64100 Teramo
tel/fax 0861/252795
3392780866
3394935925

www.piziarte.net

 

e presso:
 

Galleria Piziarte
Via Carducci 106
64018 Tortoreto Lido

Info:3392780866 - 3394935925 

http://www.piziarte.net/mostre2.htm

info@piziarte.net

SU RICHIESTA INVIAMO VIA MAIL IMMAGINI DELLE OPERE IMMEDIATAMENTE DISPONIBILI

A Teramo ,in via Francesco Crucioli 75a, dal Martedì al Venerdi : ore 10.00/13.00 -- 16.00/20.00
Sabato,Domenica e Lunedì: ( per appuntamento ). Tel:0861252795 -3392780866 -3394935925

 

A Tortoreto Lido, in Via G.Carducci 106, dal Lunedì al Sabato :ore 9.00/13.00 -- 16.00/20.00 (durante periodo estivo orario di chiusura compreso la Domenica 23.00/24.00) Tell: 3392780866    --     3394935925

 

(Associata ANGAMC - Associazione Nazionale delle Gallerie d'Arte Moderna e
Contemporanea)

 

 

Andrea Martinucci, giovanissimo artista romano, nato nel 1991, espone per la prima volta presso la Galleria PiziArte.

http://www.piziarte.net/martinucci.htm

Diversi critici hanno scritto di lui e delle sue opere:

 

 

 

 

“E’ il colore pastoso e materico, è il gesto prima trattenuto e subito liberato quasi alla ricerca di un confine da travalicare, a contraddistinguere la ricerca linguistica di questo ragazzo che, nonostante la giovanissima età, sembra essere già molto determinano nel percorso artistico.

Nelle sue opere, l’emozione diventa sentimento che si espande sulla tela proprio come nel “Trittico” dove il gesto e la linea spezzata si addolciscono nello sguardo della donna bruna rivelando una morbidezza negata nella seconda metà di un cielo rosso, giallo che si smorza poi nel nero e nel blu, tristezza di un volto senza più anima del pannello di sinistra.

Seguendo la sua ispirazione, ci mostra un mondo interiore dove fonde insieme suggestioni ora informali, ora espressioniste e materiche fino a sfiorare la pop art.

La sua pittura – come egli stesso afferma- vuole richiamare l’idea che tutti possono godere di  un’ opera d’arte ed indurre, in chi guarda, una sorta di sollecitazione dei sensi: le mani possono vedere, gli occhi possono ascoltare anche accordi di un’anima ferita che non ha perso la speranza, nonostante tutto.”

PAOLA RISOLDI (critica d’arte)

 

 

 "Fernando Pessoa la chiama “divina irrealtà delle cose”; perché le “cose” , gli eventi , gli accadimenti, gli incontri, gli esseri umani e quelli dis-umani, la violenza, la tenerezza, la viltà,

i profumi e i miasmi , la pace e la guerra, la vita, insomma, è tanto più “vera” quanto più è

( o sembra) ”irreale”; sono la sensibilità e il dolore che ce la fanno sentire addosso, la vita, vera e reale come la pelle che brucia o rabbrividisce per la stessa carezza senza sapere perché.

Quel dolore e quella sensibilità li ho rintracciati dentro i colori e le figure dei quadri di Andrea Martinucci e ho fatto fatica a credere che si trattava dell’opera di un “ragazzino” di diciassette anni, finché non li ho toccati e non l’ho conosciuto di persona questo precoce interprete di quella “divina irrealtà” di cui parlava Pessoa.

In quest’ottica appare subito evidente la motivazione di fondo del faticoso processo che Andrea Martinucci porta avanti nella costruzione di una sua linea stilistica: tendere al superamento della ormai consunta ma non risolta dicotomia tra “figurativo” e “informale”. Egli è consapevole (e già questo va sottolineato come un merito non da poco) dei termini attuali della questione, sta cercando, appunto, una “forma” in cui “materia” e “materiali”, in una coniugazione dialettica tra linea-figura e apparato cromatico,

trovi la necessaria sintesi per una conseguente espressività autenticamente moderna.

E i risultati raggiunti, sono di tutto rispetto e vanno nella giusta direzione.

L’impasto materico tende, in generale, a sottrarsi all’abbandono anarchico della pulsione cromatica attraverso la costruzione di una rigorosa griglia selettiva che è governata dal ritmo compositivo e dall’economia spaziale della costruzione iconografica.

In alcune sue opere ben riuscite raggiunge esiti di convinta e convincente efficacia dove, pur dominando la prevalenza iconica, essa appare come "prodotta" dalla materia circostante che la nutre e lo assorbe allo stesso tempo superando il sovrapporsi delle due istanze.

C’è poi in tutta la pittura di Andrea Martinucci, al di là dei risultati stilistici e formali comunque significativi, una tensione forte e profonda che coinvolge chi guarda in un dinamismo emozionale che intercetta il significato della “velocità”, quale logo della contemporaneità, non come deviante e riduttiva “rapidità dell’agire” ma nella corretta accezione di “intensità del sentire”.

E scusate se è poco."

ITALO EVANGELISTI (artista, poeta  e critico d'arte)

 

 ...e mi ritrovo di nuovo

 a scrivere di  Andrea Martinucci, artista,

che nonostante la sua giovane età, ha fatto già parlare di sè,

partecipando a mostre collettive  nonchè a manifestazioni, di indiscusso interesse artistico-culturale.
Nei suoi nuovi quadri sembra aver ormai superato la fase iniziale di  quando ancora cercava, attraverso segni e colori, apparentemente  caotici, un senso al suo mondo interiore dove energia, disperazione,  rabbia ed amore, mescolati sulla tavolozza,premevano per uscir fuori
con l'urgenza dei suoi 16 anni.
Tutto ciò sembra ora lontano.

 

In realtà è passato poco tempo da quei primi lavori e l’artista si afferma con
opere di intensità diversa che ci parlano attraverso un codice
espressivo nuovo.

Nascono così “MI RIFIUTO”, “tu rifletti !”, "Contorsioni mentali"…

Le figure che abitano ora le sue tele, la loro intensa
gestualità, carica di sentimento, non sfiora mai la retorica.
In “Sfoghiamoci” la tensione è alta.

Il Pathos coinvolge lo spettatore e lo  respinge al tempo stesso nel suo mondo interiore.

Il blu metallico e  freddo dei volti in primo piano, è mediato dallo sfondo complesso di materia cromatica  che
accentua ed esalta l'emozione.
Ancora una volta sono i volti, gli occhi, le mani a parlare.

Questo momento creativo sembra essere proficuo per l'artista.

 

Una diversa maturità e una nuova consapevolezza
delle sue capacità espressive emerge nelle numerose immagini che vanno
dritte al cuore di chi guarda riuscendo a stabilire una sorta di
invisibile condivisione.
La sua nuova produzione diventa 
collegata da un filo rosso che accomuna tutti i personaggi: grandi, statuari, tristi, spesso soli fino a quando arriva finalmente " Lei"
che sorride e... cancella per ora la tristezza.

PAOLA RISOLDI (critica d’arte)

 

 

 

ASPETTO LA TUA MOSSA.

 Sono senza parole davanti al talento di Andrea. E' sorprendente la maturità e la padronanza della tecnica in un artista così giovane, certamente destinato a una brillante carriera.

Il ritratto è portentoso. L'impatto visivo è intenso come uno schiaffo. Non solo per l'associazione dei colori blu e rosso, che nell'arte di Andrea rappresentano il conflitto tra razionalità e istinto; soprattutto, è per il potere magnetico dello sguardo che fissa lo spettatore senza dargli scampo. Già da solo potrebbe bastare a rivelare il senso di superiorità esibito nei confronti del suo interlocutore, ma è rafforzato dall'espressione graffiante e irriverente del volto, dagli accessori borchiati, dal mostrare il proprio gioco con spavalderia. E' un'impertinenza quasi infantile sottolineata dalle trecce, ma con un tocco di malizia reso con la sensualità della posa.

Resta una sfida aperta che sarà colta solo da chi saprà giocare bene le sue carte......

Adriana M. Soldini( scrittrice e critica d'arte)

 

 

 NON PENSO SOLO AL GIOCO.

 Andrea Martinucci ci ha colpito.

Si, ci ha colpito al cuore e ci ha fatto male.

Un forte colpo sferrato con un colore nero e poi con un colore vitreo e poi ancora con uno sguardo che ci fissava negli occhi ma che non ci vedeva.

Un colpo pieno di rabbia e voglia di evadere.

Il suo tratto ampio e crudo ci ha mostrato una maturità inaspettata, non corrispondenti alla sua età.

I protagonisti dell’opera, nonostante le grandi misure della tela non riescono

Proprio a starci dentro.

Una mamma troppo giovane per un figlio.

Una bambina troppo grande per una bambola.

Una luce fredda.

Uno sguardo lontano.

Un gioco che non c’è più o che non c’è mai stato.

Un’età indefinibile….quella di Martinucci.

 

Maria Stella Càstano( curatrice e critica d’arte)

 

 

 

 

Catalogo Biennale Shingle22j:

Andrea Martinucci blocca il divenire della realtà con un gesto di rifiuto perché intollerabile da sostenere. La mano sugli occhi rifiuta la visione della tragedia, coinvolgendo emotivamente anche l’osservatore dell’opera che in un gioco di specchi e di rimandi ne partecipa.

 

Ada Impallara (curatrice)

 

 

PRESENTAZIONE: SONO COSE MIE olio e acrilico su tela 100x802009

 

Quest’opera rappresenta il tutto e il niente.

I soggetti quasi presi da un’ansia di movimento cercano di uscire dalla tela che pare  troppo piccola per contenerli, si divincolano, si contorcono e ci parlano con i gesti.

Il mio lavoro ricerca le emozioni e combatte per  trasmetterle al pubblico. Quel pubblico che, davanti alla tela, rimane a pensare, trattiene il fiato e viene trasportato in un’altra dimensione che non è più mera realtà ma puro sentimento che fa dimenticare il tempo che passa.

Cosi attraverso la continua ricerca di comunicazione ecco il mio percorso che attraversa i miei stati d’animo e le fasi della mia quotidianità.

I tre elementi del quadro “Sono cose Mie” si scambiano sguardi, gesti, i loro corpi si intrecciano e si fondono. Lo sguardo della ragazza quasi urlante va verso quello del ragazzo che a sua volta incontra  con un’occhiata una “gorgone” incantata. Ma è proprio in questo momento che il volto di quest’ultima ruota e guarda frontalmente l’esterno come se volesse una sorta di dialogo visivo con noi…quasi volesse sfondare la parete del dipinto e chiederci un’opinione.

Il suo sguardo non finisce semplicemente con il bordo della tela ma continua in modo circolare grazie allo spettatore che fa da mezzo indiretto per ritornare al primo soggetto.

I corpi sono di colori blu-violacei, metalli, eterni e statuari, colori della serenità apparente che attraverso una tonalità blu plumbea fanno fuoriuscire la lotta tra  sentimento e ragione.Il tutto è racchiuso da delle griglie geometriche che sovrastano anche le figure, esse rappresentano la razionalità che si confronta con l’emozioni…d’altronde come nella vita di tutti i giorni.

 

 

 

 RECENSIONE DESTINATARIO 0 tecnica mista su tela 120x100 cm 2009

 

I gesti e soprattutto le mani sono il nostro passaporto. Per cercare approvazione, per gridare opinioni, per ampliare il nostro confine, per renderci visibili, per urlare anche senza voce. La ricerca esasperata di esser considerati viene analizzata nell’opera con precisione chirurgica, ogni gesto è sapientemente misurato e lascia l’amaro in bocca per il messaggio che produce: un messaggio di non interesse, palesato dalle ragazze in secondo piano. Spesso è più facile o forse solo molto conveniente esser sordi e ciechi di fronte a chi, pur senza parole, sa comunicare.

 

ILARIA SIMEONI (curatrice e critica d’arte)

 

 

 

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