Christian Ghisellini Agnese Skujina

Pittura e Decorazione Pittorica del Prof. Antonio Borzì ISART Istituto Superiore Artistico 9 ottobre - 9 dicembre a cura di Caterina Morelli Inaugurazione venerdì 9 ottobre ore 18.30 un progetto di INA ASSITALIA PER I GIOVANI INA Assitalia - Agenzia Generale Bologna Centro Via de' Pignattari, 3 - Bologna Telefono: 051 6405217 • 051 6405282 E-mail: relazionipubblico@inabologna.it Orari: lunedì-giovedì, 9.00-13.00 14.30-17.30, venerdì, 9.00-13.00 ------------------------------------------------------------ Christian Ghisellini o dei segnali oltre la forma... Il gesto del disegnare è antico, sia che si consideri la storia dell'umanità, sia che si consideri la storia dell'individuo: dai graffiti primitivi ai disegni dell'infanzia, esso rappresenta un modo primordiale e insopprimibile dell'espressione personale, un modo di dare un abito a emozioni che è necessario concretizzare fuori dal sé.

28/set/2009 20.17.14 giada lomi Contatta l'autore

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Mostra di
 
Christian Ghisellini
Agnese Skujina



all'interno della quale verranno presentati i lavori di

Sarah Aluisi e Francesca Guerra

classe V D sez. Pittura e Decorazione Pittorica del
 Prof. Antonio Borzì
 ISART
Istituto Superiore Artistico


9 ottobre - 9 dicembre


a cura di
Caterina Morelli

Inaugurazione
venerdì 9 ottobre ore 18.30





un progetto di
INA ASSITALIA PER I GIOVANI





INA Assitalia
Agenzia Generale Bologna Centro

Via de' Pignattari, 3 Bologna
Telefono: 051 6405217 • 051 6405282
E-mail: relazionipubblico@inabologna.it
Orari: lunedì-giovedì, 9.00-13.00 14.30-17.30, venerdì, 9.00-13.00
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Christian Ghisellini o dei segnali oltre la forma...

 

Il gesto del disegnare è antico, sia che si consideri la storia dell’umanità, sia che si consideri la storia dell’individuo: dai graffiti primitivi ai disegni dell’infanzia, esso rappresenta un modo primordiale e insopprimibile dell’espressione personale, un modo di dare un abito a emozioni che è necessario concretizzare fuori dal sé. Christian Ghisellini impiega come medium proprio questa tecnica semplice: i suoi sono segni realizzati in punta di penna su materiale povero, che si organizzano armoniosamente riunendo elementi opposti, in rincorrersi lussureggiante che evoca quello di divinità e ninfe. La linea è sottile e sinuosa, le mescolanze di sensazioni contrastanti che albergano nella stessa scena – come ad esempio ieraticità e ironia – non permettono alla potenza compositiva di smarrirsi, per mezzo di una perfetta fusione fra la figura protagonista e il vuoto solo apparente che la circonda.

Nelle opere di Ghisellini, la punta di penna percorre superfici di materiali che si ampliano naturalmente a causa dell’urgenza di trovare nuovo spazio, come un mezzo a motore che percorre piste battute disegnando il mondo attraverso la terra e i suoi segni. L’artista compone le proprie visioni mosso dall’unica forza del piacere personale, chiamando in scena un coro di figure che emergono in forme più o meno ibridate, direttamente da un’interiorità incontenibile, piena di spunti culturali altissimi e disparati che vanno dalla mitologia antica meno nota ai Monty Paython. Nelle opere dell’artista nessuna linea viene cancellata, ma ognuna si adagia sulla precedente generando una sorta di foresta, che alla fine odora più di originale primigenio che di incolto scomposto che sia necessario coltivare, e in cui affiorano punti di tempera o acrilico bianco necessari per recuperare luci nel chiaroscuro che possono essersi perdute nell’esubero grafico.

Ghisellini è un maestro della penna, ma  anche della mescolanza di emozioni e questa è la chiave che rende potente ed originale la sua opera: lo spettatore viene confuso dai segnali che scorrono come input al di sotto della forma e che rappresentano la vera essenza di un lavoro che attende il momento propizio per svelare il proprio straordinario inaspettato …   

 

Viviana Siviero

 


Agnese Skujina il colore e la forma al servizio dell’espressione.


La giovane artista lettone Agnese Skujina libera il contingente dai limiti e dalle contratture dell’osservazione realistica e interpreta le geometrie rigide di edifici, vie e oggetti, ridisegnandoli emotivamente, attraverso pennellate larghe e ampie stesure cromatiche, materiche e dense.

Le tele della Skujina raffigurano paesaggi dell’Italia del sud mediati dall’emozione e dagli occhi dell’anima.

Se gli ambienti raffigurati sono ancora percepibili, il carattere veristico cede il passo ai toni dell’interiorità e all’ispirazione vivamente partecipe con cui la pittrice guarda la realtà, e che traspare anche dal carattere evocativo e intimista dei titoli delle opere.

L’artista coglie i colori dell’ambiente raffigurato ma li rende altro da sé, li traspone sulle tele con emozionanti e accese vibrazioni cromatiche d’armoniosa poesia. Tetti, facciate, vicoli, larghi, scorci assolati dei piccoli paesi del mezzogiorno d’Italia, minuti dettagli quotidiani, si mostrano e si impongono quasi fortificati. Del mondo, la Skujina, sembra ricercare la nuda essenza, l’idea matrice imperitura e, in forza di ciò, nella raffigurazione dell’autrice, esso sussiste coriaceo e fiero all’immobile scorrere del tempo, temprato dal calore del sole e dalla luce del sud, sue matrici di profonda ispirazione. E, proprio attraverso l’uso dinamico e sapiente dei gialli, dell’ocra, dei rossi, dei blu, la luce calda dei paesaggi meridionali diventa soggetto protagonista delle tele, costruisce architetture, spazi, assume la forma di facciate di palazzi, cortili interni e piazze aperte. La padronanza nell’uso della spatola restituisce la sensazione tattile dei muri scrostati mangiati dal sole, della vernice spenta dal tempo, il bianco sporco della pittura a calce erosa dalla pioggia e dalla salsedine, la mutevolezza del cielo al passaggio dei venti.

Nel lavoro dell’artista, la tradizione si fa presente: la notevole perizia esecutiva si rende visibile nella conoscenza approfondita della tecnica pittorica, degli impasti di colore, dell’accostamento dei complementari, nell’uso sapiente dell’olio, talvolta su base acrilica, nella preparazione accurata della tela, preferibilmente in lino, vissuta dalla pittrice come un irrinunciabile rito preparatorio. La Skujina pone l’antico sapere della tradizione pittorica al servizio di una ricerca e di un’interpretazione profondamente personali, di una visione che trasforma la realtà nell’universalità di paesaggi emotivi.

Nelle opere dell’artista il segno si fa colore, le forme e le variazioni cromatiche sgorgano da interiori motivazioni e dall’amore per il mondo raffigurato che, attraverso lo sguardo profondo e la mano potente di Agnese Skujina, diventa eterno, consegnato alla poesia del ricordo immerso in una luce metafisica.

 

 

Mara Venuto

 

 

 

 

 

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