Piziarte: STEFANIA MILETO

09/nov/2004 12.13.31 PiziArte Contatta l'autore

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GALLERIA PIZIARTE   http://www.piziarte.net

Personale di STEFANIA MILETO
dal 10 al 25 Novembre 2004

Comunicato Stampa

La Galleria Piziarte (Teramo viale Crucioli 75/a)a cura di Manuela e
Patrizia Cucinella presenta Stefania Mileto.

Scrive Marcello Pezza:

Luis Buñuel nelle sue memorie scrive "Si deve incominciare a perdere la
memoria, anche solo brandelli di ricordi, per capire che in essa consiste la
nostra vita….la nostra memoria è la nostra coerenza, la nostra ragione, il
nostro sentimento, persino il nostro agire. Senza di essa non siamo nulla".
La memoria costituisce inequivocabilmente il patrimonio della nostra
personalità ed identità. Un tema che troviamo anche nel recente romanzo di
Umberto Eco "La misteriosa fiamma della regina Loana" in cui il
protagonista, Yambo, dopo un incidente ha perso parte della memoria,
conservando quella che i neurologi definiscono "semantica" (ricorda senza
difficoltà titoli e frasi di romanzi) e smarrendo quella "autobiografica"
(non sa il proprio nome, non riconosce la consorte, le figlie e i nipoti).
Attraverso giornalini d'epoca, quaderni di scuola, giocattoli, dischi e
libri conservati nel solaio della sua casa di campagna, il protagonista
ripercorrerà e ricostruirà la sua "identità" e la sua "memoria" storica. Un
interessante parallelo cinematografico è il film "Memento" di Christopher
Nolan, il cui protagonista Leonard, dopo aver subito un'aggressione, perde
la moglie e la memoria breve, ed è in grado di trattenere un ricordo per
pochi minuti. Per questo ragione è costretto a scrivere sul suo corpo tutto
ciò che gli è necessario. Scatta foto delle persone che fanno parte della
sua storia sulle quali annota dati anagrafici e caratteristiche morali.
Leonard fa così del suo corpo, un "palinsesto" di ricordi: la sua memoria è
appunto il suo corpo.
Il corpo è la materia, la superficie sulla quale gli uomini hanno scritto e
scrivono la loro storia ed è pertanto un ambito di studio sempre attuale. E'
un palinsesto poiché ogni traccia fa del corpo, una memoria storica
individuale e collettiva. Se nelle popolazioni antiche il tatuaggio infatti
era un rito di iniziazione ed integrazione ad un gruppo sociale - il segno
di appartenenza ad una tribù - nella civiltà contemporanea è divenuto segno
di distinzione e caratterizzazione individuale. Inserendosi ed uniformandosi
in un contesto più ampio, l'individuo perde di volta in volta la sua
individualità espressiva per rappresentare e significare i valori collettivi
in cui si è di volta in volta identificato. Il tatuaggio esprime, oggi,
appunto questo desiderio di differenziazione dall'uniformità sociale a
favore di una libertà espressiva del proprio corpo e della propria
personalità. Ma l'individuo contemporaneo - costituito ancor più che nel
passato da una trama fluida di segni - non può non considerare il rapporto
con gli altri, il gioco di sguardi, d'immagini e di maschere per avere una
identificazione sociale ed un riconoscimento. Per questa ragione il nostro
corpo con la sua "fisicità" e le sue "trame segrete" costituisce l'intreccio
narrativo delle nostre esistenze.
Stefania Mileto, con la sua pittura si inserisce in questo articolato
contesto, scegliendo come punto di partenza per le sue riflessioni - il
ritratto - e successivamente la figura umana nella sua gestualità
espressiva.
I ritratti sono iconografie di una società - quasi sempre giovane ed in
trasformazione - che esprime le sue contraddizioni e conflittualità. Se
alcune figure sono raffigurate in momenti di intensa riflessione, o di pura
fisicità - in entrambe i casi "al di fuori" dei contesti sociali - altre
manifestano chiaramente la loro sensualità e il loro desiderio di
"appartenenza al mondo". La stessa tecnica pittorica esprime chiaramente
questa ricerca poiché la pennellata fluida ed analitica come un pensiero
ferma e fissa ed intreccia l'immagine ad altre riflessioni. In alcune opere
infatti, i particolari sono volutamente tralasciati per lasciare spazio ad
un elaborazione espressiva di insieme. La pennellata, la macchia ci fa
ri-conoscere un volto, evocando un'esperienza che è in noi e nella nostra
memoria ed ha per questo una connotazione psicologica ed ermeneutica. Il
nostro rapporto col mondo infatti, prima ancora di essere un rapporto con le
cose, è un rapporto con l'Altro. Una relazione che la società contemporanea
sta lentamente occultando, nel tentativo di assorbire e identificare l'altro
a sé, denudandolo della sua alterità.
Davanti ad un quadro è quindi ancora possibile fare esperienza conoscitiva,
così come ci dice Wittgenstein nelle sue ricerche filosofiche "Vedo un
quadro che rappresenta un viso sorridente. Che cosa faccio se concepisco
quel sorriso ora come un sorriso amichevole ora come un sorriso cattivo? Non
accade spesso che lo immagini inserito in un ambito spaziale e temporale
amichevole o cattivo? Così potrei completare il quadro immaginando che il
volto sorrida a un gioco di bambini o alle sofferenze di un nemico".

Galleria Piziarte
di Manuela e Patrizia Cucinella
Viale Francesco Crucioli 75/a
64100 Teramo
T./F. 08612527954
3394935925
3392780866

Orari della Galleria
dal Martedì al Sabato ore 10/13 - 16/20
Lunedì e Domenica su appuntamento
Ingresso libero

http://www.piziarte.net

info@piziarte.net


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