La scuola di Micheli - Da Modigliani a Lloyd

15/nov/2004 20.09.59 Ilaria Duranti Contatta l'autore

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LA SCUOLA DI MICHELI - DA MODIGLIANI A LLOYD di Ilaria Duranti

I Granai di Villa Mimbelli - Livorno

18 settembre - 21 novembre 2004

"La scuola di Micheli - Da Modigliani a Lloyd" è la mostra curata da Franco Sborgi, dell’Università di Genova e allestita fino al 21 novembre 2004 a Livorno, nei Granai di Villa Mimbelli. Con questo tema già esposto in occasione della Versiliana Festival a Marina di Pietrasanta, viene proposto un cammino, poco trattato, di rilettura dell’arte a cavallo dei secoli scorsi.

La scuola di Micheli abbraccia, infatti, l’ampio panorama sull’evoluzione della "macchia". Guglielmo Micheli fu allievo di Giovanni Fattori e seguace ossequiente che accompagnò questa grande rivoluzione fino al suo tramonto.

L’esposizione dà luce critica per una rilettura trasversale sulle problematiche della corrente Post - Macchiaiola. Il percorso della mostra è articolato in più sezioni e prende inizio con quelli che sono i protagonisti di questo gruppo.

Complessa e straordinariamente colta è la personalità di Llewelyn Lloyd, autore anche della pubblicazione "Tempi andati", testo insostituibile per approfondire il mondo pittorico toscano di questo periodo. "Lo studio nel giardino era una ex - serra…[Micheli] mi ricevè con molta festa; ma a me girava il capo. C’erano quadri, cavalletti…il maestro…seguitò a dipingere a un vasto quadro di marina…era veramente magico…Gli allievi di Micheli restavano una gran parte del giorno soli nello studio…e tornando il pomeriggio, Micheli guardava i nostri lavori, faceva le sue osservazioni, ma non prendeva mai il lapis per correggere o la tavolozza per aggiustare un tono". Racconti, personaggi che emergono quasi da una dimensione filmica, ci mostrano quel panorama pittorico posteriore alla grande rivoluzione artistica dei Macchiaioli, dove la salda tradizione toscana si andava mescolando e amalgamando ai fermenti europei, innovativi e di ampio respiro. Lloyd è senz’altro, dopo Modigliani, l’artista più moderno formatosi nell’ambito della scuola, protagonista prima e memorialista poi del Novecento labronico. Dal nudo al ritratto in interno, dal paesaggio alla marina, Lloyd partirà da Fattori per raggiungere esiti quasi fauves.

Altri artisti che emergono in questa scuola di disegno sono Oscar Ghiglia, Mario Puccini, Manlio Martinelli, Gino Romiti e il già citato Amedeo Modigliani, che alla scuola di Micheli dovrà il suo inizio e di cui possiamo apprezzare un disegno su carta intestata del Caffè Bardi (il celebre ritrovo dei post-macchiaioli).

"Vi sono di Fattori quadri, fatti da studi dal vero, che sono bellissimi; e Fattori è l’unico artista che può essere senza alcuna reticenza paragonato ai più grandi artisti antichi…Eppure di questi quadri, se fossero analizzati sul vero, nulla tornerebbe, né colore, né proporzione, né prospettiva. La scena non sarebbe nemmeno bella. In questi quadri c’è assolutamente la vera emozione sentita".

Si tratta di artisti non più paghi della pur coraggiosa, quanto difficilmente traducibile veduta dal vero. L’ortodossia fattoriana è in realtà più una bandiera culturale ed affettiva, che non un manifesto di poetica. Sono naturalmente ricordati i soggiorni di Giovanni Fattori, visti quasi con una funzione di periodica "revisione", ma la concreta operatività degli allievi sembra travalicare quei confini nazionali che portano alla lezione impressionista prima e divisionista poi, fino al simbolismo e agli estremi fauves.


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