Dopo Fattori: Malesci e Comparini postmacchiaioli

03/nov/2009 14.32.57 Mariangela Bonesso Contatta l'autore

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GALLERIA BOLZANI

“Dopo Fattori: Malesci e Comparini postmacchiaioli”

 

 

 

Titolo  della mostra                        Dopo Fattori: Malesci e Comparini post macchiaioli

 

A cura di                              Roberto Ungaro

 

Inaugurazione                     4 novembre 2009, ore 18.00

                                               Galleria Bolzani, c.so Matteotti 20 -  Milano

 

Apertura al pubblico         dal 4 al 15 novembre 2009

 

Orari                                      da martedì a sabato 10.30-13.00 e 16.00-19.00

                                               domenica dalle 16.00 alle 19.00 - Lunedì chiuso

 

Informazioni al pubblico  02 783036 | 02 781026 | info@galleriabolzani.it

 

Ingresso                                Libero

 

Sede                                      Galleria Bolzani – C.so Matteotti 20, Milano

 

Catalogo                             in galleria

 

 

In occasione delle celebrazioni per il Giorno dell’Unità Nazionale, la Giornata delle Forze Armate e il 91° Anniversario della fine della Prima Guerra Mondiale, la Galleria Bolzani di Milano torna a rendere omaggio alla pittura d’ispirazione macchiaiola con la mostra curata da Roberto Ungaro “Dopo Fattori: Malesci e Comparini post macchiaioli” con 65 opere dei due pittori toscani fortemente legati all’ambiente culturale milanese.

 

L’opera di Giovanni Malesci, allievo prediletto di Giovanni Fattori nonché uno dei più importanti artisti della Grande Guerra, ruota essenzialmente attorno a tre soggetti: gli animali, come nel famoso quadro del “Bue sdraiato”, protagonisti immancabili nella pittura toscana tra Ottocento e Novecento; i paesaggi, particolarmente amati da Malesci e che meglio evidenziano le linee lungo le quali maturò il suo stile come nel dipinto “Antignano”; i ritratti, che per Malesci, sulla scia di Fattori, dovevano essere un documento di verità.

In mostra verranno esposti oltre 35 opere fra quadri ad olio, disegni, bozzetti, litografie e acqueforti nei quali emerge chiaro il gioco di luce e rapporti cromatici attraverso cui Malesci traduce in una serena compostezza pittorica i ‘sentimenti quotidiani’, anche quando essi derivano dalla folle tragicità della guerra.

La prima mostra di Giovanni Malesci si tenne nel 1904 presso la Società delle Belle Arti di Firenze ottenendo un discreto successo. Ma la crescita artistica di Malesci ebbe una svolta decisiva con gli anni della Prima guerra mondiale che lo segnarono profondamente, nonostante venne arruolato come Soldato semplice automobilista e visse la guerra in seconda linea, accanto al generale d’artiglieria Enrico Caviglia, appassionato di arte, che gli diede il permesso di dipingere mentre era in servizio. Nacquero così tra il 1917 e il 1918 alcune delle sue opere più belle, quadri e disegni in genere di piccole dimensioni, date le condizioni nelle quali furono realizzati. Lavori privi di retorica, di esaltazione patriottica, ma semplici richiami alla vita.

 

Accanto alle opere di Giovanni Malesci, quasi a testimoniare la conclusione di una sorta di parabola ideale, circa 30 quadri di Giuseppe Comparini (1894 – 1980), che proprio come Malesci prese a riferimento il livornese Giovanni Fattori.

Amante del cinema neo-realista e lontano dai grandi movimenti d’avanguardia, Giuseppe Comparini riprende il filone documentaristico della pittura macchiaiola immortalando la realtà del proprio tempo nella sua dimensione più umile ma anche più reale: paesaggi di campagna, soprattutto toscana, storie di contadini e pescatori, ovvero i “rifiutati” dallo sviluppo veloce della società, momenti di vita agreste come la raccolta delle olive. Nelle sue opere trovano così spazio ambientazioni e soggetti (i casolari toscani, i covoni di paglia, le nature morte, i cavalli, le chiese di campagna e momenti di vita agreste come la raccolta delle olive) che il progresso e la nuova  ‘società della velocità’ non erano ancora riusciti ad inghiottire e a trasformare irrimediabilmente.

L’espressività pittorica di Comparini è il risultato di un intenso e costante lavoro en plein air, importantissimo per il senso di assoluta immediatezza che offre la natura, cui Comparini aggiungeva un lavoro preparatorio molto accurato nella ricerca dei soggetti e nello studio del rapporto tra luci e ombre, sempre privilegiando tele e tavole di dimensioni ridotte.

Due le modalità che l’artista prediligeva, la tavoletta e la tela. Nel primo caso la pittura è immediata, con il colore che si sovrappone con tratti decisi su degli schizzi a carboncino a sintetizzare le suggestioni che l’artista percepiva. Quando invece il lavoro artistico si sposta su tela, la fase preparatoria del dipinto è molto più accurata, tanto che le sue opere richiedevano spesso diversi sopralluoghi.

 

Per entrambi questi maestri post macchiaioli fondamentale è stato l’incontro con la storica Galleria Bolzani di Milano, che contribuì decisamente al successo dei due artisti all’interno del mondo culturale lombardo: nel 1949 rese omaggio a Giovanni Malesci con un’importantissima mostra e la pubblicazione della prima monografia a lui dedicata curata da Giorgio Nicodemi, mentre nel 1957 inaugurò una fra le più apprezzate personali di Giuseppe Comparini.

 

Particolarmente significativo appare dunque il loro ritorno insieme con l’esposizione “Dopo Fattori: Malesci e Comparini post macchiaioli” proprio nello spazio espositivo che li vide protagonisti singolarmente in passato.

 

 

Ufficio Stampa  mostra | Studio de Angelis

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NOTE BIOGRAFICHE

 

GIOVANNI MALESCI

 

Nato il 13 settembre 1884 a Vespignano, uno dei borghi che compongono il comune di Vicchio, nel Mugello, e scomparso nel 1969 alla vigilia del suo ottantacinquesimo compleanno.

Artista-artigiano - lavorò presso la bottega di carta gestita dai parenti fiorentini - Malesci cominciò presto a dedicare ogni momento libero al disegno, sua vera passione. I suoi schizzi, incredibilmente freschi e precisi, colpirono prima  il pittore fiorentino Raffaello Sorbi (1844-1931), che tentò invano di convincere i genitori a iscrivere il giovane Malesci  all’Accademia, quindi, quattro anni più tardi, la sua arte non lasciò indifferente Giovanni Fattori (1825-1908), che decise di accoglierlo nel suo studio a titolo gratuito.

Tra i due artisti nacque da subito una stima reciproca, che divenne  nel corso di pochi anni un’amicizia profonda che si consolidò e venne sottolineata proprio alla morte di Fattori, che decise di lasciare il suo giovane allievo unico erede universale.

Da allora Giovanni Malesci si impegnò a conservare l’opera del suo grande maestro e a rispettarne le volontà, lavorando per promuoverne la memoria presso la critica e l’opinione pubblica, contribuendo così in modo sostanziale alla sua rivalutazione.

 

La prima mostra di Giovanni Malesci si tenne nel 1904 presso la Società delle Belle Arti di Firenze ottenendo un discreto successo. Ma la crescita artistica di Malesci ebbe una svolta decisiva con gli anni della Prima guerra mondiale che lo segnarono profondamente, nonostante venne arruolato come Soldato semplice automobilista e visse la guerra in seconda linea, accanto al generale d’artiglieria Enrico Caviglia, appassionato di arte, che gli diede il permesso di dipingere mentre era in servizio. Nacquero così tra il 1917 e il 1918 alcune delle sue opere più belle, quadri e disegni in genere di piccole dimensioni, date le condizioni nelle quali furono realizzati. Lavori privi di retorica, di esaltazione patriottica, ma semplici richiami alla vita.

Negli anni successivi alla fine del conflitto, Malesci prese parte a numerosi eventi artistici di notevole rilievo: tra gli altri, la prima Biennale romana (1921), la Primaverile di Firenze (1922) e i concorsi Stibbert e Ussi (1924, entrambi a Firenze). Nel 1927 decise di confrontarsi con una realtà più ampia e meno provinciale di quella fiorentina e si trasferì a Milano, dove un anno prima le sue opere,  esposte insieme a quelle di Ruggero Focardi alla Galleria L’Esame, avevano ottenuto un buon successo di pubblico e di stampa.

Nel 1929 una personale alla Galleria Micheli ebbe l’onore di essere presentata da Carlo Carrà, che già aveva dedicato a Malesci parole d’elogio. Sempre nel capoluogo lombardo, il pittore avrebbe avuto la sua consacrazione nel 1949, con un’importante mostra alla Galleria Bolzani e con la pubblicazione della prima monografia a lui dedicata, curata da Giorgio Nicodemi.

 

Decisivi sotto il profilo artistico i numerosi viaggi che portarono Giovanni Malesci sulle coste della Campania e poi in Bretagna, Normandia, Belgio e Paesi Bassi: alla costante ricerca di nuovi tipi di paesaggio e di diverse condizioni di luce, ampliò il suo lessico di pittore studiando i cieli e i profili di luoghi assai diversi tanto dalle colline del Mugello e dalla riviera versiliana, quanto dalle Alpi e dalla Pianura Padana.

 

 

GIUSEPPE COMPARINI

 

Nasce a Firenze il 21 dicembre 1894.


Negli anni precedenti l’inizio della guerre del 1915, lavora come aiuto decoratore nella bottega di Gino Danti a Firenze. Viene chiamato alle armi nella guerra ’15-‘18. Congedato, lavora nelle Ferrovie dello Stato come operaio di 1° classe; simultaneamente frequenta in Firenze corsi serali di disegno e pittura. Nel 1920 sposa Ada Marchi; nascono i figli Renzo e Marcello.
Nel 1925 lascia il lavoro presso le Ferrovie e pochi anni dopo apre in Firenze la bottega “G. Comparini – decoratore e pittore” che guiderà fino ai primi anni ’60.
Accompagna la sua attività in bottega con la passione per la pittura (possiamo ragionevolmente pensare che i primi quadri siano degli anni ’30). Non si hanno notizie certe di partecipazione a Mostre prima del 1951 (Mostra personale presso la galleria Molteni a Milano). Nel 1953 muore la moglie Ada. Nel 1957 inizia il sodalizio con il Comm. Guido Bolzani di Milano. Nella galleria Bolzani esporrà con frequenza quasi annuale fino al 1974. Nel 1966, su invito del dott. Scalabrino, dona una sua opera al Museo dell’Accademia d’Arte di Montecatini. Nel 1971 riceve il “Fiorino d’oro” dal Comune di Firenze, riconoscimento dato per la sua opera nel campo delle Arti. Muore a Firenze il 17 febbraio 1980.

 

 

 

 

 

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