REMO BIANCO. ARCHITETTO DI SORPRESE

05/nov/2009 17.55.23 MACApress Contatta l'autore

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              COMUNICATO STAMPA

REMO BIANCO. ARCHITETTO DI SORPRESE

 

Remo Bianco (1922 – 1988)  si inserisce appieno nello stimolante contesto culturale che anima il capoluogo lombardo negli anni ‘50 e ‘60:  le radicali ricerche di Lucio Fontana e di Piero Manzoni, le monocrome pitture di Yves Klein, le riflessioni di Pierre Restany, i primi germi dell’informale, dell’arte concettuale e di quella spaziale; tutti stimoli che Bianco raccoglie, a volte anticipa, ma sempre trasforma in qualcosa di personale ed eretico.

Questa mostra – ospitata dal MACA – Museo d’Arte Contemporanea di Acri dal 22 novembre 2009 al 15 febbraio 2010 – si articola attorno ad alcune tappe fondamentali dell’attività dell’artista: i 3D, i Collages, i Tableaux dorés, le Impronte e l’Arte Elementare. Cinque delle sue ricerche più significative, sufficienti a testimoniare – in una sintesi efficace – l’originalità di questo «architetto di sorprese».

Fontana, presentandolo alla Galleria Montenapoleone di Milano nel 1953, si dimostrò pronto a cogliere nelle sue opere, le potenzialità di uno spazio che, nella sua versione scultorea – ed è questo il caso della serie dei 3D scelti per questa mostra – è scenografico, scandito com’è dalla successione di quinte, dai ritagli che scoprono la profondità, dai sottili e suggestivi giochi di ombre e dall’alternanza di vuoti sospesi e silenziosi pieni. Nel 1955, i 3D saranno il suo biglietto da visita per gli Stati Uniti.

I Collage sono delle pagine autobiografiche, il calendario di una vita che l’artista intende come una scansione infinita di istanti da prendere singolarmente, come i grani di un rosario. Un’unità parcellare che per Bianco non solo è da vivere, ma anche da conservare in un personalissimo archivio. È  dallo sviluppo di questo casellario enciclopedico che giunge a creare le opere più conosciute di tutta la sua produzione: i Tableaux dorés. Questi ultimi nascono dalla necessità di recuperare un equilibrio ed un’armonia che  gli hanno fatto ricoprire le tele e le carte con sottili rettangoli di foglia d’oro, componendo quelle che il poeta Raffaele Carrieri definì «dorate scacchiere». Negli anni la foglia d’oro diventa la sigla distintiva di Bianco, il marchio di riconoscimento della sua arte. Accanto a questi vedono la luce le Impronte: calchi in carta o in gomma di piccoli oggetti e variopinti giocattoli affogati nel gesso che, come ludici fossili di un’infanzia ormai perduta, commuovono, come i tasselli di una storia lontana.

Negli anni settanta, pur proseguendo la serie dei Tableaux dorés e dei Collages, Bianco dà vita all’’Arte Elementare: una collezione di opere dall’apparenza giocosa e infantile, ma il cui intento è, prima di tutto, pedagogico e, ancora una volta, biografico: all’uomo immaturo che regredisce inconsapevolmente all’infanzia, si contrappone l’artista, l’uomo che consapevolmente sceglie di tornare a una condizione primigenia. Ludica non può essere la vita; ludico può essere solo l’atteggiamento di chi medita sulla vita.

Per anni Bianco non ha fatto altro: raccogliere, raccontare e conservare le impronte della vita.

 

Mostra:              REMO BIANCO. Architetto di sorprese

Curatori:            Lorella Giudici, Boris Brollo

Luogo:                MACA - Museo d’Arte Contemporanea di Acri

                            Palazzo Sanseverino - Piazza Falcone, 1,  87041 Acri (Cs)

 Vernissage:       22 novembre ore 17.00 

Periodo:             dal 22 novembre 2009  al 15 febbraio 2010

Orario Mostra:  9/13  -  16/20   chiuso il lunedì

info:                   Ufficio stampa MACA – tel. 0119422568 – maca@museovigliaturo.it

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