Mostra: Martina Roberts - Serena Piccinini

Mostra: Martina Roberts - Serena Piccinini Gent.mi Amici, ho il piacere d'inviarvi alla mostra: Martina Roberts Serena Piccinini all'interno della quale verranno presentati i lavori di Chiara Marzaduri e Giulia Valentino classe V D sez.

01/dic/2009 03.44.33 giada lomi Contatta l'autore

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Gent.mi Amici,
ho il piacere d'inviarvi alla mostra:


Martina Roberts
Serena Piccinini



all'interno della quale verranno presentati i lavori di

Chiara Marzaduri e Giulia Valentino

classe V D sez. Pittura e Decorazione Pittorica del
 Prof. Antonio Borzì
 ISART
Istituto Superiore Artistico


11 dicembre - 11 febbraio


a cura di
Caterina Morelli

Inaugurazione
venerdì 11 dicembre ore 18.30





un progetto di
INA ASSITALIA PER I GIOVANI




INA Assitalia
Agenzia Generale Bologna Centro

Via de' Pignattari, 3 Bologna
Telefono: 051 6405217 • 051! 6405282
E- mail: relazionipubblico@inabologna.it
Orari: lunedì-giovedì, 9.00-13.00 14.30-17.30, venerdì, 9.00-13.00
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Martina Roberts

“La ricerca della leggerezza come reazione al peso di vivere”, scriveva Italo Calvino! nelle Lezioni americane. Ė ciò che ho pensato nel vedere le pitture su vetro di Martina Roberts. Con fresca genuinità, questa flâneuse della quotidianità, amante più dei vuoti che dei pieni, attenta a un equilibrio che bilanci scarne campiture e tenui cromaticità, sembra condurci per un mondo che pare non appartenerci più, schiacciati come siamo dal peso di una greve esistenza. Ė dunque un monito, un invito a spogliarci delle corazze, a vestire abiti più leggeri (nella scia d’una grande tradizione novecentesca, Mirò, Klee, Calder, Melotti), a lasciarci coinvolgere dall’essenza delle piccole cose, a lanciare lo sguardo oltre l’ostacolo, verso un mondo di trasparenza, di sognante, magico equilibrio, anche tra network e shop window di fascinose strade urbane. Ma non è un mondo incantato e, se in parte lo sembra, è comunque carico di apparenze, d’ambigua seduzione, for! se d’incombente minaccia. Semplici vestiti sembrano incalzati da lle loro om- bre e resi inconsistenti da sottili tramature, piccoli legnetti scatenano fiamme, gli alberi hanno tronchi improbabili come fili di rame appunto melottiani, le nubi piangono come cuori in pena e quei titoli in inglese portano in sé un’ironica dualità. Perché se è vero che il vetro, con la sua leggerezza (ma anche quegli acquerelli così lievi, che sembrano destinati a sparire), potrebbe essere la materia di cui sono fatti i sogni, è altresì incontestabile la sua fragilità. Come Laura ne Lo zoo di vetro di Tennessee Williams, la Roberts costruisce il suo mondo di vetro, ma a differenza di quella non indulge in un intimismo sterile destinato alle delusioni, bensì dà sfogo alla sua ispirazione poetica, solo apparentemente infantile, felicemente stimolata da ciò che la circonda e la coinvolge per rammentarci la nostra fragilità, la sempre possibile frantumazione del nostro esser! e, come accade al piccolo unicorno che Laura regala a colui che per un attimo ha creduto poter essere la sua salvezza.

Franco Gordano


Serena Piccinini

Tornai allora a quella neve chiara...
Alda Merini

Quando la neve ammanta tutte le cose col suo prezioso infinito è come se il tempo venisse gelato in un istante eterno. Osservando la produzione di Serena Piccinini ci si rende conto che il potere dell’arte risiede nella possibilità di attuare qualunque malia: il materiale semplice e primordiale, che attende di essere sporcato dal segno, diviene protagonista del gesto per trasformarsi nella concretizzazione di un’idea poetica, connotata di femminile, che dà vita a un popolo di creature magiche ibridate col sogno. Ippopotami alati, giraffe che si trovano ad avere una ruspa al posto del muso, balene volanti che sovvertono la logica, negando il loro peso imbarazzante e ancora situazioni pi&ug! rave; astratte, come un bosco di case che invitano l’uomo a una delicatezza di passi, un meccanismo di girandole per misurare il vuoto e mille altri giocattoli delicatissimi e preziosi, semoventi, interattivi e sonori, ammalianti come un’etoile della Scala nella serata della prima. Tutto ciò pare essere schizzato fuori dalla fantasia impazzita di uno scrittore dolcissimo o dagli incubi bonari di un bambino gioioso: in questo mondo è normale che il finale delle fiabe sia felice pur senza che ciò risulti scontato. Queste opere vanno considerate col rispetto che si dovrebbe avere per la neve e l’affetto destinato a un neonato. Serena Piccinini è più di un’artista, è un’esperta di segreti che tramuta in opere che sono più di una semplice scultura: sono più che altro un ritorno a quella neve chiara…

Viviana Siviero


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