COMUNICATO di Zecchillo

difettano i quattrini, Muti perda la conoscenza.

08/feb/2005 22.01.05 AspirantiAttori.it Contatta l'autore

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Ci scrive Giuseppe Zecchillo - Segretario del Sindacato Nazonale Autonomo
artisti Lirici e diffondiamo:

MUTI, BASTA CON LE CHIACCHIERE: MENO PAROLE E PIU' FATTI
Il M.o Muti è alla Scala da oltre 15 anni e, in questo lungo periodo, ogni
volta che lo Stato, o gli Enti locali stringevano i cordoni della borsa,
puntualmente il maestro dichiarava alla stampa:"Non mi riconosco in questa
Italia che non ama la cultura". Lo ha fatto anche in questi giorni (sul
"Corriere della sera"): stesse, identiche parole. Sembra che, appena
difettano i quattrini, Muti perda la conoscenza. Infatti, sul "Corriere",
il maestro precisa:"Oggi stiamo vivendo in un Paese dove grandissimi tagli
al Fondo Unico per lo Spettacolo mettono in dubbio l'esistenza della
cultura e di noi stessi musicisti". Strano che Muti, da cittadino italiano,
non si sia accorto dei gravissimi tagli alla Sanità, alla Ricerca
scientifica, alla Scuola (e via di questo passo) che mettono in dubbio il
progresso civile e l'esistenza stessa di milioni di persone.
Muti è proprio un bel tipo: da decenni assiste al degrado
culturale/musicale dedicandosi solo alla propria carriera e ai propri
cachet, ma si sente ardere di patriottismo culturale quando i ricchi
finanziamenti diminuiscono.
Il degrado è cominciato con la Legge 800/67, che obbligava sia lo Stato che
le Regioni e i Comuni a finanziare gli enti lirici e sinfonici; ciò suscitò
gli appetiti dei politici, che lottizzarono i teatri mettendo ai vertici
dirigenziali persone del loro giro, anche se incompetenti, incapaci e, a
volte, moralmente sospettabili. E' stata una disonesta manovra di potere,
che ha portato gli enti lirico/sinfonici allo sfacelo, contrassegnato da
uno spreco sfrontato di risorse economiche per risultati spesso
modestissimi, e comunque non rispondenti alle esigenze culturali dei
cittadini.
Dal '67 in poi - tutti lo sanno, ma nessuno osa dirlo -il sig.Muti fece un
balzo di carriera, dirigendo in tutti i teatri italiani, arricchendosi a
volontà e stando dalla parte di quei politici che lo portavano avanti.
L'indifferenza di Muti per la decadenza della cultura musicale e per il
malcostume, che affossava gli enti lirici, lo tenne lontano da
dichiarazioni o testimonianze per frenare lo sfacelo.
Dopo tanto colpevole silenzio, ora i suoi appelli drammatici suonano
patetici e non-disinteressati. Denunciare ora che la situazione proibisce
gli sprechi dissennati del passato e che si profila una crisi personale con
il sorgere di giovani talenti in grado di oscurarlo, è pouttosto meschino e
desolante.
Da parte mia, quando ero nel Consiglio di amministrazione della Scala,
sfidavo l'impopolarità e le vendette denunciando le carenze culturali e il
dispendio inadeguato ai risultati; ora - di fronte agli attegiamenti di
protesta di Muti - credo di avere il diritto di mettere in discussione la
sua buonafede e di ritenere le sue esternazioni una delle tante trovate
pubblicitarie del maestro, come le sue lezioni e le sue lauree ad honorem.
Se Muti è veramente preoccupato per la cultura musicale (e non per se
stesso) non chieda al Ministro Urbani più soldi, ma più pulizia morale nei
teatri, meno lottizzazione aberrante, meno interessi di parte, ma dirigenti
più capaci, professionali e responsabili. Solo allora Muti risulterà
credibile, ma - fino a quel momento - noi, che lottiamo da 40 anni per
amore della musica, abbiamo il diritto di criticarlo e di invitarlo a fare
meno parole e più fatti. Si unisca alla nostra voce, che da anni dice cose
che tutti inevitabilmente riconoscono veritiere, come dimostrano
Zeffirelli, Crivelli, la Fracci e tanti altri. Si impegni, Muti, per l'arte
e non per il portafogli!

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