ballata dei poveri diavoli

12/mar/2005 12.03.33 immaginicinema Contatta l'autore

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ballata dei poveri diavoli
debutto martedi 15 alle oire 21
Teatro della forma
viale della Primavera 317
06 97612703 fax 063017830 3385465301
dal 15 al 23 marzo ore 21

Ballata dei Poveri Diavoli

N. O. D. A.

NUOVA OFFICINA DEGLI ARTISTI

presenta

uno spettacolo di Vanessa Sacco

liberamente tratto da B. Brecht e H. Pinter

regia di Mario Tufanisco

Qualcuno grida: “Oh mio Dio! Ci attaccano”. E qualcuno risponde: “Le
solite esercitazioni”.

E il macabro refrain tuona ancora e ancora in ogni nuova scena, come il
cavallo di gesso che prende la sua brava posizione ad ogni nuovo giro di
giostra.Ballata dei Poveri Diavoli è un racconto episodico scritto - a
loro insaputa - da più poeti in diversi momenti della nostra epoca e da
tutti gli anonimi della vita a cui questi grandi si ispirarono per
denunciare l’ingiustizia sociale, per cantare la miseria umana, per
immaginare un’apocalisse un po’ meno fantasiosa di quella biblica ma più
drammaticamente somigliante alle stragi dei nostri giorni.Il tradizionale
gioco delle parti (eroe buono contro antagonista cattivo) viene qui
insolitamente interrotto, invertito e rimescolato in una staffetta dove
tedoforo e fiaccola si confondono. Come nella vita vera.Ballata, infine,
perché è una coralità di destini ad entrare in scena, un’alternanza di
personaggi che intrecciano l’intera trama passando con abilità da un
quadro all’altro della storia, ognuno lasciando un’impronta al proprio
passaggio. Ma mai troppo grande. Dopotutto, sono solo dei poveri diavoli.

TRAMA


1°quadro - Un soldato spaccone va a trovare la fidanzata nella casa in cui
la giovane presta servizio come cameriera, approfittando dell’assenza dei
padroni. Il cieco spirito nazionalista dell’uomo arriverà a rinnegare i
suoi stessi affetti.

2° quadro - I padroni rincasano insieme al figlio. Come da manuale, il
marito brontolone si abbandona ad accese polemiche contro il malgoverno,
ma in un clima di censura e omertà sociale, la diffidenza reciproca non
risparmia neppure i propri consanguinei.

3° quadro - Il marito brontolone si reca a lavoro. All’Istituto di Fisica
lo attende un suo collega con del materiale top secret: la scoperta
scientifica del secolo riassunta in incomprensibili formule matematiche,
concesse gentilmente ai due ricercatori dal genio della concorrenza. Il
solo nominarlo potrebbe essere letale!

4° quadro - All’Istituto di Fisica lavora anche la dottoressa Bella, ma
lei fa parte della concorrenza e la sua presenza è ormai diventata troppo
scomoda per far finta che non sia un problema. Non rimane che congedarsi
con la banale e infallibile scusa del viaggio di piacere. Tolto l’
incomodo, minore è il danno.

5° quadro - Il viaggio della dottoressa non avrà un epilogo felice,
fuggire da sé stessi non porta in nessun luogo. Finirà nelle mani del
soldato spaccone, predicatore di una finta giustizia di Dio in terra.


NOTE DI REGIA


Da dove viene l’espressione «povero diavolo»? Come si fa ad associare un
aggettivo piccolo e inoffensivo come «povero» al nome del male
personificato? Forse perché è l’uomo l’unico legittimo destinatario di un
simile epiteto, e nell’uomo c’è bene e male insieme, e il male, in un modo
o nell’altro, finisce sempre col ritorcersi su chi lo fa.

Ballata dei Poveri Diavoli nasce da questa considerazione e dall’
osservazione della storia dell’umanità come di un ciclo che si perpetua,
dove soprusi, violenze, ingiustizia sociale, violazione dei diritti umani
ritornano puntuali in ogni epoca, in ogni civiltà. Da qui la scelta di
rivisitare dei testi distanti tra loro come possono essere, per certi
versi, quelli di Brecht e Pinter, che forse hanno meglio di altri saputo
trattare queste tematiche, ma che, nello specifico dello spettacolo,
diventano piuttosto pretesto, vetrina per certi meccanismi distorti che si
innescano proprio in tempo di guerra e prigionia. Omertà, diffidenza
reciproca, doppiezza, egoismo, vendetta, tradimento, paura, follia. Non la
guerra combattuta sui campi di battaglia, ma la lotta quotidiana per la
sopravvivenza che si combatte per strada o negli ambienti di lavoro; non
la detenzione come strumento di punizione e riformazione del colpevole, ma
la prigionia del diverso che infastidisce il «normale », del debole che
rallenta il passo al più veloce.

In questo girotondo anche i carnefici diventano vittime, o meglio, poveri
diavoli, e infatti la trama intricata di queste cinque storie viene
tessuta con ghigno beffardo, quasi innocente nella sua giocosa
spontaneità, da strani spiritelli che, appunto, giocano di volta in volta
a fare i gradassi, i perdenti, i furbi, i vigliacchi, gli innamorati,
impossessandosi delle vite di ignari esseri umani.

L’operazione di decontestualizzazione dei testi originari, già
sapientemente svolta dall’autrice, nella messa in scena viene rafforzata
dalla scelta musicale: come dal centro stesso della Terra, da un magma
vitale primigenio, affiorano inaspettate le vocalità primordiali di
Meredith Monk, fata della musica ambient mondiale. A metà tra i vagiti di
un neonato e i richiami degli animali di un’aia, il suo stile canoro
inconfondibile accompagna quegli «intermezzi» che fanno da necessario
collante ai cinque quadri della Ballata, e dove appaiono proprio quegli
spiritelli impertinenti responsabili delle miserie degli uomini.

Non ci sarà un epilogo felice, anche se è evidente il soffio di leggerezza
che fa della Ballata dei Poveri Diavoli una commedia atemporale, a tratti
surreale, a tratti grottesca, eppure tanto tristemente simile ai drammi
cui oggi assistiamo sonnolenti, quasi assuefatti, dagli schermi dei nostri
televisori.

Mario Tufanisco

PERSONAGGI



Fiore (1° cameriera)

Giara (2° cameriera)

Svelto (soldato spaccone)

Ultimo (operaio)

Grongo (marito)

Perla (moglie)

Stinco (figlio)

Primo (fisico)

Dottoressa Bella



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Il corso è tenuto da Daniela Danesi
tutti i martedì dalle 17.30 alle 19.30

fino 31 maggio 2005
nei locali della Libreria Rinascita
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