La regista Maria Stefanache ci spiega le sue tecniche di lavoro sugli attori

25/mar/2005 17.10.34 compagnia buonarroti Contatta l'autore

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“la parola alla regia.”

 

Articolo scritto dalla regista Maria Stefanache sulle sue tecniche di lavoro.

 

"Nel frattempo che sto preparando e cercando del materiale per scrivere in questa rubrica inedita dove si parla solo dei registi, ho pensato di iniziare con me. Il mio lavoro creativo teatrale di regista é stato sempre focalizzato sull’attore e la sua forte dipendenza dal regista. Ho sempre pensato a come potrei aiutare e rinforzare l’attore nel suo lavoro di studio e ricerca per poter impadronirsi nel miglior modo del personaggio che li è stato assegnato in uno spettacolo. Sono ormai tanti anni che sto facendo pratica nel esplorare nuovi modi di lavoro con l’attore e lavorando con un gruppo di attori in questa direzione, con tenacia e costanza siamo riusciti ad arrivare a un modo di lavoro che è stato messo in pratica con la prima produzione del “Centro Produzioni Teatrali” di Milano, nato nel 2003 dalla necessità di provare tutto quello che si è stato scoperto nei 10 anni di duro lavoro. Per rinforzare l’attore in scena e fargli concentrare tutta la sua energia nello studio e nella costruzione del personaggio ho fatto pratica su “La MEMORIA PASSATA DEL PERSONAGGIO” così ho definito questo nuovo modo di lavorare con l’attore. Come abbiamo lavorato? darò l’esempio del lavoro che ho fatto nella messa in scena dello spettacolo “Omaggio all’Attore” andato in scena al CRT Teatro dell’Arte di Milano a ottobre- novembre del 2004, spettacolo in cui sono riuscita a mettere in pratica il frutto di questa ricerca. Ho scelto 8 monologhi tratti da Medea, Elettra e Le Troiane di Euripide, così gli attori potevano concentrarsi sul loro personaggio ed io potevo lavorare con ognuno di loro anche individualmente. Secondo me un monologo è un concentrato di energia con la quale l’attore deve coinvolgere il pubblico e portarlo con se nella storia del suo personaggio. I monologhi erano di Medea, Elettra, Clitemnestra, Cassandra, Elena, Andromaca, Ecuba e Corifea. Insieme agli attori creavo ogni giorno la memoria passata di tutti questi personaggi tramite le improvvisazioni, così il personaggio iniziava a farsi vivo e a farci capire quale è stata la sua vita passata per poter essere vero e forte nel presente. Do un esempio di lavoro su un personaggio, prendiamo Medea: Lavoro sul monologo di Medea ( Euripide) L’attrice che doveva interpretare questo monologo ( di sicuro conoscete il monologo di Medea quando parla davanti al suo marito Jasone) mi diceva che lei ha sempre lavorato immaginando tutta la vita di un personaggio, ma solo immaginare, cioè a occhi chiusi vedeva le scene di vita passata di Medea dunque un lavoro solo mentale di immaginazione di testa e di testo. Allora si concentrava ad avere tutte queste immagini e accumulava tanta tensione ma che non era intensità, anzi era uno spreco di energia che li dava anche mal di testa. Invece pian piano in questo lavoro si è resa conto che facendo delle improvvisazioni vere e proprie su la vita del suo personaggio Medea, tutto li rimaneva fresco nella memoria e accumulava energia e anche sicurezza del personaggio. Sono tanti gli attori che con l’aiuto dell’immaginazione creano il personaggio… ma so che fanno tanta fatica nel calarsi dentro il personaggio con la solo immaginazione. L’immaginazione non basta per poter creare il personaggio, ci devono essere delle improvvisazioni fatte fisicamente, vissute davvero in prima persona dall’attore, per poter rimanere vive nella chimica del corpo fisico e nella mente e che poi faranno parte della memoria passata del suo personaggio.E’ proprio dentro questo contenitore che l’attore andrà a prendere un’immagine, un ricordo, un azione e tutto quello che avrà bisogno per la costruzione e la creazione del suo personaggio. Nel lavoro davo delle circostanze e dei momenti dall’adolescenza di Medea nella sua casa della Colchide (Georgia) fino al suo arrivo a Corinto (Grecia) insieme a Jasone e i suoi 2 figli . In questo luogo di Corinto succede l’azione del monologo presente di Medea che lo dovrà interpretare davanti al pubblico nello spettacolo per la quale noi abbiamo fatto tutta questa lunga e minuziosa preparazione.Dunque non più immaginare ma scoprire in prima persona da quale passato arriva il tuo personaggio da interpretare in uno spettacolo. Improvvisando su tutti questi momenti e dunque arrivata al monologo l’attrice si è sentita più forte e sicura di quello che stava interpretando. Conosceva più a fondo ( mai sarà abbastanza) il suo personaggio, ormai li era diventato familiare. Nella sua memoria c’era il vissuto in prima persona della vita passata di Medea. L’attrice si sentiva piena di tutta questa vita che ha scoperto tramite il lavoro creativo delle improvvisazioni. Ora lei e il suo personaggio formavano una solo persona. L’attrice ha riconosciuto di aver fatto molta chiarezza sul personaggio e di sentirsi più sicura nel affrontare il testo del monologo. Certo, questo lavoro richiede molto tempo e pazienza, a me ha preso tanti anni e sono contenta di averli dedicati al teatro e spero di farlo conoscere e provare a tanti attori e registi che hanno la volontà e il desiderio di migliorare nel loro processo creativo. Di come è andato in scena lo spettacolo mi limiterò a trascrivere quello che hanno scritto al CRT su un foglio di presentazione dello spettacolo:” Uno spazio, un gruppo di attrici, un testo che si trasforma in materia viva, un pubblico toccato nel cuore e nella mente, questo secondo Maria Stefanache deve essere l’essenza di uno spettacolo teatrale ed è ciò che è successo in ottobre al CRT Salone, dove lo spettacolo ha debuttato.

Maria Stefanache

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