DON FRANCESCO RICCI FIGURA STORICA DEL MOVIMENTO DI COMUNIONE E LIBERAZIONE

16/mag/2005 15.07.28 Museo Cinema Roma Contatta l'autore

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RICORDO DI DON FRANCESCO RICCI

FIGURA ^STORICA^ DI COMUNIONE E LIBERAZIONE





di JOSE' PANTIERI





In questi giorni ho ritrovato, tra una montagna di carte e di ricordi, altre lettere del mio vecchio e compianto amico don Francesco Ricci.

Chi era ?

Diciamo che è stata una figura ^storica^ dei cattolici romagnoli e del Movimento , fondato da don Luigi Giussani, noto prima come ^G.S.GIOVENTU' STUDENTESCA^ e poi divenuto ^COMUNIONE E LIBERAZIONE ^.

Don Francesco Ricci fu una ^figura storica ^ anche per tanti altri motivi, in Italia e all'estero, ma anche per quella previsione curiosa e indovinata con la nomina del Card. Karol Woytila al soglio pontificio.

Don Ricci dirigeva una rivista di studi sulla chiesta dell'est e aveva molto intuito.

Ma veniamo indietro ai ricordi personali che sono anche questi un pezzo di storia.

Lo conobbi quando ero bambino ,dopo la morte del mio primo grande Maestro spirituale , il famoso e amato ^don Pippo ^ ( Mons. Giuseppe Prati ) figura straordinaria e mitica , venerato come un ^santo^.Io ero allora un' animatore a San Mercuriale a Forlì , di un nutrito gruppo di chierichetti, esponente dell'Azione Cattolica, anche con incarichi diocesani.

La città di riferimento era Forli' , dove ho passato gli anni più belli della mia giovinezza.

La nostra amicizia è durata, dalla mia infanzia , con frequenza molto assidue, corrispondenze, e anche qualche discussione animata.

Fu un grande amico ( anche di altezza, perché era nota la sua statura fuori della norma ), fu mio ^padre spirituale^ , mio confessore, confidente, suggeritore e sostenitore.

Fui, forse, per un periodo ,il SOLO amico, il SOLO ^cliente^ , il SOLO fedele frequentatore . Lo andavo a trovare a casa a Piazza Dante Alighieri, vicino al vescovado, poi anni dopo , sempre a casa, vicino alla Stazione , poi negli uffici vari e avevo sempre la precedenza, la corsia preferenziale su tutto e su tutti.

Ma il primo incontro ( o uno dei primi incontri ) fu infelice e desidero raccontarlo, perché sembra incredibile, perché dimostra una grande trasformazione del suo carattere.

Avevo forse dodici anni , siamo negli anni cinquanta, ed ero uno dei tanti ragazzi della diocesi di Forlì che partecipava ad un ^ritiro spirituale^ a Bertinoro.

Don Ricci , giovane sacerdote, probabilmente appena uscito dai seminari, abituato, forse, a regole militaresche e severissime, fu , in quell'occasione, veramente ^irriconoscibile^ da come, anni dopo, tutti lo conobbero.

Tutti i ragazzi , addirittura bambini, vivaci e allegri, dormivano in grandi stanzoni o meglio avrebbero dovuto ^dormire^ , ma giochi e scherzi, anche quelli delle battaglie dei cuscini , delle ^scuscinate^ ci coinvolgevano in una baldoria chiassosa e ^infernale^ non adatta, certo, al ^ritiro spirituale^ .

Don Ricci, furioso e severo, anzi severissimo, quasi come un soldato nazista in un campo di concentramento, ci ordino' il silenzio assoluto e, non ricordo bene per quale motivo, volle conoscere il ^responsabile^ .

Uno di noi,subito, doveva pagare con una punizione esemplare: tornare a casa . Nessuno se la sentiva di autodenunciarsi e così tirò a sorte, scegliendo a caso, un bambino ( forse quello più tranquillo e innocente ) che piangendo dovette tornare a casa . come esempio per tutti. Forse per questo o per altri motivi , di quel prete-lungo, non ne voleva sapere più nessuno.

Io invece lo avvicinavo, lo andavo a trovare, mi confessavo, mi piaceva parlare con lui, intelligente e preparato, moderno e anche allegro, simpatico, sempre più divertente ( quante battute e barzellette ci siamo raccontate.). Per alcuni anni fu un prete ^emarginato^ , non capito, criticato, aveva delle idee moderne, giovanili, una fede profonda, uno spiccato senso dell'organizzazione, delle cose pratiche, era però di salute cagionevole, subì interventi, perse un rene, passò da un'ospedale all'altro.

Spesso lo trovavo a letto, mangiava poco, un piattino di spaghetti all'olio e basta. Aveva, sembra, dei contrasti, con la curia, con il Vescovo. Non aveva una parrocchia fissa, non aveva un seguito di fedeli, di ^clienti^.

Aveva solo un giovane ^cliente^ , assiduo frequentatore, pieno di problemi e di difficoltà, che trovava in lui un'amico, un fratello maggiore, se non un padre. Così per anni fin quando non partii per la Francia, per Parigi. dove lui mi continuava a seguire, con tante lettere, con tanti consigli, con tanti incoraggiamenti.

Tornando da Parigi, con lungi e faticosi viaggi in treno, mi fermavo a Milano, a volte anche per dei brevi periodi e frequentavo una chiesa dove un sacerdote vivace e convincente, teneva le sue funzioni religiose in maniera affascinante e travolgente era don Giussani, con tanti, tantissimi giovani , inquadrati alla perfezione che seguivano tutto con la massima attenzione , rispondendo tutti in coro, che pregavano e cantavano scandendo bene , con partecipazione e convinzione.

Così, quando tornavo a Forlì , correvo a trovare il mio vecchio amico don Ricci ( a cui non ho mai dato del ^tu^ per rispetto filiale ) e gli raccontavo tutto , sia le mie avventure e disavventure parigine, sia queste mie esperienze milanesi con questo gruppo di don Giussani.

Questo mio entusiasmo lo spinse a prendere contatto con Milano e con questa interessante esperienza che stava emergendo e divenne, a tempi brevi, uno di loro, prima per Forli' poi, per incarichi e contatti a più livelli e addirittura all'estero, in America Latina, nei Paesi dell'Est ecc. Fu una figura importante ,storica^,con don Giussani e il Movimento da lui fondato.

Gli erano venute delle energie incredibili, viveva una vita dinamica, superdinamica, era sempre di più irriconoscibile. Frotte di giovani lo seguivano . Mi confidava: ^chiedo a Dio ancora dieci anni di vita per fare qualche cosa di buono^.

Chiedeva ^ dieci anni^ , ma non si risparmiava, in nulla, lavorava senza tregua e per me era sempre disponibile, subito, con corsia preferenziale.

Ecco alcune prove. Alcune lettere autografe, inequivocabili:

Su carta intestata ^G.S. GIOVENTU' STUDENTESCA FORLI'

17-X-1965

Carissimo Jose' ,

anche questa volta , vorrei fare qualche cosa di piu' consistente per te, che non dirti solo delle parole;ma tu lo sai che purtroppo la mia amicizia per te difficilmente è andata oltre ad un incoraggiamento e ad un aiuto morale. E non per cattiva volonta', nemmeno per mancanza di interesse, ma proprio per impossibilità!

Anche questa volta , dunque, devo dirti di tenere duro. Devi farlo per te, per i tuoi, per ciò in cui tu credi, per il tuo avvenire.

Capisco che il momento è difficile, torna una di quelle situazioni in cui tu avverti che le porte si chiudono intorno a te e tu ti senti bloccato e tradito. Eppure quello che hai fatto finora è un buon lavoro, le prospettive non mancano, anche se la tua affermazione ti appare, per ora lontana.

Tu mi puoi certamente obiettare che non si puo' parlare del domani a chi ha bisogno di vivere oggi. Hai perfettamente ragione. Eppure quante volte l'oggi ti è apparso insopportabile e definitivamente chiuso, ma l'indomani ha aperto delle possibilità nuove e inaspettate al tuo lavoro!

Jose', devi credere!

E' vero che non si puo' dire alla pancia ^adesso mancia un bel piatto di fiducia^ invece di darle una bistecca di vitello. Ma l'uomo ha delle insospettate e potenti energie vitali: tu stesso ne sei la prova vivente.

Hai superato delle difficoltà cosi' grosse da spaventare da spaventare chi le avesse valutate a mente fredda.

(.)

Intanto ti seguo con la mia amicizia e con la mia preghiera, che è la cosa piu' grossa che , come amico, possa fare per te. Scrivi

donFrancesco



Ecco un'altra autografa datata Forli' 13-V-1966



(.)

^Insomma, fai il furbo piu' furbescamente che puoi.

Ma se non puoi, facci una fischiatina, perché E' SICURO, E' PROPRIO SICURO , ANZI E' SICURISSIMO CHE C'E' LUI.

E' CHE E' UN DRITTO .

Io e te lo siamo un po' meno, o per questo siamo AMICI tra noi e CON LUI!

DF. ^



Per il momento non aggiungo altro, ma ci ritornerò ancora sopra con altri ricordi.


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ciao
monica

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