Federico Fellini: il mondo visto con gli occhi del clown

01/giu/2011 13.22.16 Circo.it Contatta l'autore

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Non si sa con certezza se Federico Fellini si allontanò davvero con un circo. Lui lo raccontò ma la madre lo smentì. Di certo per il regista riminese il circo fu tutto. Una passione radicale, quasi una ossessione, una lente con la quale guardare il mondo, non solo il cinema. La sua visione della vita era talmente intrisa di amore per il circo e per i clown in particolare, che gli venne naturale suddividere e rappresentare tutte le persone che lo circondavano, comprese le maggiori personalità della vita pubblica, in base alla dialettica tra clown bianco e augusto. Le due maschere immortali del clown: il bianco, il cui trucco ricorda Pierrot, che rappresenta la lucidità, l’eleganza, l’armonia. E l’augusto che incarna la comicità, la follia, la goffaggine. Per dirla con Fellini, il bianco costituisce la figura dominante, che ordina e vuole imporre le sue regole, rappresenta l’uomo borghese per la sua volontà di apparire meraviglioso, ricco e potente. L’augusto è colui che si ribella e diventa tutto il contrario rispetto alle regole e allo stile del clown bianco, presenta un po’ i caratteri del ʻclochardʼ, ha un’immagine sottoproletaria, da corte dei miracoli, è il più amato dal pubblico, soprattutto dai bambini, perché è più simile a loro. Definite le categorie, ecco le conseguenze. Per Fellini Pier Paolo Pasolini è un bianco, del tipo aggraziato e saccente, Michelangelo Antonioni è invece l’augusto, però di quelli silenziosi, muti e tristi. Fellini si sbizzarrisce ad applicare la sua filosofia, a sezionare bianco e augusto ovunque si materializzi un uomo, meglio se famoso: “Gadda è un augusto inesauribile, un gigante entusiasmante, un pazzo favoloso, un grande acrobata che ti cucina a dovere con le sue pagine da applauso”. Splendido ritratto. E poi Moravia: “E’ un augusto che voleva essere un clown bianco. Meglio: è un Monsieur Loyal, il direttore del circo, che cerca di conciliare le due tendenze sopra un terreno obiettivo, imparziale. Picasso? Un trionfale augusto, spavaldo, senza complessi, sa fare tutto: alla fine è lui che la vince col clown bianco. Einstein: un augusto sognante, incantato, non parla mai, ma all’ultimo momento candidamente tira fuori dalla saccoccia la risoluzione dell’inghippo proposto dal furbo clown bianco. Visconti un clown bianco di grande autorità. Hitler: un clown bianco. Mussolini: un augusto”. Chiama in causa anche due papi: Pacelli per Fellini è un clown bianco, mentre Roncalli lo si può “intus legere” solo considerandolo un augusto. Freud è un bianco, Jung un augusto. Leggi tutto su www.circo.it

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