Minnelli&Flangini Il cinema dipinto e le opere tratte dal film Brama di vivere

Minnelli&Flangini Il cinema dipinto e le opere tratte dal film Brama di vivere.

Persone Giuseppe Flangini, Claudio Cipriani, Vincent van Gogh
Luoghi Sud, Milano, Taranto, Washington D.C., Grottaglie
Organizzazioni Italsider
Argomenti cinema, arte, edilizia, industria

31/gen/2012 15.51.00 AISPPD FONDAZIONE ONLUS Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.

L'ESPOSIZIONE DI WASHINGTON DC 15 MARZO 15 APRILE 2012 

 

 

CLAUDIO CIPRIANI PRESENTA UNA SELEZIONE DI OPERE IN CERAMICA CHE TROVANO FONTE PRINCIPALE DI ISPIRAZIONE NEL MAESTRO GIUSEPPE FLANGINI, PROTAGONISTA DELL'ESPOSIZIONE "IL CINEMA DIPINTO"

 

 

 

La mostra propone una significativa selezione di opere di Claudio Cipriani, un giovane artista milanese che, suggestionato dalle opere di Flangini, ha realizzato, appositamente per l'evento, lavori ispirati al tema del lavoro in fabbrica, del disagio esistenziale, del doppio e della maschera. Le opere sono realizzate in ceramica, materiale che l'artista ama molto perché consente di impegnare anche la terza dimensione che simbolicamente aggiunge concretezza al pensiero. 

Claudio Cipriani nasce a Taranto, città di mare del sud Italia in cui la presenza della ceramica è antichissima, in particolare per la prossimità con un paese della provincia famoso per il quartiere delle ceramiche e frequentato spessissimo dall’artista, Grottaglie. L’esperienza adoloscenziale di Cipriani non può non risentire anche del carattere industriale della città. Fra i ricordi più vivi sono le immagini cupe, malate, fuori posto e incisive dello skyline della città come appare dalle finestre dell’appartamento in cui vive con la famiglia fino a quando non si trasferisce a Milano: una distesa di brutte case e palazzi senza storia e amore, in cui l’unico colore totalmente assente è il verde e che culmina con l’orizzonte frastagliato delle ciminiere della ex Italsider, il gigantesco impianto siderurgico che sarebbe dovuto sorgere a trenta chilometri dalla città e che invece confina con le sue case. A questa immagine violenta e innaturale si aggiunge un colore, un rosso cupo, rugginoso. E’ il colore dell’ossido di ferro misto a quello scuro, nerastro, dei fumi di combustione della raffineria petrolifera e delle altre polveri di ossidi provenienti dai depositi minerari a cielo aperto che tutto copre, tutto ammansisce, tutto intristisce. il rosso cupo e bruno tinge tutto per una vasta area intorno allo stabilimento: l’asfalto, i new jersey, ridotti a lamiere arrugginite quando non ancora fagocitati da una vegetazione incolta di cui nessuno si cura, la stessa vegetazione di un verde malato e arrossato, alberi con le fronde che sembrano comparse mal pagate, tutto appare come pellicole dei filmini super8 vecchi di trenta anni.

Forse son queste le ragioni per cui la ceramica non è sola a rappresentare la visione di Claudio Cipriani ma si combina con altre materie come l’acciaio o il ferro che avvicinano concettualmente all’idea del lavoro e della sofferenza e rappresentano efficacemente l’imbarazzo della necessità di sopravvivere con la durezza del sistema di cui si è ingranaggio senza importanza.

L’analisi della dualità fra sofferenza/stanchezza e l’irrimediabile necessità di nutrire il proprio istinto di sopravvivenza trasforma le esistenze in realtà grottesche, artefatte, violentate dall’acciaio, segnate da cicatrici che ricompongono la struttura minandone la funzione, umiliando il libero arbitrio in una riduzione della capacità di critica e quindi della consapevolezza dell’essere tradotto in rapporti schizofrenici con il cibo, che servono solo ad alimentare l’illusione di benessere quando sono in realtà solo vie di fuga verso il baratro.

 

Sono temi che si richiamano sia al pensiero di Flangini sia a episodi pregnanti della vita di Van Gogh: la sofferenza e il disagio del vivere temperati, a volte invece acuiti, dall’amore per l’arte. Oppure a motivi più strettamente vangoghiani quali il desiderio di immolarsi per gli altri, gli umili, i sofferenti, gli ultimi, combinando l’ansia mistica con il fervore ostinato per il lavoro.

 

La ricerca di Cipriani fa continuamente perno sull’indagine della condizione dell’essere e sulla necessità del riscatto, a prescindere dalla fattibilità,  perché nella gran parte dei casi questa trasformerebbe facilmente la speranza in frustrazione. E’ quindi l’alimentazione del sogno che mantiene viva la condizione dell’essere e perché questa si trasformi in “qualità dell’essere” manca solo la consapevolezza su cui è necessario impegnarsi. Questa riflessione è all’origine della “Tazza da pensare”©, tazze che rendono impossibile o difficile bere obbligando così l'interlocutore a riflettere su cosa saremmo se non fosse possibile bere, una costruzione artificiosa e visionaria per creare uno stato di precarietà che obblighi a restituire valore a ciò che si considera (illusoriamente) scontato, perché ci si interroghi su tutte le altre ricchezze “scontate” o vissute distrattamente come il gusto, la vista, l’olfatto…i sensi e, più in generale, la percezione di sé e del mondo in cui si vive.

cinemadipinto.over-blog.it 
ufficio stampa
contatti
blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl