CINEMA E POETI DAL MONDO e film orchestra
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CINEMA E POETI DAL MONDO
settembre/ottobre 2006 all'Esquilino
INFERNAL AFFAIR - CINEMA DAL MONDO
I GRANDI SUCCESSI DEL CINEMA BOLLYWOODIANO ED EGIZIANO
SPECIALE ULTIMO GIORNO DELLA RASSEGNA
Arena Apollo 11 - Itis Galilei, Via Conte Verde 51 - Roma
INGRESSO GRATUITO
In caso di cattivo tempo le proiezioni si faranno nell'Aula Magna allo stesso indirizzo.
LUNEDI' 18/09 ORE 20.30:
POETI DAL MONDO - DI PORTICO 47 presentano: VOCI
Voci sul divano, voci sotto il cuscino, voci nel cortile, voci dietro una porta.
Voci, voci, voci.
Voci che minacciano, urlano, voci nascoste dentro la voce della tivu', voci che non ti lasciano respirare.
Voci che nessuno puo' sentire e nessuno puo' spegnere.
Un "film" scritto e raccontato con i versi, i suoni, le parole, le suggestioni dei poeti di Portico 47.
INTERVALLO: BUFFET con FALAFEL e BEVANDE.
ORE 21.15: SILENZIO... SI GIRA di Youssef Chahine, Egitto, 35mm, 108'.
Silenzio.si gira e' stato presentato al Festival di Venezia nel 2001. Youssef Chahine e' un uomo scomodo: mezzo secolo di attivita' alle spalle, con oltre 40 opere tra film e documentari, considerato il piu' grande e il piu' indipendente regista egiziano, in patria si e' spesso scontrato con la censura. Il motivo: i suoi film mettono in discussione il mondo arabo e le sue istituzioni. Come il fondamentalismo islamico, attaccato frontalmente nel kolossal "Il destino" (1997), il suo capolavoro.
In "Silenzio.si gira!" Chahine racconta "una pericolosa storia d'amore tra una donna artista e un uomo arrivista", come egli stesso l'ha definita. E lo fa con i toni leggeri della commedia musicale. Parla del suo film, ma sopratutto di politica. Il potere da noi e' totalmente corrotto. Nei luoghi della politica e in quelli della comunicazione. Potrei addirittura dire che abbiamo una televisione berlusconiana". A proposito della globalizzazione, dice che "in Egitto non e' arrivata, o meglio e' arrivata ma a vantaggio esclusivo dei ricchi. I poveri sono perduti".
I bersagli polemici del regista sono facilmente individuabili. Lui non fa nulla per celarli: Chi detiene il potere in Egitto sembra aver frequentato un corso di laurea in imbecillita'.
Chahine insiste su un punto: "l'Egitto e' un'autocrazia, non una democrazia. In un paese autocratico la posizione di chi parla liberamente e' sempre a rischio. Per questo e' importante anche l'interesse della stampa straniera. ´Per poter continuare a fare quello che mi sembra giusto e a esercitare la mia arte e il mio diritto di critica ho bisogno di testimoni. Se voi scrivete queste cose, che io considero il governo e la classe dirigente egiziana un gruppo di imbecilli, loro si arrabbieranno, certo, ma questo mi dara' anche piu' forza. Ne avranno paura"
INFO - tel/fax: 06/ 7003901 - segreteria@apolloundici.it - www.apolloundici.it
L'ORCHESTRA DI PIAZZA VITTORIO
di Gabriele Barcaro
pubblicato su Anteprime Dom, 17/09/2006 - 22:24
di Agostino Ferrente
Sceneggiatura: Agostino Ferrente con la collaborazione di Massimi Gaudioso, Mariangela Barbanente e Francesco Piccolo
Fotografia e riprese: Greta de Lazzaris, Alberto Fasulo, Simone Pierini, Giovanni Piperno, Sabrina Varani
Montaggio: Desideria Rayner con la supervisione di Jacopo Quadri
Musiche: L'Orchestra di Piazza Vittorio
Interpreti: Mario Tronco, Agostino Ferrente, Dina Capozio, Mohammed Bilal, Houcine Ataa, Carlos Paz, Rahis Barti, Pino Pecorelli, Peppe D'Argenzio, Piccola Orchestra Avion Travel
Produzione: Andrea Occhipinti per Lucky Red, Agostino Ferrente per Pirata M.C. e Donatella Botti per Bianca Film
Distribuzione: Lucky Red
Nazionalità ed anno: Italia, 2006
Durata: 93'
Data di uscita: 15 settembre 2006 (Roma), 22 settembre nel resto d'Italia
Sito distribuzione
Sito ufficiale
Giudizio (max 5):
3 e mezzo
L'orchestra di Piazza Vittorio - il film - racconta con la precisione del documentario e la partecipazione del diario la genesi dell'orchestra di piazza Vittorio - l'ensemble. La band multietnica (trenta musicisti di quindici nazionalità) sognata, pensata e finalmente realizzata da un casertano e da un pugliese trapiantati nel più multietnico dei quartieri di Roma: Mario Tronco e Agostino Ferrente, novelli don chisciotte/sancho panza (col microfono in resta il paragone iconografico è immediato) che hanno creduto a volte di avere a che fare con i mulini a vento, con "una bella idea che forse solo quello deve rimanere".
Il primo (tastierista degli Avion Travel) sperava di sentir mescolarsi i suoni e le lingue ascoltati per strada. Il secondo (documentarista indipendente) non si arrendeva a chi avrebbe voluto convertire in bingo una sala cinematografica liberty tra le più antiche d'Italia. Nel 2001 artisti, intellettuali, cittadini si uniscono nel comitato Apollo 11 per sostenere le scommesse di questi due giocatori d'azzardo, per puntare e rilanciare, per vincere. Cinque anni dopo c'è di che essere ottimisti - per il salvataggio della sala - e insieme delusi per una promessa di ristrutturazione ancora lontana dall'esser mantenuta, che restituisca alla città uno spazio culturale necessario perché votato all'integrazione.
Eppure di esser pessimisti proprio non ci riesce, dopo aver visto il documendiario di Agostino Ferrente, novanta minuti di energia contagiosa che senza tacere i momenti di frustrazione, restituiscono alla parola utopia il suo slancio vitale troppo spesso dimenticato.
Cinque anni di documentazione, riprese, upgrade, per un film finalmente (non) pronto, ancora - eternamente? - in fieri. In presa diretta su una realtà in continuo divenire - non a caso non si conclude con il primo concerto ma con una jam-session che arricchisce la mappa della creatività di musicisti nuovi - il film va realizzandosi insieme al proprio soggetto, alla ricerca (ma la parola non rende giustizia alla naturalezza del risultato) di un cinema verità che non (ri)costruisce gli eventi ma li vive, su una vespa o tra i manifestanti. Lo sguardo tiene dietro al pensiero che tiene dietro alla vita, in una simultaneità ammirevole che spiega certe annotazioni ironiche in equilibrio tra la spontaneità dell'in e l'intervento del fuori campo, tra la battuta di un protagonista e la posizione della macchina da presa: guardare per credere tutta la sequenza di Raul "Cuervo" Scebba, che ha fatto di un garage ("una mezza porcheria all'argentina") la propria casa e il proprio laborator!
io di suoni.
Cinema di immediatezza rapinosa (i cugini del Rajastan che con il dialogo sulla città eterna farebbero concorrenza a Totò e Peppino) e insieme di messa in scena controllata (i siparietti musical che contaminano Bollywood con la classicità dei Trofei di Mario, Astor Piazzola con i ballerini cinesi), L'orchestra di Piazza Vittorio si muove tra l'incoscienza di chi non sa come andrà a finire e la consapevolezza (o forse la preveggenza) dell'ottimismo della volontà. E scioglie questi e altri ossimori - cinema del reale scritto da quattro sceneggiatori ("come fare la telecronaca prima di una partita di calcio"), film fatto ma non finito - in un risultato capace di astrarre il generale dal particolare. Si scrive Esquilino e si legge Roma. Si scrive Roma e si legge Italia: sospesa tra minacciose manifestazioni xenofobe - immigrati di ieri contro quelli di oggi - e sit-in contro la Bossi-Fini, tra proclami irredentisti dal sapore dannunziano (piazza Vittorio tornerà italiana, come !
ai tempi di Trento e Trieste!), e sberleffi liberatori (siamo incazzati bianchi!). Ma non pensate a un maestrino che voglia impartire la lezione, o a un parroco in vena di prediche: non è la sociologia spicciola a interessare Ferrente, ma la ricchezza umana dei suoi protagonisti, l'ostinazione di Tronco e le storie minime di uomini che si muovono spesso sul filo della legalità. Mentre racconta di loro, parla anche di qualcun altro: di qualcuno che - alle rimostranze di un musicista indiano poco incline a suonare con gli altri - dà per scontato che si tratti di un problema di caste, e invece quello si sente semplicemente l'Uto Ughi del proprio strumento: questione di ego, altro che di paria! Insomma parla di se stesso, forse involontariamente. Ma la scelta di non farsi sconti in sala di montaggio, quella è volontaria: l'ennesimo atto di onestà di un film che di onestà ne ha da vendere.
21 grammi | Main | Forse non tutti sanno che... (1) »
L'orchestra di piazza Vittorio
E' la prima volta che parlo di un film italiano... Questo è particolare...
L'orchestra di Piazza Vittorio
Un film di Agostino Ferrente.
Genere Documentario musicale, colore, 93 minuti. Produzione Italia 2006.
Trama: Un gruppo di artisti e intellettuali italiani, su tutti Mario Tronco, tastierista degli Avion Travel, decide si salvare il vecchio cinema teatro Apollo, che, dopo essere stato declassato a cinema porno, sta per essere trasformato in sala bingo, e di costituire un'orchestra stabile composta appunto, anche e soprattutto, da musicisti extracomunitari.
Uscita nelle sale: a Roma il 15, nel resto d'Italia il 22/09/2006
Una boccata di ossigeno, un filo di speranza per tutti coloro siano convinti che in Italia nulla vada bene e che niente si possa osare. Una favola (reale) dall'imprevedibile lieto fine che riconcilia con il mondo e l'umanità.
Agostino Ferrente, regista e produttore, nel 2001 si fa promotore del gruppo "Apollo 11" e salva lo storico cinema-teatro Apollo dal pericolo di essere trasformato in sala Bingo. Non solo. Assieme a Mario Tronco (membro degli Avion Travel) ha la mirabile idea di formare una orchestra stabile composta da musicisti (professionisti e non, diplomati a un conservatorio e dilettanti incapaci di leggere uno spartito) di tutte le nazioni ma che vivano a Roma, soprattutto extracomunitari.
"L'orchestra di Piazza Vittorio" (a Roma piazza Vittorio è diventato un luogo dove, come dicono Ferrente e Tronco, "gli italiani sono ormai minoranza etnica" e nel bene e nel male sono presenti più di sessanta etnie diverse) racconta questa duplice impresa, una sorta di incubo positivo, mostrando quanto è accaduto negli ultimi cinque anni e come sia stato possibile che un bel sogno, dal profondo significato, si sia trasformato in realtà.
Un documentario (ma è riduttivo qualificarlo tale) che appassiona e coinvolge, commuove emoziona esalta e invita all'applauso spontaneo più di una volta.
Uno straordinario miscuglio multietnico che è una grande lezione di vita, incontro di cattolici musulmani ebrei induisti atei. con un'unica passione, un unico ideale: vivere e convivere. Una "armoniosa diversità" formatasi nonostante leggi restrittive, burocrazia assurda, naturali rivalità, difficoltà economiche, delusioni, diffidenze, defezioni.
Un vero e proprio miracolo che sa tanto di sogno hollywoodiano e che invece si è realizzato concretamente a Roma e che va premiato.
Andate a vedere "L'orchestra di piazza Vittorio": non avrete sprecato il vostro tempo, vi riconcilierete con lo spettacolo cinematografico (vittima di tanta spazzatura in circolazione) e non solo.
Da sottolineare che presentato a Locarno fuori concorso, il lavoro di Ferrente ha entusiasmato il pubblico, ricevendo critiche felicissime ("Una stupenda metafora sulla convivenza sulla quale dovrebbero meditare politici e governanti prima di promuovere altre guerre" Corriere della Sera, "Una delle cose più belle viste al cinema negli ultimi mesi" La Repubblica).
Pubblicato su Cinema4Stelle
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