Comunicato: Il caso Moro, George Hilton, centenario Lattuada e Kiarostami al cinema Trevi la prossima settimana

07/nov/2014 16.04.01 Centro Sperimentale di Cinematografia Contatta l'autore

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La prossima settimana al Cinema Trevi, un ricco programma di proiezioni e incontri

organizzati da CSC-Cineteca Nazionale:

Roma, vicolo del puttarello, 25

 

 

 

11 novembre                Il caso Moro nel cinema di Marco Bellocchio

12-13 novembre           George Hilton, un uruguayano a Roma

14-20 novembre           Centenario Lattuada

15 novembre                Omaggio a Abbas Kiarostami

 

 

 

martedì 11 novembre

 

Il caso Moro nel cinema di Marco Bellocchio

 

Perché gli orologi di Enrico IV indicano le 8:55? Come mai Marco Bellocchio mette in scena se stesso durante la seduta spiritica di Buongiorgio, notte? Nel suo cinema post 1978, il cineasta di Bobbio ci ha sempre parlato (anche) del caso Moro. Attraverso la visione di Enrico IV, Il principe di Homburg e Buongiorno, notte, riproposti in 35mm e in ordine cronologico, è possibile ricostruire un mosaico di indizi, rimandi, collegamenti visibili in filigrana, quando non manifesti, e svelati dal critico Anton Giulio Mancino nel suo volume La recita della storia. Il caso Moro nel cinema di Marco Bellocchio. Saranno gli stessi Bellocchio e Mancino a dialogare di fronte al pubblico prima dell’ultima proiezione, prima di quel Buongiorno, notte nel quale Aldo Moro, finalmente, entra nell’opera del cineasta dalla porta principale.

 

ore 17.00 Enrico IV di Marco Bellocchio (1984, 86’)

«Sta di fatto che, come Moro, l’Enrico IV voluto da Bellocchio vive in un luogo privilegiato sotto costante vigilanza. In questo luogo circoscritto ma tutt’altro che angusto, un castello appunto, quotidianamente va in scena lo spettacolo della sua (finta) follia. E uno dei numeri che si ripete ogni volta è quello del sorvegliato speciale che invoca un perdono salvifico e un’intercessione liberatoria presso la Santa Sede, puntualmente e obbligatoriamente respinti. Storicamente, […] politicamente le cose sono andate per molti versi così: a Enrico IV come ad Aldo Moro» (Mancino).

 

ore 19.00 Il principe di Homburg di Marco Bellocchio (1988, 85’)

«Nella vicenda del rapimento Moro la linea della “fermezza” non è stata esattamente una prova di “coraggio” da parte dello Stato. In compenso, recuperando l’intero testo kleistiano, Il principe di Homburg, […] può permettersi di far pronunciare all’afflitto protagonista, “pazzo” e nottambulo come Moro: “Dicono che nell’aldilà splende una luce come quella del sole che rischiara campi più incantevoli dei nostri. Ci credo. Che peccato che l’occhio destinato a vedere tanto splendore vada in putrefazione”. Sembra proprio di riascoltare uno dei passaggi chiave della lettera del 5 maggio di Moro alla moglie Eleonora: “Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali, come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo”» (Mancino).

 

ore 20.45 Incontro con Marco Bellocchio e Anton Giulio Mancino

moderato da Emiliano Morreale

 

Nel corso dell’incontro verrà presentato il volume di Anton Giulio Mancino

La recita della storia. Il caso Moro nel cinema di Marco Bellocchio (Bietti Heterotopia, 2014)

 

a seguire Buongiorno, notte di Marco Bellocchio (2003, 107’)

«Con Buongiorno, notte prende di petto il sequestro Moro, il caso per eccellenza che da vari film serpeggiava, si insinuava, ne ipotecava l’andamento. Un caso di parricidio simbolico e di delitto politico vero, in cui una giovane terrorista dal nome emblematico, Chiara, e dalle molteplici facce, assemblata unificando vari prototipi reali […], scongiura fino all’ultimo l’assassinio non simbolico di Moro, padre costituente e putativo» (Mancino).

Ingresso gratuito

 

12-13 novembre

 

George Hilton, un uruguayano a Roma

 

«Il suo cognome d’arte evoca lusso, magnificenza, e rispecchia una carriera cinematografica ricca di soddisfazioni che ha compiuto mantenendo, col suo fascino languido e tenebroso, un divismo mai ostentato.

George Hilton, al secolo Jorge Hill Acosta Y Lara, uruguayano di Montevideo, ha interpretato numerosi film in due terre che lo hanno adottato artisticamente: l’Argentina, in cui ha vissuto le prime esperienze da “attor giovane” recitando pure in radio, a teatro e nei fotoromanzi, e l’Italia, paese in cui è arrivato per un segno del destino e dove ha costruito gran parte della sua filmografia. Da protagonista, o affiancando attori del calibro di Van Heflin, Enrico Maria Salerno, Klaus Kinski, Ernest Borgnine, ha spaziato da un genere all’altro seducendo sullo schermo (e non solo) attrici dalla bellezza mozzafiato quali Edwige Fenech e Carroll Baker. A scorrere il suo lungo elenco di pellicole manca forse il “film dei film”, quello che in altri casi lega indissolubilmente il proprio nome a un personaggio, un titolo o un regista. Questo però ha consentito ad Hilton di passare con disinvoltura dallo spaghetti-western (Le colt cantarono e fu… tempo di massacro, Il tempo degli avvoltoi, Vado… l’ammazzo e torno, Ognuno per sé) al bellico (La battaglia del deserto), dal thriller (Il dolce corpo di Deborah, Lo strano vizio della signora Wardh, Tutti i colori del buio, Mio caro assassino) al poliziesco (Torino violenta), con qualche incursione nella commedia (Ricchi, ricchissimi… praticamente in mutande, Fuochi d’artificio)» (Fabio Micolano).

 

mercoledì 12 novembre

 

ore 17.00 Sette ore per una soluzione imprevista di Michele Massimo Tarantini (1973, 92’)

«Per riavere dei negativi compromettenti, il killer George Anderson accetta di eliminare il capocantiere dell’armatore Kavafis. L’omicidio fallisce e il killer si trova braccato dalla polizia e dallo stesso Kavafis» (Poppi-Pecorari). Con George Hilton, Rosemarie Dexter e Giampiero Albertini.

 

ore 19.00 Il dolce corpo di Deborah di Romolo Guerrieri (1968, 94’)

Marcel, appena sposato con Deborah, è sempre ossessionato dal suicidio della sua ex fiamma. A complicare il tutto, c’è qualcuno che perseguita la giovane coppia di sposini. «Avvincente e ben condotto, Il dolce corpo di Deborah presenta anche qualche buon momento di suspense grazie all’uso intelligente di un refrain di musica classica usato ossessivamente come preludio alle apparizioni del finto spettro. La frase con cui si conclude il film, pronunciata da Carroll Baker, “non si è mai ricchi abbastanza”, condensa in sé tutto il cinismo dei personaggi di questi film che si muovono in ambienti ultralussuosi, ma per i quali una prospettiva di ulteriore arricchimento è già movente sufficiente a giustificare i più efferati delitti» (Bruschini-Tentori). Grande cast: Carroll Baker, Jean Sorel, George Hilton, Evelyn Stewart, Luigi Pistilli.

 

ore 21.00 Ricchi, ricchissimi… praticamente in mutande di Sergio Martino (1982, 122’)

«Durante un processo i protagonisti narrano le loro disavventure» (Poppi). «Pippo Franco, Edwige Fenech, Renato Pozzetto, Lino Banfi, Janet Agren rappresentano un bel quintetto comico ed infatti il regista Sergio Martino, specializzato in cose del genere […] l’ha sfruttato non proprio male, secondo il moderno spirito della commedia all’italiana» (Bassoli). Hilton interpreta il ruolo particolare di uno sceicco…

 

giovedì 13 novembre

 

ore 17.00 La più grande rapina nel West di Maurizio Lucidi (1967, 112’)

«Dopo aver rapinato una banda alcuni banditi, euforici per il successo, mettono a soqquadro una cittadina, uccidendone lo sceriffo. Il fratello di quest’ultimo, insieme a un amico – che vuole impossessarsi del bottino – dà la caccia ai malviventi» (Poppi-Pecorari). «Qui la “trovata”, unico lampo di genio di molti western all’italiana, si tinge di misticismo. […] Il film si muove sui binari soliti, qui, però, resi più scorrevoli da un fil di logica e da un pizzico d’ironia che reinverdisce un genere che si avvia all’immortalità» («Film Mese», febbraio 1968). Con George Hilton e Hunt Powers.

 

ore 19.00 Ognuno per sé di Giorgio Capitani (1968, 110’)

Liberamente ispirato a Il tesoro della Sierra Madre di John Huston, il film è incentrato sull’impossibilità di fidarsi realmente di qualcuno. La cornice del western, la ricerca dell’oro come soggetto diventano dei pretesti per raccontare gli sguardi, i cenni, frammenti di un’umanità pronta ora a tradirsi, ora a illudersi, ora a legarsi morbosamente. «Il miglior film di Giorgio Capitani, oltre che il suo unico western. Scritto da Fernando Di Leo e Augusto Caminito. “Giorgio Capitani aveva tra le mani una sceneggiatura talmente bella [...]. È lì che incominciai a ficcare elementi di psicanalisi, odio tra fratelli [...], insomma cercai di imbottirli un po’ culturalmente” (Di Leo). Nelle intenzioni di Di Leo si sarebbe dovuto chiamare Ognuno per sé (e Dio per nessuno)» (Giusti). Con Van Heflin, Gilbert Roland, Klaus Kinski, George Hilton.

 

ore 21.00 Incontro con George Hilton, Romolo Guerrieri, Sergio Martino

moderato da Fabio Micolano

 

a seguire Mi sono… persa di Emanuele Panatta (2008, 11’)

Un puzzle di una vita, la scoperta di se stessa attraverso le immagini rubate. Un thriller psicologico della durata di 10 minuti scanditi da una sequenza fotografica... Esordio alla regia di Emanuela Panatta, una delle stelle del programma cult degli anni Novanta Non è la Rai, poi attrice, danzatrice, docente di movimento scenico e training fisico per attori.

Ingresso gratuito

 

a seguire Di Tresette ce n’è uno tutti gli altri son nessuno di Anthony Ascott (1974, 93’)

«I due amici George Hilton e Chris Huerta sono alla ricerca di un tesoro nascosto da un vecchietto e se la vedono con la banda di Veleno, cioè Alfio Caltabiano. Tra quelli che menano ha un gran ruolo Nello Pazzafini. Divertente» (Giusti).

Ingresso gratuito

 

14-20 novembre

 

Centenario Lattuada

 

A distanza di cinque anni dalla retrospettiva alla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro (21-29 giugno 2009), organizzata dal Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale, replicata a settembre dello stesso anno al Cinema Trevi, si torna a rendere omaggio ad Alberto Lattuada, nel centenario della nascita.

 

venerdì 14 novembre

 

ore 17.00 La freccia nel fianco di Alberto Lattuada (1945, 82’)

Dal romanzo omonimo di Luciano Zuccoli. «Lattuada ha sentito il carattere vecchiotto e un po’ salottiero della vicenda e nella prima parte del film si è sforzato di ricostruire, sullo sfondo di un castello nobilesco, l’ambiente di dissipazione e di decadenza mondana in mezzo al quale si svolge l’infanzia del precoce piccolo musicista […] Meno ci convincono le parti che vogliono illustrare il successo del musicista al concerto. La seconda parte, con il ritorno al castello e l’adulterio ha assai buoni argomenti e Lattuada, al contrario di Zuccoli, tratta con molta serietà il problema del peccato» (Moravia).

 

ore 19.00 Il bandito di Alberto Lattuada (1946, 84’)

«Reduce dalla prigionia in Germania, Ernesto arriva a Torino, uccide lo sfruttatore della sorella, diventa capo di una banda e muore in uno scontro con la polizia. Film neorealista sui generis: il suo neorealismo è tutto nella prima, suggestiva sequenza, ma poi si trasforma in una gangster story di modello americano sulla quale il regista innesta la sua cultura cinematografica. […] A. Nazzari vinse il Nastro d’argento come miglior attore» (Morandini).

 

ore 20.45 Il delitto di Giovanni Episcopo di Alberto Lattuada (1947, 92’)

«Il protagonista, che narra di sé in prima persona, è un impiegato dell’Archivio di Stato, un tipo dostoevskiano di “umiliato e offeso”, succube di un uomo prepotente e sanguigno, un certo Wanzer che vive di espedienti e di cui egli ha sposato l’amante Ginevra. A Ginevra lo lega una sensualità avvilente e miserabile, avendo per unico bene lo struggente amore per il figlio Ciro, decenne» (Cosulich).

 

sabato 15 novembre

 

ore 17.00 Senza pietà di Alberto Lattuada (1948, 90’)

«L’ambiente delle donne costrette dalla miseria alla crudeltà e all’amarezza del commercio con i soldati stranieri, e quello degli speculatori trafficanti, riprodotti senza compiacimenti di effetti facili, inquadrano la vicenda candida di un negro e di una ragazza: non c’è vizio ma dolore, non abbruttimento ma coscienza, e in tutti un’ansia di liberazione e di purificazione, fuorché nei loschi affaristi solo intenti al denaro, al loro mestiere di sciacalli mai sazi» (Valori).

 

ore 19.00 Il mulino del Po di Alberto Lattuada (1949, 104’)

«Tratto dal terzo volume del romanzo di Riccardo Bacchelli, Il mulino del Po è un film corale, in cui i personaggi di primo piano vengono sommersi dalla folla, dalla vasta corrente del fiume, dall’accaldata pianura ferrarese. Lattuada vi racconta la storia d’amore della mugnaia Berta Saraceni e del contadino Orbino Verginesi; ma principalmente racconta un brano di storia della pianura padana, la nascita del socialismo in una zona che ancor oggi ospita le più accanite lotte di fazioni. I contadini scoprono per la prima volta la forza della solidarietà, e collaudano con lo sciopero tale forza ancora incerta, per opporsi al dispotismo del padrone» (Baracco).

 

Omaggio a Abbas Kiarostami

 

ore 21.00 Incontro con Bahman Maghsoudlou

moderato da Donatello Fumarola

 

a seguire Abbas Kiarostami: A Report di Bahman Maghsoudlou (2013, 88’)

Un’analisi dell’etica dello sguardo di Abbas Kiarostami, attraverso i suoi primi lavori, inclusi il suo primo corto (Bread & Alley, 1970) e soprattutto la sua opera d’esordio, The Report. Questo primo esempio della filmografia di Kiarostami ci mostra dall’interno la sua poetica, tutta umanistica, unendo cioè racconto allegorico con cifre stilistiche più legate al documentario, alla presa sul reale, grazie a una sensibilità neorealista, arrivando così a esplorare la reale natura ontologica del film come finzione. Questa etica ed estetica del cinema di Kiarostami è presente in ogni suo film, fino ai recenti Copia conforme (2010), Qualcuno da amare (2012). Abbas Kiarostami: A Report è un vero e proprio atto d’amore per il cinema di Kiarostami da parte del critico e produttore Bahman Maghsoudlou, con interviste a critici e storici del cinema, fra i quali Andrew Sarris.

Ingresso gratuito - Versione originale con sottotitoli in inglese

 

domenica 16 novembre

 

ore 17.00 Luci del varietà di Federico Fellini, Alberto Lattuada (1950, 98’)

«Il capo di una compagnia di guitti (Peppino De Filippo) che presenta la sua scalcinata rivista in meschini teatri di provincia, inganna un’innamorata (Giulietta Masina) con una fresca campagnola (Carla Del Poggio) che l’abbandona per un impresario (Folco Lulli). Più che di Lattuada, il film reca l’impronta di Fellini. Già si avverte il suo “universo”, la divertita tenerezza, la tristezza ironica, il gusto per il barocco, l’amore per il povero mondo dei “guitti”» (Sadoul).

 

ore 19.00 Anna di Alberto Lattuada (1951, 107’)

«Anna è una sirena di locali notturni, è l’amante del barista (Vittorio Gassman), cui ella soggiace con l’oscura impressione d’una degradazione e d’una colpa, come al vizio d’una droga. Si innamora di lei un giovane signore di campagna (Raf Vallone) in cui ella intuisce che cosa può essere il compagno ed amico di tutta una vita. Finirebbe col consentire a sposarlo, e gli si presenta in casa dopo aver attinto ancora una volta all’uomo che la domina in ogni fibra, se non che, alla vigilia delle nozze, un incontro fra l’amante e il fidanzato si conclude in una tragedia» (Alvaro).

 

ore 21.00 La tempesta di Alberto Lattuada (1958, 122’)

«Un cadetto della zarina Caterina II si presenta ubriaco fradicio al cospetto di lei. Viene allontanato per punizione e, per avventura, salva da sicuro assideramento l’indomito Pugaceev, cosacco che diverrà protagonista di una prodigiosa ribellione. […] Il massimo incasso della stagione 1957-58. Dice lo stesso regista: “È un film popolare ma anche una lezione di storia”» (Sesti).

 

Ingresso 4 euro – rid. 3 euro

 

 

Susanna Zirizzotti

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