MICS ADDIO ? - ARTICOLO DI ANTONIO MAZZA

27/feb/2007 23.00.00 Museo Cinema Roma Contatta l'autore

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IL M.I.C.S. -MUSEO CINEMA SPETTACOLO ROMA
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RIPRODUCIAMO UN RECENTE ARTICOLO APPARSO SU UNA NUOVA TESTATA GIORNALISTICA TELEMATICA
^VOCEDITUTTI^ A FIRMA DI ANTONIO MAZZA DIRETTORE DEL GIORNALE
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Cultura

M.I.C.S. addio?



di Antonio Mazza




(foto a dx: Filoteo Alberini 1867-1937 (Papà del cinema Italiano))

Sull'ultima edizione della guida di Roma del Touring Club, a pagina 917, v'è un ampio spazio dedicato al MICS, Museo Internazionale del Cinema e dello Spettacolo, fondato e diretto da Josè Pantieri, collezionista e storico del cinema. Ospitato nei locali di un ex pastificio dei primi del '900, in via Portuense 101, il Museo occupa un'area di 1500 metri quadrati e, come si legge nella guida, "conserva un patrimonio inestimabile", fatto di due milioni di foto, cinquemila film, costumi, manifesti, cimeli, distribuiti lungo un percorso che, simbolicamente, traccia la storia di quella che qualcuno ha chiamato la Settima Arte. Il Museo, dopo un lungo travaglio, aveva finalmente reperito una sede idonea, non solo perché preziosa testimonianza di archeologia industriale, ma anche per il suo legame ideale con il cinema (il costruttore del pastificio era il nonno di Roberto Rossellini e qui De Sica ambientò alcune scene di Ladri di biciclette). Con il vincolo messo dalla Sovrintendenz!
a per i Beni Culturali il MICS sembrava aver trovato una sua stabilità quando, all'improvviso, si è incrinato tutto. Ovvero, le avvisaglie già c'erano, perché da molto si parlava di sfratto del Museo per vendita dell'immobile, malgrado il suo rilevante valore storico. Così il Comune aveva indicato dei locali all'Eur ma ora, con i sigilli apposti dall'ufficiale giudiziario, sembra che traslocare non sia facile in quanto, come nota Pantieri, era stata promessa una cosa e viene offerta un'altra. Dai 2500 metri quadri iniziali si è passati a 1100, senza finestre, sotto gli uffici della Questura, cosa questa pericolosa per via delle pellicole infiammabili (e un tempo lo erano tutte) che devono avere uno spazio ben definito. Che fare? Pantieri ha ricevuto un'allettante offerta dall'Austria, un castello vicino Vienna ove sistemare il suo immenso materiale e, per ora, attende una risposta più precisa da parte del Comune. Di certo vorrebbe che tutto restasse a Roma e noi con lui, pe!
r non perdere questo Museo "di grandissimo valore e notevole interesse
storico", come è stato definito da autorevoli personalità. Ma parliamone più in dettaglio.



(Josè Pantieri (fondatore e direttore del M.I.C.S))


(La Nave (Ambrosio film !920))





(Lanterna magica (Francese primi del 900))


(Lyda Borelli (1911))




Dunque, 1500 metri quadri di esposizione, con una cineteca di 5000 film, da fine '800 al muto, biblioteca specializzata, emeroteca, laboratorio di restauro, testimonianze d'epoca. Ed ecco locandine, costumi, manifesti, pezzi unici, come la cinepresa "Debrie", di Giovanni Vitrotti, pioniere del cinema italiano, il brevetto di Filoteo Alberini, inventore del kinetografo, primo apparecchio da ripresa ("bruciato" sul tempo dai fratelli Lumière), un'Ambrosio 35mm. anni '10, il vestito della "divina" Francesca Bertini, eccetera. E poi le lanterne magiche, le "nonne" del cinema, e tutta una serie di macchinari, fino ai giorni nostri, dove molto materiale è ormai da museo (vedi le moviole di montaggio). E non dimentichiamo i film muti, fra i quali autentici gioielli come La Gerusalemme liberata (1911), di Enrico Guazzoni, con Amleto Novelli (il kolossal è nato in Italia: Griffith si ispirò a Guazzoni e Pastrone), Rapsodia satanica (1915), di Nino Oxilia, con Lyda Borelli, altra gran!
de diva, La nave (1920), di Gabriellino D'Annunzio, con Ida Rubinstein, un raro frammento di Teresa Raquin (1914), di Nino Martoglio e, chicca assoluta, Trilussa che recita le sue poesie. Da citare anche i deliziosi Pathè-movies, colorati a mano, pellicole virate di vario genere, pionieri dell'animazione come Emile Cohl, il genere "slapstick" o delle torte in faccia (Max Linder in particolare) ed altro ancora, per la gioia dei cinefili. Infine le pubblicazioni, saggi che focalizzano un personaggio o un periodo della storia del cinema, con una ricerca accurata, di sapore filologico. Magnifico artefice di tutto è Josè Pantieri, il quale, giovanissimo, si stabilì a Parigi dove frequentò gli "studios" e la Cinématheque Française, facendosi una solida cultura, soprattutto di classici. E divorava film su film, gomito a gomito con gli intellettuali che gravitavano nell'àmbito dei mitici Cahiers du Cinéma, registi che hanno fatto la "Nouvelle Vague": Jean-Luc Godard, Louis Malle, A!
lain Robbe-Grillet, Françoise Truffaut (che Pantieri ricorda come "una
persona gentile e raffinata"). Conobbe Marcel Carné, Jean Gabin, René Clair, Jacques Tati, il "maestro" Marcel l'Herbier (cito la sua bellissima versione muta del pirandelliano Fu Mattia Pascal), Catherine Deneuve e il fondatore della Cinématheque, Henry Langlois (del quale Pantieri si considera allievo). Negli studios di mattina, interpretando piccoli ruoli con Minnelli, Blasetti ed altri, e in cineteca la sera, abitando in una classica soffitta parigina. Vita molto bohémienne, animata dall'amore viscerale per il cinema che, gradualmente, lo spinse a diventare collezionista, "per conservare la memoria". E' così riuscito a salvare preziose testimonianze del cinema muto, con fatica e sacrificio, restaurando film che altrimenti sarebbero andati letteralmente in polvere (sulle pellicole del passato bisogna intervenire in modo deciso, a causa dell'emulsione molto delicata, magari facendo un controtipo. Per incuria è andato perduto l'85% della produzione mondiale, un danno enorm!
e soprattutto per il cinema italiano, attivissimo nel periodo del muto).



(Rina de'Liguoro (da Messalina 1923))


(Romolo Bacchini 1914)




E ora? Ora s'apre una fase di transizione ma non sappiamo quale ne sarà lo sbocco, ovvero dove alloggerà la nuova sede del MICS. Ci vorranno alcuni Tir per il trasloco, peraltro subordinato all'inventario, ovviamente. Vienna attende, ma Pantieri preferirebbe che il Museo non varcasse i confini ed è quindi disponibile ad accettare ospitalità da altre città italiane. Chi ama il cinema non può non sperare che prevalga il buon senso, soprattutto trattandosi del "cinema dei nonni", cioè la nostra memoria collettiva visiva. Non deve andare dispersa, sarebbe un sacrilegio culturale, credetemi.



(Spettro vendicatore (Roma film 1914))





(26.02.2007)






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