Comunicato stampa: The Sky Before the Eyes - Un film di Simona Chiapparo al Modernissimo di Napoli.

04/giu/2007 06.10.00 Scuola di Cinema Pigrecoemme Contatta l'autore

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TheSky Before the Eyes

 Un filmdi Simona Chiapparo al Modernissimo.

 

Il giorno 7 giugno 2007 a partire dalle ore19:30 presso la Sala Videodrome del Modernissimo,  saràproiettato  ilvideo “The sky before the eyes(2006),di Simona Chiapparo con Giorgio Pinto ed Elena Raffaella Ruggieri,prodotto daGiovanni Galano per l’Accademia delle Scienze, delle Comunicazioni edelle ArtiMediterranee nell’ambito del progetto “Iluoghi della memoria” .

Nediscutono con l’autrice il Prof. VincenzoEsposito, direttore del Museo di Anatomia Umana (SUN), i referenti diCasadella Città (Dipartimento di Urbanistica del Comune di Napoli), RosarioGallonee Corrado Morra docenti, rispettivamente, di Regia e Sceneggiaturapresso lascuola di cinema Pigrecoemme Pigr nell’ambito della presentazione delprogetto“Anatomy”, analisi multi-disciplinare  suspazi umani/urbani delle odierne metropoli. Modera la giornalistaFrancescaPilla.

Secondaprova come filmaker di SimonaChiapparo, “The sky before the eyes ” èun documentario, proiettato inanteprima presso gli spazi milanesi di Isolacasateatro nel mese diOttobre2006, mirante a realizzare (attraverso un registro narrativo che sicontaminacon i linguaggi espressivi della videoarte) un racconto per immagini del patrimonio memorialedellaperiferia nord di Napoli – area, in genere, poco considerata da tutteleodierne speculazioni, autentiche e non, sui vissuti delle periferieurbane.  Racconto che si sviluppa comeideale seguito di un precedente lavoro di ricerca sulla Napolisuburbana di SanPietro a Patierno– sfociato nella pubblicazione di un volume “Memoriedi corpi urlanti”  firmato dallastessa Chiapparo – e che individua, quale  strutturaportante la vicenda popolare di unbizzarro funambolo, noto come “Arturo sopra i fili”.La vicenda diGiovanniGeramo, famoso come eroe popolare con il nome di “Arturo sopra i fili”attraversa la narrazione per immagini della memoria della periferianord diNapoli spaccata in due dalla costruzione dell’aeroporto di Capodichino.Laleggenda di Arturo ricollega il doloroso passato del quartiere, apartire  dall’occupazione nazista che costrinsei suoiabitanti a vivere per giorni nascosti nelle fosse del vicino cimiteromonumentale di Napoli alla storia recente delle floride masserie oggiridottead informi relitti di periferia fino all’incontro con una naturaselvaggia  che continua a resistere sotto ilcementodella disastrosa ricostruzione seguita al terremoto del 1980.

Se è vero,come scriveva Deleuze, che la  memoria per immagini può essere solo colta, nell’istante della suaesposizionein una superficie, in cui far affiorare diversi pianiintensivi/sensibili, “Thesky before the eyes mira a svelare l’intreccio delletemporalitàsoggiacenti l’inconscio collettivo della periferia nord di Napoli.Intreccioche può svelarsi, muovendosi in una duplice direzione: quella dellastratificazione in filigrana delle immagini nella tessitura disuperficie delvideo e quella propria delle immagini dialettiche. Fedele all’assuntodiBresson che rifiuta il valore assoluto di un’immagine, il video “Thesky before the eyes” – anche grazie all’incandescente corpodel suoattore principale Giorgio Pinto, nelruolo di “Arturo sopra i fili” sifocalizza su un peculiare lavoro di montaggio. Montaggio inteso comeritmo,frammentazione delle immagini, montaggio che si sviluppa come visioneravvicinata al corpo – il corpo dei paesaggi di periferia, il corpodegliattori – montaggio che mira a raggiungere il luogo ultimo in cui sicristallizza la memoria dei luoghi, dei vissuti. Ecco allora lecollezioni deicrani del Museo Anatomico di Napoli. 

Ecco che latrama filmica che si viene adintrecciare nel mediometraggio, alterna il documentario al linguaggiodellavideo-arte, facendo susseguire la denuncia sociale – di cui GiorgioPinto neipanni di Arturo è appassionato oratore – allo svelamento di uno spazio(che puòcrearsi solo nella mente e nel corpo dei fruitori) in cui far emergereil gridodi dolore – soggiacente alla storia di San Pietro a Patierno  -  che rimandaalla celebre affermazione di Sigmund Freud per cui "alla basedella memoria c'è sempre ungrido di dolore” e da cui è stata derivata la tripartizione delmediometraggioin “Erinnerrung”(memoria), “Schrei”(grido), “Schmerz”(dolore).Doloreattraverso cuiriconciliarsi con una natura selvaggia e allucinante – la natura ruraledi SanPietro a Patierno che resiste, nonostante la devastazione delel sueterre edelle sue tradizioni - da cui ripartire per ridare un senso al passatoe perriaprire gli occhi, soprattutto quelle delle giovani generazioni delquartiere,a nuove possibilità di futuro.

E’ così chesi potrà anche scegliere di non alzare gli occhi al cielo – per citare “Arturo” che,  richiamandosi al celebre romanzo di FlanneryO’ Connor, decida alla fine di abbandonare i “fili”, perché infondo “il cielo è dei violenti” - e diaccettare che sia proprio questo cielo a guardare, come un immensoocchiosilenzioso, la nostra solitudine di uomini confusi e persi nelle cittàsmembrate e vaganti dell’immaginario contemporaneo.

 

Infoline:3392422852

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