omaggio a Petri

omaggio a Petri La sconcertante attualità de' "L'assassino" di Elio Petri Mercoledì 27 alle ore 20 "Quello che passa al Convento" proietterà il capolavoro del grande regista Mercoledì 27 maggio, alle ore 20 si conclude, con la proiezionede' "L'assassino", datato 1961, il tributo ad Elio Petri, evento speciale della seconda edizione di "Quello che passa al convento", promossa dal Convivio delle Arti dei Rozzi e degli Accordati, presieduto da Vito Puglia, con il contributo del Comune e dell'Ente Provinciale del Turismo di Salerno, del Pastificio Amato, della Centrale del Latte e di Salerno Energia e la collaborazione della web radio Unis@und, ospite di Marco De Simone gestore del Convento San Michele.

25/mag/2009 18.50.42 Olga Chieffi Contatta l'autore

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La sconcertante attualità de’ “L’assassino” di Elio Petri
Mercoledì 27 alle ore 20 “Quello che passa al Convento” proietterà il capolavoro del grande regista
Mercoledì 27 maggio, alle ore 20 si conclude, con la proiezionede’ “L’assassino”, datato 1961, il tributo ad Elio Petri, evento speciale della seconda edizione di “Quello che passa al convento”, promossa dal Convivio delle Arti dei Rozzi e degli Accordati, presieduto da Vito Puglia, con il contributo del Comune e dell’Ente Provinciale del Turismo di Salerno, del Pastificio Amato, della Centrale del Latte e di Salerno Energia e la collaborazione della web radio Unis@und, ospite di Marco De Simone gestore del Convento San Michele.
Un antiquario in piena ascesa socio-economica (Marcello Mastroianni) viene accusato dell’omicidio della sua ex amante (Micheline Presle) con prove apparentemente schiaccianti. Il commissario che investiga sul suo caso (Salvo Randone) sin dall’inizio non ha alcun dubbio: l’uomo è colpevole e può essere sottoposto a qualsiasi trattamento purché confessi.
Il risultato sarà un forzato esame di coscienza che renderà palese all’antiquario quanto siano squallidi la sua vita e il suo ambiente. L’eccellente coppia di attori Mastroianni-Randone (Nastro d’argento ’62 come miglior attore non protagonista) domina una trama ben costruita – tra gli autori.
Petri pone l’accento prima sull’angoscia, poi sullo scoramento dell’indiziato, cui non viene concesso mai il “beneficio del dubbio”; ogni espediente, ogni tipo di pressione psicologica è concessa e alla fine anche lo spettatore è costretto dubitare circa l’innocenza dell’uomo la cui vita viene impietosamente svelata minuto dopo minuto, attraverso incalzanti e significativi flashback.
Nella sua ascesa verso una ambita posizione di “benessere” economico, l’antiquario ha dovuto infatti accettare una serie di compromessi ed agire in modo spesso riprovevole: ha truffato gli amici comprando a poche lire oggetti antichi rivendendoli poi a prezzi altissimi, si è lasciato sedurre dalla moglie di uno di loro per trarne vantaggi economici, ha ingannato la sua ingenua e fedele cameriera offrendola ad un cliente. Nonostante debba sopportare situazioni al limite della tortura psicologica, l’uomo è soprattutto vittima del “processo” che fa al suo passato in cerca degli elementi che la Giustizia potrebbe usare per accusarlo, scoprendosi in troppe occasioni colpevole di atti ignobili.
E quando il vero assassino della sua ex amante finalmente confessa, l’antiquario lascia il carcere, apparentemente sconvolto da ciò che ha visto osservandosi per la prima volta attraverso lo specchio della sua coscienza latitante; ma basteranno pochi giorni per far scomparire ogni pentimento o rimorso e l’uomo ritornerà alla sua squallida esistenza così come la aveva vissuta prima del giorno dell’arresto.Già maturo nonostante fosse alla sua prima regia – aveva fatto esperienza come soggettista – Petri affronta con stile inconfondibile le tematiche che sarebbero poi divenute centrali nel suo cinema, quel rapporto suddito-autorità giunto alla massima espressione nel capolavoro Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. I metodi della polizia sono incivili, l’atteggiamento del commissario è sconcertante: il cittadino-suddito è in balia della Giustizia – o meglio di chi dovrebbe amministrarla – indifeso ed apparentemente senza diritti.
Neanche la “società” si salva da questo affresco davvero poco edificante; come affermato dallo stesso regista: “oggi i personaggi del neorealismo non sono più quelli di un tempo, c’è un ritorno ai miti borghesi, al mito del denaro, al mito del sesso, uno spreco di energie senza un vero profondo sforzo spirituale. Un fenomeno che provoca la corruzione. Un tempo, c’erano cose più serie, più vere, c’era una rivoluzione, c’era da costruire una repubblica”. Non manca una certa ironia nel proporre questa storia, amara e spiacevole, che ha il pregio – come molte altre raccontate da Petri – di essere terribilmente attuale.
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