Intervista di Alessia Mocci a Nicoletta Nuzzo ed al suo “Un gatto senza vanità”

29/dic/2010 18.12.23 Alessia Mocci Contatta l'autore

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Non ti stressare con l’ossessione di un corpo che deve essere utile, che deve comunicare… il corpo sa più cose di quelle che noi possiamo conoscere, lasciamogliele dire, ed è questa una cosa che tu sai fare quando vivi come sei, ed è lì la tua perfezione.”

 

Un gatto senza vanità”, edito nel 2010 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Trasfigurazioni”, è la seconda pubblicazione dell’autrice Nicoletta Nuzzo, nel 2006 infatti ha pubblicato “Cronache di un gatto perfezionista” edito dalla casa editrice Manni Editori. “Un gatto senza vanità” ripercorre con uno stile diaristico il sentimento dell’autrice per il suo gatto Ugo e dell’autrice per la madre scomparsa. Scrivere come antidoto di dolore, scrivere ad Ugo per sentire solidarietà e comprensione da un essere vivente che non giudica e che non si dedica al pregiudizio.

Nicoletta Nuzzo è stata molto disponibile nel rispondere ad alcune domande su “Un gatto senza vanità”. Buona lettura!

 

 

 

A.M.: Quando e perché hai iniziato a scrivere “Un gatto senza vanità”?

Nicoletta Nuzzo: Quando  ho perso mia madre dopo la sua malattia, la scrittura è ritornata ad essere il mio antidoto contro il dolore ma anche possibilità di unità nelle crepe che si erano aperte nel mio io. A fare da “spola tra le correnti dell’io” (come dice la poetessa Annamaria Farabbi) un gatto di nome Ugo, un gatto di mare, un gatto del Salento dove cominciano le mie radici. Ho deciso  di raccontare ad un gatto cose così importanti della mia vita per la sua libertà mentale…gli umani spesso sono troppo intrappolati dai loro pregiudizi e dalla loro stessa cultura.

È iniziato così  un dialogo per me salvifico narrato in “Cronache di un gatto perfezionista” (Manni, 2006) e poi in “Un gatto senza vanità” (Rupe Mutevole 2010). I due libri raccontano del mio percorso di identità al femminile: nelle Cronache i temi sono quelli della libertà, del sapere, della colpa, dell’interezza.

 In particolare in “Un gatto senza vanità” il tema è quello del femminile materno sia come rapporto con l’oscuro materno nella sua ambivalenza tra rapimento e devastazione sia come affidamento a madri simboliche (amiche, filosofe, scrittrici…) da cui trarre forza e conoscenza. L’esigenza profonda è quella di individuare un immaginario simbolico femminile cui fare riferimento, in cui muoversi a proprio agio senza le frammentazioni e le moderazioni a cui ci ha sottoposto lo sguardo maschile.

 

 

A.M.: Con cinque aggettivi sapresti descriverci Ugo?


Nicoletta Nuzzo: Ugo è:

perfezionista perché pensa di poter essere amato solo se dimostra di essere bravo e perché teme di sembrare ridicolo “sbagliando”;

 

empatico in quanto Ugo vive costantemente  in ascolto, in empatia, e questo gli assorbe molte energie perché fa suo il malessere degli umani che a volte gli rimane incollato addosso e così abdica per amore, non solo alla felicità che pure è iscritta nel suo Dna, ma anche alla vanità come gioia di essere;

 

solitario ha infatti bisogno di un suo spazio vitale fatto di rifugi irraggiungibili per  i suoi riposini e le sue meditazioni da yogi senza interruzioni;

 

nostalgico perché si muove a suo agio solo in luoghi che già conosce, solo con le persone che già conosce…l’ignoto è fonte di tensione e richiede molte delle sue energie per essere esplorato;

 

riflessivo e così ogni suo movimento, anche il più semplice come quello di attraversare una stanza, gli richiede uno “studio” molto minuzioso.

 

 

 

A.M.: Qual è la percentuale di Nicoletta Nuzzo all’interno di “Un gatto senza vanità”?


Nicoletta Nuzzo: Davvero  molto alta: la scrittura è un modo di entrare in contatto con la parte più profonda di me, una specie di  esercizio di identità ed a volte l’unica dimora possibile…

Ma Ugo è ben presente: non è solo il mio alter ego od un gatto metafisico…la sua presenza è stata molto forte perché in un momento di disagio esistenziale e spirituale mi ha saputo “parlare”, ha rappresentato la più immediata rivelazione del divino come forza spirituale e universale.

 

 

 

A.M.:  Prosa e Poesia. “Un gatto senza vanità” è pregno di entrambe. Ci spieghi il perché di questa scelta stilistica?

Nicoletta Nuzzo: È stato un percorso naturale, necessario, legato all’evolversi della narrazione: quando il racconto culmina con l’irruzione delle forze primordiali e rigeneratrici (simboleggiate dal ritorno della Gatta bianca e dalla presenza del mare) il ritmo passa dalla prosa alla poesia per poi trovare  un equilibrio  nella contaminazione prosa-poesia nell’ultima parte diaristica del libro, contaminazione di generi nell’oscillazione del quotidiano tra interno ed esterno, sogno e realtà.

 

 

A.M.: Secondo te, qual è il target dei lettori di “Un gatto senza vanità”?

 

Nicoletta Nuzzo: Il libro narra di una passione, quella per la propria identità di donna, ma per distinguere se stesse da una madre vissuta come onnipotente ed inglobante quanti sensi di colpa!  E quante scissioni e solitudine per distinguersi dalle immagini e ruoli predisposti da una tradizione patriarcale che ha separato Logos e corpo ed identificato la donna solo col corpo, con la parte deperibile e peccaminosa…“Mettersi al mondo”, diventare se stesse è dunque un percorso   faticoso in cui prevale la sensazione  di trovarsi strette tra due forze contrapposte: quella del passato con i suoi fantasmi e quella del nuovo senza punti di riferimento. Ma è anche vero che  si può attingere forza e consapevolezza dalla genealogia di donne maestre, di madri simboliche (Maria Zambrano, Virginia Woolf, Simon Weil…) Per questi motivi il libro può trovare una forte risonanza nelle donne che hanno provato in modo viscerale il desiderio di essere se stesse, ma riguarda tutte le persone che sono in cammino nella ricerca di sé e di un’altra visione del mondo.

 

 

 

A.M.: Cos’hai provato quando hai tenuto in mano per la prima volta il libro?


Nicoletta Nuzzo: Beh nonostante sia una perfezionista ho provato la gioia di vedere  qualcosa di più bello di come l’avevo immaginato…i colori pastello, il formato, i caratteri di stampa, la sovracopertina di carta di Fabriano fatta a mano…cose di altri tempi! E poi che dire della copertina con l’illustrazione di Marina Alberghini Pacini ….un regalo indimenticabile  la presentazione e le illustrazioni di Marina Alberghini Pacini, incisore, saggista, autrice di biografie feline(che si basano su documenti inediti di artisti ed artiste la cui vita è stata influenzata dai gatti) e Presidente dell’Accademia  dei Gatti Magici. Ci tengo a dire che l’Accademia è la prima e l’unica di questo tipo, è internazionale e senza fini di lucro, con sede in una villa di Fiesole, e da 25 anni ha lo scopo di diffondere ed approfondire la Cultura del Gatto, (medium culturale di artisti e civiltà), e di riunire tutte le persone che hanno contribuito con le loro opere  a questo scopo.

Tra gli Accademici molti i nomi illustri: Doris Lessing, Dacia Maraini, Jorge Louis Borges Pietro Citati, Franca Valeri,Giorgio Celli, Danilo Mainardi…

…e nel 2008 nel nostro piccolo anche io ed Ugo siamo diventati Accademici.

 

 

A.M.: Che ne pensi della tua casa editrice? Consiglieresti Rupe Mutevole?

Nicoletta Nuzzo: È stato un colpo di fulmine quello per Rupe Mutevole… stavo selezionando via Internet decine di case editrici, alla ricerca di quella cui affidare “Un gatto senza vanità”, ero molto diffidente…c’erano voluti tanti anni  di mio allenamento emotivo e tutta la pazienza di Ugo per arrivare a quella scrittura, non avrei sopportato che il libro venisse ristretto, allargato, confezionato come una merce qualsiasi…e poi c’erano le illustrazioni di Marina Pacini che erano parte integrante del racconto, un incontro magico tra segni di scrittura e segni d’arte a cui non avrei mai rinunciato… e molte case editrici storcono il naso davanti alle illustrazioni perchè sembrano sminuire l’importanza del racconto!

Per non dire della contaminazione prosa-poesia, l’avrebbero considerata un’interruzione della narrazione piuttosto che una sua evoluzione…Con questi pensieri girovagavo su Internet quando “per caso” mi sono imbattuta in un libro di Rupe Mutevole, mi colpì l’eleganza e la raffinatezza della copertina e quando sul sito lessi un brano di Haria , prosa densa di “un sentire femminile” …e poi  i nomi delle collane (Trasfigurazioni, Letteratura di confine, La Quiete e l’ Inquietudine..)…e la linea editoriale improntata alla sperimentazione narrativa…sì mi sentivo “a casa”…così nel giro di tre mesi il libro fu pubblicato ed io ed Ugo fummo felici e contenti.

Rupe Mutevole l’ho già consigliata e continuerò a farlo perché fa qualcosa di raro e speciale “ha cura delle parole e delle persone”!

 

Nicoletta ha decisamente chiarito la sua posizione sulla casa editrice Rupe Mutevole, e sulle sue scelte stilistiche. È realmente complesso alcune volte poter mantenere le proprie idee sul libro, congratuliamoci con Nicoletta per la sua ricerca e pazienza.

Link recensione “Un gatto senza vanità”:

http://www.teramani.net/public/post/un-gatto-senza-vanita-di-nicoletta-nuzzo-rupe-mutevole-edizioni-355.asp

 

Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

http://www.rupemutevoleedizioni.com/

http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

http://www.poesiaevita.com/

            http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

 

Alessia Mocci

Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

 

 

 

 

 

 

 

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