Intervista di Alessia Mocci a Federico Li Calzi ed al suo “Poetica Coazione”

02/feb/2011 16.19.25 Alessia Mocci Contatta l'autore

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Poetica Coazione”, edito nel 2009 dalla casa editrice Tra@art, è l’opera prima di Federico Li Calzi. Il libro è una raccolta di circa novanta liriche che esplora tre tematiche fondamentali “La notte”, “L’estate” e “L’amore”. Tematiche che vengono affrontate con uno stile proprio dell’autore, infatti, Federico si è esercitato per anni prima di iniziare questo progetto letterario, voleva aver saldo in mano uno stile e un’idea. La silloge è velatamente divisa in tre parti fluide. La prima parte vede un forte rapporto sentimentale ormai caduto da tempo immemore, la seconda racconta di un amore giovanile, e nella terza si riprende con il primo rapporto che pare aver istinto di se ma non in presenza.

La determinazione di Federico si nota anche dal modo nel quale affronta la pubblicità del suo “Poetica Coazione”: l’autore ha donato ben 500 copie alla Biblioteca di Palermo e nel suo sito c’è la possibilità di scaricare gratuitamente ed interamente la raccolta di poesie. Una scelta ardita potremo ben dire ma l’autore risponde con le rime a questa nostra domanda. Buona lettura!

 

 

 

 

A.M.: “Poetica Coazione” è la tua prima pubblicazione. Da quando ti diletti nella scrittura?

 

Federico Li Calzi:  La passione per la scrittura nasce con lo stesso scrittore. Sembra retorico ma passione e scrittore convergono sullo stesso piano.

Da bambino trascrivevo sulla carta emozioni, ricordi, (attingevo allora dalla musica, che insieme alle parole esercitavano nella mente uno stato evocativo di serenità) certo erano pensieri riferiti e non vissuti di persona.

Poi il tempo, l’autocritica, hanno lavorato la materia, distruggendo costantemente lo stile che di volta in volta nasceva sotto la mano, “scrivendo molto e strappando moltissimo”, fino a raggiungere la forma, il ritmo desiderato.

 

 

A.M.: Federico Li Calzi è un imprenditore. Come hai conciliato lavoro e passione? Qualcuno ti ha dato del matto?

 

Federico Li Calzi: Per un imprenditore l’organizzazione è l’imperativo; e proprio questo necessita per conciliare le due cose.

Preferirei certo che la passione divenisse lavoro; purtroppo ai tempi nostri l’arte non è un mestiere, almeno che non si voglia vivere da nomade; e poi un artista deve sempre mantenere libero lo spirito intellettuale,  “poter dire questo non lo scrivo” cioè rifiutare il termine di produzione.

Certo, soprattutto amici e parenti, qualcuno anche con l’intento di screditarti, in particolare tipi che dicono intendersi di cultura. Ma basta crederci ed essere decisi.

 

 

A.M.: Cos’è per te la poesia? Quali sono i tuoi autori guida?

 

Federico Li Calzi: Diceva Pavese: “La poesia non è un senso ma uno stato, non un capire ma un essere”.

Per me la poesia è: lo stile dell’autore (che tende sempre verso nuove forme), un modo di vedere il mondo, qualcosa che vive dentro il poeta come un costante punto di domanda che si genera  da un nucleo centrale di creatività inalterabile.

La poesia è passione, (sentirsi invasati da una forma da un ritmo che ti tormenta); è libertà, di esprimersi, di vivere, di vedere le cose secondo il proprio punto di vista (garantirsi cioè la posizione quando questa ha un pensiero che per definizione non ha fondo o riscontro nella realtà, ed è puro partito preso, scatti dell’intelligenza).

La poesia non ha  limiti o compromessi, cui tende la mente umana; l’autocritica è un mezzo per superare se stessi; il gusto, il libero arbitrio, la cultura, sono un sale che, con piacere, dosa chi scrive.

Non c’è una risposta a questa seconda domanda. Chi ama l’arte stima ogni forma d’ espressione, ogni autore che è riuscito a meravigliarlo, proverò comunque a tracciare una linea degli autori che più hanno influenzato il mio pensiero.

Dante anzitutto, (il percorso intrapreso per comprendere la grandezza di questa figura)  la severa scelta di regole formali ed intellettuali; non riempiva mai una pagina per sfogare una piena, ma di questa piena faceva meditazione e pretesto di scrittura; tutto era vagliato ed entrava nell’opera  solo se rispondeva alla realtà da lui creata cioè, il punto di vista che si era garantito.

Artisti come Platone, Dostoevskij, Shakespeare , sono creatori di situazioni stilistiche, asceti, i grandi teorizzatori dell’arte, sono coloro che non cadono mai nella bella frase; (ovvio dire che un poeta oggi deve esprimersi con il linguaggio attuale, sarebbe altrimenti  arcaico).

Leopardi  è stato il poeta dello stile costruito: abbandono di vecchi schemi, nuove  immagini,  descrizioni nette, nuova linfa musicale del verso; filosofo delle umane illusioni. 

Pascoli con la rielaborata semplicità del “Fanciullino”; l’eleganza Dannunziana della bella frase.

Il novecento ed il suono Montaliano dei Mottetti  la sintesi della forma nel verso.  Pavese con il ritmo la cadenza affabulatoria del verso lungo di “Lavorare stanca”.

Per arrivare infine ai poeti dei giorni nostri, cioè coloro che hanno segnato la frattura con la lirica dopo gli anni cinquanta, (con l’ingresso nella poesia di un linguaggio parlato) i protagonisti della neoavanguardia, “Gruppo 63” Sanguineti, Zanzotto, Bertolucci, Fortini fino a Magrelli e Frasca.

 

 

A.M.: Quali tematiche sviluppi all’interno di “Poetica Coazione”?   

   

Federico Li Calzi: Le tematiche sono i luoghi,  le pulsioni ed i sentimenti dell’infanzia divenuti simbolo  “mito” nella coscienza. Sono tre principalmente, La Notte, L’Estate, L’amore e si sviluppano nello svolgersi di “Poetica Coazione” in un intreccio che per definizione non vuole definire nulla a parte la parola.

 

 

A.M.: Nel tuo sito internet dai la possibilità di scaricare velocemente ed  interamente il libro gratuitamente. Non pensi che questo sia controproducente per la casa editrice e per te autore?

 

Federico Li Calzi: No, non lo penso. La casa editrice mi ha semplicemente ceduto il marchio, io sono rimasto possessore di tutti i diritti, solo per questo ho avuto la libertà di fare questa scelta, diversamente sarei rimasto legato alla modesta promozione e diffusione a livello provinciale o regionale che poteva offrirmi una qualsiasi casa editrice di piccolo livello.

E poi bisogna saper cogliere le mutevoli esigenze della società, sfruttare le opportunità ed il web oggi è una di queste, ma  anche qualsiasi altro mezzo di comunicazione. Un giovane autore che vuol farsi conoscere deve proporsi con elasticità nel mondo di oggi popolato dall’indifferenza; dare prima di ricevere.

Gli unici giovani che le grandi case editrici propongono come “scrittori” sono coloro, che per       un qualche fatto di cronaca o di gossip hanno scalato le vette dei giornali posizionandosi per mesi alle prime pagine; (a parte casi di personalità note perché operano da anni nel settore culturale, ma non si tratta di artisti)  la cultura purtroppo non crea interesse, come un fatto di cronaca, nell’opinione pubblica quindi non è occasione di lucro; e forse anche giusto che sia così.

 

 

A.M.: La novantina di poesie della raccolta sono state scritte dal 2005 al 2009. È accaduto qualcosa di particolare nel 2005 che ti ha invogliato a mettere su carta i tuoi pensieri?.

 

Federico Li Calzi: No, dopo un percorso artistico personale durato circa vent’anni ho semplicemente raggiunto la forma, il ritmo che desideravo. Ma anche nel passato le tematiche della mia poesia sono sempre state le stesse; diceva Calvino “amo gli scrittori che trattano sempre lo stesso argomento”.

 

 

A.M.: Stai già pensando ad una seconda pubblicazione?

 

Federico Li Calzi: Sì, il problema sarà il nuovo stile da adottare, la forma (perché è sempre lì dove si sente la stanchezza) che dovrà modellare la materia  “poesia”; certo mi aiuterà in questo il lavoro svolto in passato, la cosiddetta “mano fatta”.

 

 

A.M.: Che cosa ti aspetti dal 2011?

 

Federico Li Calzi: Diceva Ernest Hemingway: “Oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno, ma ciò che farai in tutti i giorni che verranno dipende da quello che farai oggi”. Non mi interessa molto il futuro e non mi aspetto nulla in genere. Mi preoccupo più del passato, perché ciò che sono oggi dipende da quello che ho fatto ieri. Cerco di affrontare  il presente e superarlo per gradi.                                                                   

Sono cresciuto con questa educazione semplice,  chiara, dovuta all’ ambiente, agli studi sui grandi autori, (gli esempi di rigore, gli asceti, i teorizzatori dell’arte) alla musica che mi ha formato, all’esempio di persone vicine che mi hanno trasmesso il valore di credere nelle cose. Forte di questi principi ho  lavorato saldo, senza mai tentare salti empirici. Partendo ogni giorno da zero, cosciente e lucido dei miei limiti, senza punti riferimento nel caos della vita, cercando  di dare un senso a quello che facevo.                                                                                                          La frase di Hemingway   è  la formula rivista di quello che i latini sostenevano già tremila anni prima  (faber est suae quisque fortunae).

 

“Faber est suae quisque fortunae”: ognuno è artefice della propria fortuna. Ed auguriamo dunque che Federico Li Calzi riesca nel suo percorso poetico e letterario, di sicuro non gli manca la determinazione!

 

Link sito dell’autore nel quale potrete scaricare gratuitamente “Poetica Coazione”:

http://www.federicolicalzi.it/

 

Link di due recensioni su “Poetica Coazione”:

http://www.express-news.it/cultura/i-versi-di-%E2%80%9Cpoetica-coazione%E2%80%9D-di-federico-li-calzi-traart/

 

http://www.liberolibro.it/federico-li-calzi-poetica-coazione/

 

Alessia Mocci

Responsabile dell’Ufficio Stampa “Poetica Coazione”

 

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