Conversazione sul libro "Cento Madri" di Alfonso Lentini

Il piccolo protagonista è piccolo solo in apparenza, e il suo universo, chiuso dalle pareti del palazzo in cui vive, non è che il preludio di qualcosa di ben più ampio.

21/apr/2011 16.15.21 Francoise Calcagno Art Studio Contatta l'autore

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Sabato 30 aprile, alle ore 18.30, presso il Françoise Calcagno Art Studio, in campo del Ghetto Nuovo a Venezia, Francesca Brandes interverrà sul libro di Alfonso Lentini “Cento madri” e ne discuterà con l’autore.

 

Cento madri” - edito da Foschi e vincitore del premio “Città di Forlì” - viaggia al tempo del monologo interiore: una sorta di ode al femminino, ma visto dal basso e da occhi non femminei. Il piccolo protagonista è piccolo solo in apparenza, e il suo universo, chiuso dalle pareti del palazzo in cui vive, non è che il preludio di qualcosa di ben più ampio. Sullo sfondo di una Sicilia opulenta, languori e ribellioni si confondono gli uni negli altri: così come la vita, la morte, il sesso, la perdita e l’illusione. In ognuna di queste stazioni si ferma la mente del protagonista: che si autodenuncia traditore fin dalla primissima riga, e per mano accompagna lungo la trama delle sue riflessioni, dei suoi segreti, delle sue contraddizioni. Tutto quello che è necessario accada accade attraverso il pensiero e la percezione (…). Tutto è avvolto da una sottile pellicola di mistero, i simboli sono scopertamente importanti, la lingua si piega all’invenzione, all’umore, all’ambiguità percettiva e diventa una specie di gesto. Riuscirà la malia delle “Cento madri” a dominare il piccolo protagonista, ad asservirlo all’universo che gli ha creato tentando di cucirlo addosso al suo stesso respiro? Per capirlo occorre entrare nel “madrificio”, e ascoltare il suono del suo incantesimo che, da sempre, lega il dono all’abbandono.

(Michela Fregona)

 

Alfonso Lentini, poeta, saggista, narratore, è anche artista. Questa sua collaterale vocazione è ben presente nel suo ultimo lavoro letterario, Cento Madri, che esce a distanza di quattro anni dal romanzo Un bellunese di Patagonia, storia di un emigrante alla rovescia, e di sei anni da quell’autentico gioiello costituito dal Piccolo inventario degli Specchi, dove Lentini usa un oggetto, appunto lo specchio, per proporre una singolare storia del mondo, ma soprattutto per mostrarci il lato nascosto e oscuro dell’anima umana.

Anche in quest’ultimo romanzo c’è un mondo, quello delle Cento Madri, racchiuso in una grande casa in una regione geografica facilmente identificabile nella Sicilia. E c’è una sorta di esplorazione delle profondità di un uomo, a partire dalla mitica infanzia di “principino”, circondato, protetto ma anche soffocato dalle madri del titolo, fino alla dolorosa, inevitabile decisione che sarà svelata solo nel finale del libro, ma preannunciata già nell’incipit: “Io, che ho commesso il delitto più atroce, ho avuto cento madri”.

(Gian Maria Molli)

Cento madri è appunto un “romanzo”, come suona la copertina, ma che cosa vi si narra? e come lo si narra? Se è romanzo, è una prova di congedo dalla antiche norme del genere, una prova in cui l’autore sembra perseguire gli stessi fini della propria attività di artista visivo: parole che si fanno materia, e che in quella materia trattengono una robusta carica espressiva.

(Antonio Castronuovo)

 

Via di mezzo tra poème en prose e ‘mito’ in lasse, in Cento madri la lingua impera sì, ma senza soffocare né minimamente scalfire l’efficacia e l’integrità della fabula, che avvince e coinvolge, come si dice, dal primo all’ultimo rigo. (…) Se la nostra società letteraria somigliasse anche solo in minima parte a quella degli anni Sessanta, se i vari D’Orrico che ammorbano le nostre gazzette valessero un’unghia di Luigi Baldacci o un capello di Carlo Bo, quest’opera sarebbe accolta con cento ovazioni.

(Gualberto Alvino)

 

C’è l’andare sinuoso della melodia in Cento madri di Alfonso Lentini. Quel filo ritorto che è innanzitutto del poeta, e affabula di versi la storia, la immerge in una profetica omnitemporalità.

(Francesca Brandes)

 

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Alfonso Lentini è di origine siciliana, ma vive da oltre trent’anni a Belluno, dove insegna e si occupa di scrittura e arti visive. Fra i suoi libri, La chiave dell'incanto (Pungitopo, 1997), Mio minimo oceano di croci (Anterem, 2000), Piccolo inventario degli specchi (Stampa Alternativa, 2003) e Un bellunese di Patagonia (Stampa Alternativa, 2005).

Nelle sue numerose mostre e installazioni tenute in Italia e all’estero propone opere basate sulla valorizzazione della parola nella sua dimensione materiale e gestuale.

 

Francesca Ruth Brandes vive ed opera tra Verona e Venezia. Saggista, curatrice e critica d’arte, ha scritto e condotto per RadioRai programmi di attualità culturale. Si è spesso occupata di tematiche ebraiche. Ha pubblicato, fra gli altri, per i tipi di Marsilio Itinerari ebraici del Veneto, oltre a testi per il teatro e cataloghi monografici. Fra i suoi libri di poesia, il più recente è Trasporto (Lietocolle, 2009). E’ collaboratrice del Centro Internazionale della Grafica di Venezia, dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia, del Gruppo di ricerca visuale Verifica 8+1 di Venezia-Mestre.

 

 

 

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