«Si deve parlare di pedofilia a scuola»

26/giu/2011 17.35.43 Edizioni La Zisa Contatta l'autore

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«Si deve parlare di pedofilia a scuola»

L'ESPERTO. Il bergamasco Massimiliano Frassi, presidente dell'associazione Prometeo, segue da anni le vicende legate alle violenze sessuali commesse sui più piccoli
«Quello di Vicenza non è un caso isolato. L'informazione fin dai banchi di studio è decisiva per sconfiggere i predatori di bambini»
26/06/2011
 

Massimiliano Frassi, presidente dell'associazione Prometeo Onlus per la lotta alla pedofilia e la tutela dell'infanzia violata, ha presentato "Il libro nero della pedofilia" per le edizioni "La Zisa" nella sala polivalente a Ponte di Barbarano. Inevitabile parlare con lui della vicenda del pediatra Mattiello arrestato per violenza su minori
«Purtroppo non è l'unico caso del genere - spiega -, anche a Bergamo, dove vivo, un medico di base che ha visitato i bambini di un intero quartiere è accusato di questi reati terribili. A Vicenza bisogna elogiare la polizia per l'attenzione, la prudenza e la determinazione con cui hanno affrontato il caso. È molto importante agire come si è fatto col pediatra, per evitare che chi compie questi reati riesca a trovare scappatoie per farla franca».
Come si spiega, Frassi, che una persona che gode della fiducia della comunità possa rendersi protagonista di simili comportamenti senza che nessuno se ne accorga per anni? «Purtroppo il pedofilo, che io preferisco chiamare "predatore di bambini" - risponde -, è quasi sempre una persona di cui ci si fida, un insospettabile difficile da individuare. È un seduttore e manipolatore che con una pianificazione criminale prima di agire conquista la fiducia dei familiari, in alcuni casi grazie al proprio ruolo di medico, operatore sociale o parroco per fare alcuni esempi, e poi mantiene nel terrore la vittima che subisce gli abusi e non ha il coraggio di parlare».
A questo punto, Frassi, è giusto chiedersi come ci si deve comportare per scoprire gli abusi o per prevenirli. «Bisogna avere il coraggio di parlarne come fanno in America da anni - aggiunge -, dove nelle scuole ci sono conferenze e incontri con esperti. Più se ne parla, più diminuiscono i casi. Inoltre, i genitori devono informarsi sulle persone cui affidano i loro figli: chiedere alla scuole quali protocolli seguano per i casi sospetti, come scelgano gli insegnanti e gli educatori, se sono in contatto con le forze dell'ordine. Bisogna fare di tutto per rendere la vita difficile ai predatori di bambini. Inoltre, va segnalato ogni minimo sospetto alle forze dell'ordine: solo così si mantiene alta la guardia».
Frassi analizza che è fondamentale far capire alle vittime che nessun abuso rimane per sempre, si può tornare a vivere una vita normale. «Ci sono molti casi - spiega - in cui bambini e bambine riescono a superare i traumi e poi diventano uomini e donne capaci di innamorarsi e di avere bambini. Purtroppo ci sono anche casi in cui le ferite rimangono aperte, come un'anziana signora che seguiamo che ha 86 anni e gli abusi avvenuti 83 anni fa sembrano accaduti ieri, o una ragazza che ha subito abusi dai 3 ai 17 anni e si è tolta la vita a 21». Il fenomeno della pedofilia, osserva l'esperto, è in aumento e in mutazione. «I casi che abbiamo esaminato - conclude - fanno vedere che chi commette questi crimini arriva da percorsi diversi. Ma, come dicono gli esperti dell'Fbi, bisogna ricordarsi che l'organo più sviluppato del pedofilo è il cervello con cui per anni inganna chi ripone fiducia in lui e mantiene nel terrore e nel silenzio le vittime. Il pedofilo non è un malato, è una mente criminale».

Nicola Rezzara
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