Intervista di Alessia Mocci ad Anna Luciani e Stefania Giovando - Senza rete - Rupe Mutevole Edizioni

04/lug/2011 14.10.32 Alessia Mocci Contatta l'autore

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“‘Mi permette? È meglio provvedere, prima…’ la voce beffarda la colse impreparata, mentre la mano snella e curata del bello e impossibile si allungava a porgerle un fazzoletto immacolato, invitandola a passarlo sull’orlo del bicchiere. Si girò e istintivamente prese il fazzoletto che l’uomo le porgeva, rimanendo poi con la mano a mezz’aria, lo sguardo furente e la bocca semiaperta, in cerca dell’invettiva galante ma acuminata che non le venne.”

“Senza rete”, edito nel 2009 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Trasfigurazioni”, è un romanzo atipico che racconta la vita di alcuni personaggi che dal mondo della chat si estendono in quello reale. Anna Luciani e Stefania Giovando sono le due sagaci autrici che quasi per gioco si sono cimentate nella scrittura a quattro mani…un gioco che ha creato una storia piena d’attualità e di interesse linguistico per la presenza della scrittura web.

Anna e Stefania si sono dimostrate gentilissime nel rispondere ad alcune domande sulla loro opera, sulla loro vita e sulle novità editoriali che stanno portando avanti. Buona lettura!

 

A.M. : Scrivere a quattro mani. Perché? Com’è nata l’idea?

Anna Luciani: Perché? Beh, si potrebbe dire: perché no?  L’idea è nata per caso, all’inizio poteva sembrare assurda, vivevamo a settecento km di distanza e quasi non ci conoscevamo! La nostra amicizia è nata in modo virtuale per motivi professionali, poi, frequentandoci in chat e nel forum, abbiamo scoperto questa passione in comune che Stefania coltivava da sempre con ottimi risultati. Io avevo fatto dei tentativi  un po’ più sottotono e stranamente un po’ mi vergognavo di questa mia propensione alla scrittura, ma sentivo una forte empatia con questa nuova amica ed un giorno, quasi per gioco, abbiamo detto : “Proviamoci !” Ci abbiamo provato: ci siamo incontrate ed abbiamo steso una sorta di canovaccio, poi ognuna di noi ha cominciato a scrivere inviando tramite mail il pezzo che poi l’altra continuava, se lo riteneva opportuno, altrimenti lo rimandava dicendo che “sentiva” che non era il suo momento… e così via, capitolo dopo capitolo.

Stefania Giovando: Ognuna di noi aveva già scritto per conto suo, poi un giorno ci siamo dette: “Proviamo insieme?” ed abbiamo iniziato quest’avventura, che intendiamo continuare. Scrivere insieme, infatti, è… frizzante, stimolante, energetico. Non puoi farti vincere dalla pigrizia, scrivendo con un’altra persona, non puoi distruggere tutto, se ti prende la crisi da pagina bianca (anzi te la fai passare subito), senti dentro di te una spinta emozionale stupenda, si sviluppa una specie di istinto del predatore, per cui ogni immagine che vedi, ogni voce che ascolti, ogni parola che leggi diventa funzionale all’opera che vai elaborando e fonte di ispirazione. Naturalmente occorre una grande sintonia per scrivere insieme. Molti pensano che “Senza rete” sia stato scritto in storie suddivise: questa a me, questa a te. Niente di più falso. Abbiamo scritto insieme, sentivamo quando era il momento che a continuare fosse l’altra e oggi non sappiamo più chi ha scritto che cosa. Altri possono lavorare con un altro metodo, ma è così che lavoriamo noi.

 

A.M.: Qual è la tua fonte di ispirazione?

Anna Luciani: Più che dire la fonte, direi le fonti di ispirazione. Osservare  un oggetto, un panorama oppure qualcuno incontrato dal panettiere e che stranamente ti suscita qualcosa, magari solo per un particolare, un sorriso uno sguardo, il colore degli occhi e scoprire che è quello il personaggio o l’ambiente che cercavi, poi provare a mettere insieme vari pezzi. Come un puzzle od un collage, ogni personaggio non è altro che un elemento che trova al momento giusto la sua collocazione.

Stefania Giovando: La vita. Gli scrittori, sia quelli con la S maiuscola sia quelli con la s minuscola, sono sostanzialmente e metaforicamente dei “ladri”. Rubano di tutto: un paesaggio, uno scorcio, un colore, un suono, una parola, uno sguardo, una nota musicale: vedono un raggio di sole che entra nella stanza e ci saltano dentro, ascoltano una canzone e  ne cavalcano l’armonia, colgono uno sguardo e vi leggono oltre… È la vita a ispirarli, giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto.

 

A.M.: L’importanza del linguaggio della chat. Quanto pensi stia influendo nel mondo reale?

Anna Luciani: Sicuramente il linguaggio della chat cambia anche il modo di scrivere: si usano un lessico più stringato e parole abbreviate (anche se certi orrori, come, per esempio, “xké”, “okki”, “knd” sono difficili da “digerire”), ma il fatto di digitare e di vedere poi le parole scritte sul monitor fa riflettere su ciò che si scrive. In effetti la parola scritta resta lì e può diventare un macigno nella comunicazione. Io credo che continuare ad erigere una barriera tra mondo virtuale e mondo reale sia errato, perché oggi i confini tra questi due mondi non sono più tanto netti come prima. Parlare di “realtà reale” e di “realtà virtuale” è una contraddizione in termini. Molto spesso i nostri figli vanno lontano per studio e lavoro e la chat aiuta  a mantenere contatti  che altrimenti sarebbero più labili. Per la cronaca ho due figli che lavorano all’estero e con i quali comunico attraverso la video chat. Ho due figli virtuali ? J

Stefania Giovando: Il linguaggio della chat, pur essendo scritto, è per necessità più veloce e sintetico, ma non necessariamente più povero. Ci sono le emoticon che esprimono gli stati d’animo, per esempio, ma spesso si utilizzano le parole: così, se “sono triste” si può esprimere con una faccina che ha la bocca all’ingiù o anche con la punteggiatura  (in questo caso, per esempio, con due punti seguiti da parentesi aperta), niente impedisce che si usi anche l’espressione linguistica vera e propria. E poi consideriamo che, ci piaccia o no, la lingua si evolve e, in fondo, scrivere “Sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene…” deve aver fatto sicuramente gridare allo scandalo i puristi latini. Basta però ricordarsi che, così come ci sono abiti diversi per occasioni diverse,  ci sono registri linguistici adatti ad ogni situazione. La differenza, quindi, non sta tanto tra il “reale” ed il “virtuale”: i confini tra questi due mondi sono così labili che sfumano gli uni negli altri, confondendosi.

 

A.M.: I personaggi de “Senza rete” sono frutto d’invenzione o c’è un pizzico di realtà e di autobiografismo?

Anna Luciani: Questa domanda ci è sempre stata rivolta durante  le presentazioni  e personalmente  ho sempre risposto con un sorriso. I personaggi di “Senza rete” sono frutto di fantasia, ma sono “veri” nel senso che sono verosimili, sono persone comuni e proprio per questo attirano i lettori, perché molti si ritrovano nelle storie narrate, che, se non si sono realizzate nella realtà, potrebbero realizzarsi in futuro: sono, cioè, situazioni nelle quali ognuno potrebbe trovarsi ed essere poi costretto a scegliere, come accade ai nostri protagonisti. Nessuno è mai al riparo da niente, nessuno può ergersi a giudice, nessuno può salire così in alto da non poter precipitare o cadere tanto in basso da non poter risalire.

Stefania Giovando: Questa è la domanda classica che ci viene rivolta quando presentiamo il nostro libro e ci fa molto piacere, perché significa che i lettori leggono, attraverso le vicende dei nostri protagonisti, la vita vissuta. Noi in genere rispondiamo con un ossimoro, dicendo che tutti questi personaggi sono “veramente falsi”. Sono, infatti, frutto di invenzione, ma, proprio perché, come si diceva prima, lo scrittore è “predatore” e “ladro”, si ispirano a persone reali, conosciute od anche appena sfiorate in altri contesti. Le loro vicende sono opera di fantasia, ma non sono irreali, bensì possibili. Non è successo ma potrebbe accadere od essere accaduto: è questo che, a parere nostro, crea empatia e feeling con il lettore. È come se vivessero in un mondo parallelo e sia chi scrive sia chi legge potesse vederli come su uno schermo… o un monitor. Per questo sono autonomi, non è mai stato possibile farli agire a nostro piacimento, hanno sempre fatto ciò che volevano: quando abbiamo provato a far andare la storia come noi volevamo, non ci è stato “permesso”. La storia era già scritta in “quell’altro mondo”, e noi abbiamo dovuto solo seguirla con interesse e sincera partecipazione (guai a non essere sinceri, i personaggi se ne accorgono!).

 

 

A.M.:  Qual è il personaggio che secondo te i lettori amano maggiormente?

Anna Luciani: Bisogna fare una distinzione tra lettrici e  lettori: per le lettrici il più amato secondo me  è Naadir, l’uomo perfetto che tutte vorrebbero incrociare almeno una volta nella vita, per i lettori può essere Eliana, che alla fine scopre le carte e dimostra tutta la sua fragilità (anche se i lettori più giovani la definiscono una "rompiballe").  La più amata in assoluto, però, è Magda, perché la sua vicenda risulta la più triste.

Stefania Giovando: Qualche volta l’abbiamo chiesto ed abbiamo avuto risposte diverse, tanto che potremmo quasi fare una hit parade dei personaggi preferiti, comunque tra le protagoniste una delle più amate è Magda, così disperatamente sola, che vive una vita non-vita e tra i protagonisti Naadir. Non c’è donna che non ci abbia detto che è “attratta” da quest’ultimo, il “bello e impossibile”, misterioso e tenebroso, così come non c’è uomo che non abbia istintivamente, almeno all’inizio, odiato Eliana (ma è quello che volevamo accadesse), forse perché troppo bella, troppo altera, troppo indipendente: Eliana è “troppo” in tutto e il lettore maschio medio la interpreta come un’aliena.

 

A.M.: Qual è l’ultimo libro che hai letto? E l’ultimo film visto?

Anna Luciani: Premetto che sono una lettrice accanita e che ho spesso l’abitudine di rileggere i libri che mi hanno maggiormente colpito. Leggo di tutto, comunque l’ultimo libro che ho letto è Puer Aeternus di James Hillman, mentre l’ ultimo film  che ho visto è Mine vaganti di Özpetek, il mio regista preferito.

Stefania Giovando: Sono libro-dipendente, per cui nel momento in cui quest’intervista sarà pubblicata il libro che indico non sarà l’ultimo ma il penultimo o terzultimo o molto di più (mediamente ne leggo 2-3 alla settimana), comunque diciamo che  l’ultimo libro è Il cielo ti aspetta di Richard Bach. Riguardo ai film ed escludendo quelli che vedo e rivedo in dvd perché mi piacciono particolarmente, l’ultimo film è Avatar di James Cameron, ma ho una grande passione per Ferzan  Özpetek.

  A.M.: Sei soddisfatta dell’operato della casa editrice Rupe Mutevole? La consiglieresti?

Anna Luciani: Ho conosciuto personalmente gli editori e sono rimasta piacevolmente colpita dalla loro simpatia, ma, a parte questo, si “sente” che credono in quel che fanno e lavorano con passione e professionalità. Sì, la consiglierei.

Stefania Giovando: Noi siamo istintive. Di Rupe Mutevole ci è piaciuto anzitutto  il nome, che ci è sembrato (ed è) magico. Abbiamo poi conosciuto Cristina e Mark, siamo stati a pranzo insieme, abbiamo visitato la loro “casetta delle fate”, ascoltato la loro storia… più che editori sono amici, per noi, e con loro si è creata una sorta di flusso di energia e di simpatia molto forte, come se ci conoscessimo da sempre. Sono però anche degli ottimi professionisti, con un mercato in espansione, per cui sì, consiglieremmo senz’altro la loro casa editrice.

 

A.M.:  Hai novità per il 2011? Puoi svelarci qualcosina?

Anna Luciani: Sì, ci sono novità (per il 2012): qualche lettore ha chiesto se ci sarà una continuazione di “Senza rete”, perché vorrebbe essere certo della conclusione di tutte le storie. Il nuovo romanzo, invece, è completamente diverso: diversa l’età dei protagonisti, trentenni  questa volta, diversa l’ambientazione, non più il “mondo virtuale” ma la “vita reale”. In più, una pazza idea, partorita in una calda serata di chiacchiere virtuali tra me e Stefania. Ma questa è veramente… un’altra storia.!

 

Stefania Giovando: Stiamo lavorando ad un altro libro, che non sarà una novità per il 2011, ma per il 2012.  Abbiamo però cambiato “scenografia”: non più il mondo degli internauti, ma quello comune, il cosiddetto “mondo reale” (definizione che peraltro noi contestiamo di base). È cambiato anche il target di età, nel senso che i protagonisti sono dei trentenni di oggi, quelli che, a volte un po’ frettolosamente e superficialmente, vengono definiti “bamboccioni”. Abbiamo però in serbo una piccola sorpresa, una specie di idea ad effetto, che ci è venuta in mente così, senza sapere come e perché in uno di questi sonnolenti pomeriggi estivi, mentre chiacchieravamo (guarda un po’!) in chat.  Ma ovviamente è… top secret!

 

Aspettiamo anche noi curiosi di poter conoscere questi nuovi succulenti personaggi delle due autrici Anna e Stefania.

Link di una recensione di “Senza rete”:

http://oubliettemagazine.com/2011/06/23/senza-rete-di-stefania-giovando-ed-anna-luciani-rupe-mutevole-edizioni/

 

Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice:

http://www.rupemutevoleedizioni.com/

http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

            http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

 

Alessia Mocci

Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni

 

 

 

 

 

 

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