Il passo del gambero di Guido Mazzolini

"Ti bacia un orecchio, percepisci il caldo del suo alito e l'umido della sua lingua.

Persone Guido Mazzolini
Argomenti anatomia

14/gen/2012 13.55.01 Ivan Contatta l'autore

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“Ti bacia un orecchio, percepisci il caldo del suo alito e l’umido della sua lingua. Le labbra sono due piccole stringhe di carne rigonfia, due petali vellutati di verbena.

Entra, ti prego, fallo ora. Infilati nel mio orecchio e scendi fino al cuore. Squarciami l’anima e rendimi l’uomo che meriti davvero, un uomo che sappia essere migliore, che possa prendersi cura di te. Scendi fino ai piani più bassi, quelli più nascosti dove vivono e prendono forma le speranze. Scendi e metti un po’ d’ordine ti prego, sposta gli oggetti inutili, getta nella spazzatura i ricordi criminali, apri le finestre e lascia entrare un po’ di luce.

Il paradiso è alla tua portata, ti basta solo allungare la mano. Il paradiso ha una porta di labbra dischiuse.”

 

Un uomo e una donna senza nome. Una storia d’amore che ha travolto con forza i protagonisti ma che ha presto svelato i loro limiti e le loro debolezze. Un sentimento ormai finito e rivissuto attraverso immagini del passato e frammenti di lucidi ricordi infilati come spilli nel cuore. Un amore fatto di paure e ambizioni che ha collocato i protagonisti in dimensioni temporali fasulle, facendoli vivere nella nostalgia del passato o nel sogno di un futuro inesistente. È un sentimento dislocato, fatto di un prima e di un dopo, descritto da una narrazione che si alterna alla poesia in un dialogo serrato e confidente. Spesso la vita ha il passo a ritroso di un gambero e si cammina all’indietro perdendo la percezione dell’oggi e impedendosi di vivere davvero il presente, la sola dimensione reale, il solo orizzonte disponibile.

“Il passo del gambero” mjm editore, un romanzo di Guido Mazzolini, disponibile in libreria o sul sito www.mjmeditore.it

Un libro dedicato, come riporta l’inizio, “…a noi che abbiamo smesso di credere  al futuro perché il futuro è ancora tutto da arrivare. A noi già traslocati da un passato ormai sepolto. A noi qui e ora, adesso e sempre.”

 

 

 
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