Comunicato stampa del 21/02/2006

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21/feb/2006 09.58.27 Giochi Nemei Contatta l'autore

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Comunicato Stampa

 

 

Mostra realizzata nell’ambito del progetto “Le Porte della Memoria”

Fondazione Archivio Nazionale Ricordo e Progresso sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana

martedì 21 febbraio 2006, dalle ore 18:00 alle ore 20:00  serata conclusiva

Roma - Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro -  piazza San Salvatore in Lauro, 15

 

 

 

Serafino Botticelli

“in - out”

a cura di Francesca Pietracci

 

 

 

 

 

 

 

 


Con la partecipazione di:

 

 

 

 

 

 

 

 

Federico Massimiliano Mozzano

«don't touch MAI brain + noise/2006»

 

Auro

« Cosmopolis/06»

 
 

 

 

 

 

 


Ipotizzare condizioni di vita parallele, raccontare una storia capace di oltrepassare le convenzioni spazio-temporali, proiettarsi contemporaneamente nel futuro e nel passato (…) questi sono gli argomenti intorno ai quali si è sviluppato da trent’anni il percorso artistico di Serafino Botticelli. La relatività dell’esistenza umana all’interno del cosmo costituisce una tematica capace di dare vita ad una complessa riflessione etica rispetto all’essere umano, alla storia e alla scienza. Nei suoi dipinti prevalgono il bianco e l’azzurro, i colori della possibilità, ed ogni particolare viene reso con estrema attenzione e con una maestria tecnica di incredibile precisione. E’ per questo che i suoi grandi quadri sia da un punto di vista concettuale che formale riconducono sempre ad un movimento circolare e ininterrotto capace di correlare il micrococosmo al macrocosmo. Il Nulla e l’Assoluto man mano coincidono, si sovrappongono, fanno pensare ad una possibile teogonia e a tanti probabili mondi come rifrazioni di uno stesso nucleo evolutivo. All’interno di questo semplice, ma coraggioso discorso riguardante i massimi sistemi, si possono rintracciare disparate suggestioni culturali e scientifiche, pensieri e dubbi che hanno attraversato la storia dell’umanità, piccoli spiragli aperti verso un abisso di supposizioni. Eppure l’artista percorre questo sentiero investigativo partendo da un proprio interrogativo, dal quel disagio universalmente avvertito dalla mente umana nei confronti di  un dentro e di un fuori, di un prima e di un dopo, di una possibile definizione di immobilità e movimento all’interno di un sistema caratterizzato dal moto perpetuo e dalla forza gravitazionale. Egli indaga l’alterità partendo dalla percezione della propria dimensione interiore. I suoi dipinti ad olio necessitano di lunghissimi tempi di realizzazione, passaggi successivi di minime variazioni di bianco, di minime rifrazioni di luce, sopra tele per lo più molto grandi che, alla fine, risultano estremamente smaterializzate, ricche di trasparenze e indizi ipnotici, di bagliori improvvisi che contengono simboli infinitesimali, dipinti attraverso la lente d’ingrandimento e difficilmente percepibili ad occhio nudo. 

 

Auro realizza opere ispirate alle forme e ai movimenti del microcosmo, con frequenti espansioni spiraliche, che diventano “segnali” esterni e invitano a penetrare la natura nella sua dimensione cosmica. Dai dipinti alle sculture, dalle performances alle proiezioni, dalle installazioni sonore ai gioielli/scultura, il suo obiettivo costante risulta essere quello di rendere visibili gli aspetti più nascosti della natura. La luce e i colori di minerali preziosi formatisi durante milioni di anni nelle oscure profondità si collegano all’andamento di suoni primordiali che, grazie alle loro caratteristiche vibrazionali, sono in grado di interagire con la sfera mentale e fisica degli esseri umani. Ciò che l’artista offre allo spettatore è la possibilità di intraprendere un differente percorso di conoscenza riguardo a sé e riguardo agli altri, un differente modo di porsi nei confronti della vita e dell’universo conosciuto. Il lavoro di Auro  può essere definito come un grande Rituale Rigenerativo attraverso il quale l’artista tenta di ristabilire equilibrio e positività ad una fenomenologia del quotidiano carica di cortocircuiti, disarmonie, errori, prevaricazioni e violenze. Nelle sue  performances le immagini, i suoni, i gesti e le enunciazioni, creano l’opportunità di entrare in una dimensione di calma e di serenità mettendo in funzione tutti i nostri sensi e collegando questi alle dinamiche cerebrali dell’apprendimento. Le proiezioni, animate solitamente dal coinvolgimento di giovani attori, diventano un grande specchio rivelatore che stimola risvegli e percezioni ancestrali. (…)

 

Ripensare al corpo, al cervello, alla forme dell’universo mediale che ci circonda, ripensare e rifare…

Attraverso il mezzo fotografico, il pennello e la penna laser, Federico Massimiliano Mozzano aggredisce il caos che circonda e ingloba la contemporaneità, prepara set fotografici fatti di corpi, scritte, oggetti, li riduce in foto e continua il lavoro in camera oscura completando con disegni, tracce e prolungamenti le immagini degli scatti. Quello che potrebbe sembrare un gesto alla cieca, affidato al buio e alla penna laser, diventa in realtà un gesto profondo e immediato, un segnale che arriva direttamente dalla sfera mentale, privo di interferenze estetiche, di cliché, di inclusioni migliorative. E’ in questo modo che le sue opere ci arrivano come riflessione e come prodotto successivo rispetto alla realtà metropolitana e mediatica. Il suo è un complesso tentativo di smascheramento di prototipi estetici e comportamentali che la società di massa e la società dello spettacolo immettono inesorabilmente nel nostro cervello, nel nostro essere. Si tratta di un momento di sospensione, di cortocircuito, di galleggiamento libero di immagini, concetti, oggetti e sentimenti, che cercano di riformulare un loro ordine, una loro appartenenza, un loro diverso legame con la nostra vita. L’installazione sonora NOISE/2006 completa il senso di estraneazione rappresentando, e perciò negando di efficacia, il sottofondo musicale che accompagna la nostra nevrastenica quotidianità. (…)

Francesca Pietracci

 

 

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