RAPPORTO CEFALONIA non vince il Premio Acqui Storia

05/lug/2012 11.26.20 Tabula fati Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.

FERMA LA STORIOGRAFIA SU CEFALONIA PER IL PREMIO ACQUI STORIA

Senza neppure una menzione al mio libro “Rapporto Cefalonia. Gli uomini della Divisione Acqui” (Solfanelli, Chieti 2011), il Premio Acqui Storia 2012 resta sostanzialmente fermo a due corbellerie:
1) l’assassinio del capitano Gazzetti che predicava l’alleanza ai tedeschi, avvenuto per mano del maresciallo Branca della Regia Marina Italiana;
2) il referendum in cui gli 11.525 uomini della Divisione Acqui votano per la lotta al tede-sco. La prima è riportata da Marcello Venturi in “Bandiera Bianca a Cefalonia”. La seconda da Alfio Caruso in “Italiani dovete morire”. Entrambi vincitori del premio negli anni passati.
Viva l’Italia!
Vero è che tra i finalisti è rientrato “Una guerra a parte” di Elena Aga Rossi e Maria Teresa Giusti, in cui si ridimensionano a duemila i caduti della Acqui per mano tedesca. Ma la notizia non è farina del sacco delle due illustri accademiche, visto che fu per primo Massimo Filippini a riportarla al 2006 in “I Caduti di Cefalonia: fine di un mito”. Al quale si devono peral-tro:
1) la scoperta negli archivi storici dell’ordine di resistenza inviato alla Acqui dal Comando Supremo Italiano fuggito a Brindisi, che smentisce la farsa della scelta della Divisione di bat-tersi;
2) la scoperta della Relazione Picozzi che mina il presunto eroismo degli italiani.
A entrare in finale ci avrei tenuto eccome: io non sono tra quelli che ipocritamente accettano verdetti di questo genere senza batter ciglio. Né avrei accettato di arrivare tra i primi quattro. Della sezione scientifica relativa all’episodio di Cefalonia il premio doveva essere mio. Punto e basta. Anche perché non mi si potrebbe mai annoverare tra la gens del politicamente corretto.
Ci avrei tenuto per una serie di ragioni, lontano come mi ritrovo dalle affermazioni lunari di Carlo Azeglio Ciampi del 1° marzo 2001, secondo cui i militari della Acqui scelsero consapevolmente di resistere e di andare a morire per contribuire alla rinascita dell’Italia, dando luogo al «primo atto della resistenza».
Ecco le motivazioni:
- La trattazione puntuale del processo Triolo che apre il mio libro;
- La smentita con dati di fatto delle ipotesi tendenziose di altri autori quali Alfio Caruso, Isabella Insolvibile e Paolo Paletti;
- I rapporti tra Apollonio e don Ghilardini che diedero luogo alla vulgata della resistenza e dell’eroismo;
- L’approfondimento delle questioni giuridico-militari in sede di trattative italotedesche dopo la resa incondizionata dell’Italia all’otto settembre 1943;
- La descrizione capillare delle operazioni, con schieramenti, luoghi, tattica, strategia;
- La descrizione delle fucilazioni, con i nomi dei reparti e dei comandanti tedeschi re-sponsabili, dei testimoni, delle vittime, dei luoghi. Compresa la fucilazione del genera-le Gandin;
- Le storie private di moltissimi protagonisti di cui nessuno sapeva un cacchio, frutto delle testimonianze di familiari di caduti e di reduci;
- La pubblicazione delle lettere dal fronte;
- La mia polemica con Massimo Filippini, relativa alla cosiddetta resistenza militare. Che ha avuto luogo tra persone perbene, non certo tra donnette isteriche;
- E infine, la testimonianza di Amos Pampaloni. Drammatica. Che da me intervistato, smentisce i suoi tanti corifei col chiedere scusa ai familiari delle vittime per aver contribuito all’eccidio degli ufficiali.
In nessun’altra pubblicazione, dal 1945 a oggi, si trovano le notizie da me riportate: tutto materiale pressoché inedito che ho ricercato sul campo.
Cos’altro ci sarebbe dovuto stare in un libro su Cefalonia per Valerio Castronovo e gli altri componenti della “Sezione Scientifica” del Premio Acqui Storia?

Roma, 3 luglio 2012
Gianfranco Ianni




Caro Ianni, il nostro libro, te lo avevo detto, non poteva vincere il Premio Acqui Storia, nonostante le sollecitazione della segreteria affinché partecipassimo.
Già ero stato scottato. Nel 2010 mi avevano invitato a partecipare con il libro di Piero Vassallo: “Itinerari della destra cattolica”, con il risultato di aver buttato al vento 20 copie. Lo avevo detto a Piero…
Per non parlare delle 25 copie del 2009 dei saggi: “La guerra Russo-Giapponese” (di Benigno Roberto Mauriello); “1968. Le origini della contestazione globale” (di Marco Icona); “Il Processo all’Ordine dei Templari” (di Alberto Lapidari), e del bellissimo romanzo “La collina dei fuochi fatui” (di Emiliano D’Alessandro) dedicato ai caduti di Cefalonia (benché ancora ingenuamente infarcito della vulgata dei 12.000 fucilati!). Manco una citazione.
In verità non ho molta fiducia di certi premi, assegnati talvolta prima ancora di essere banditi. Circa il Premio Acqui Storia - che mi dicono gestito da personalità di Destra - il libro di un editore ritenuto di area, forse, come spesso accade, non lo leggono neppure, magari per dimostrare quanto siano “democratici”! Perché se il tuo libro lo avessero letto avrebbero dovuto apprezzarne la copiosa documentazione e le verità storiche in esso contenute, che finalmente hanno fatto chiarezza sulle tante menzogne sinora pubblicate sulla tragica vicenda di Cefalonia, come fu rilevato, nel convegno di Sulmona, al quale partecipammo, dagli storici e dagli ufficiali superiori reduci di Cefalonia.
Caro Ianni, bisogna farsene una ragione: certi premi (per nobilitarsi) non si attribuiscono al libro migliore, ma all’editore ritenuto più importante. Per non dire della competenza di certe giurie.
Resta il fatto che il tuo è un ottimo libro.

Chieti, 4 luglio 2012
l’editore Marco Solfanelli

blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl