ARRIVEDERCI ALL’INFERNO, OLTRE L’ORRORE

Il nuovo sconvolgente romanzo horror di Luciano Dal Pont presentato in una esclusiva intervista con l'autore milanese.

Persone Luciano Dal Pont
Luoghi provincia di Pavia
Organizzazioni Arrivederci, Amazon
Argomenti letteratura, editoria, teatro

09/mar/2016 17.57.30 Marinella Cantalupi Contatta l'autore

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Il nuovo sconvolgente romanzo horror di Luciano Dal Pont presentato in una esclusiva intervista con l’autore milanese.

 

Se una cosa si può dire di Luciano Dal Pont, oltre a riconoscerne l’indubbio talento letterario, è che si tratta di un personaggio composito, decisamente fuori dagli schemi e caratterizzato da un eclettismo del tutto particolare.

Pilota d’aerei, corridore automobilista e, in questi ultimi anni, scrittore. Ecco, crediamo che basti questo a inquadrarne la sfaccettata e poliedrica personalità. Ma anche all’interno della sua ancora relativamente giovane carriera artistica, Dal Pont ha già dato prova di un ulteriore eclettismo se si considera che il suo primo romanzo, Il comandante e la bambina, uscito nel 2014 con Edizioni La Gru, è in pratica una sorta di favola moderna, metaforica, onirica e surreale, dai tratti tenui e delicati, capace di trasmettere messaggi di positività, di ottimismo e di speranza. Adesso invece, in un singolare contrasto, ecco affacciarsi alla ribalta questo inquietante horror dai connotati estremi, molto al di là di quelli che sono i consueti parametri di questo genere letterario. Sconvolgente, irriverente, mostruoso, alienante, crudele al di là di ogni limite immaginabile, Arrivederci all’inferno è infarcito anche di un erotismo deviato, malato, perverso e allucinato, dove questi due elementi, appunto orrore ed erotismo, si fondono e si amalgamano in un contesto che sconfina poi nel paranormale, dando luogo a una storia assolutamente da incubo.

Ma lasciamo la parola a Luciano Dal Pont, che ci spiega come e perché è nato Arrivederci all’inferno, che così tanto si discosta dal suo romanzo d’esordio.

“Partiamo dal presupposto che, come lettore, il genere horror mi è sempre piaciuto molto, almeno quello scritto, a differenza di quello proiettato su uno schermo che invece non mi entusiasma alla stessa maniera, non so perché, anche se non rifiuterei di certo un’eventuale proposta di trasposizione cinematografica dei miei romanzi” afferma l’autore milanese di origini venete che da anni vive in provincia di Pavia, “si, ho detto proprio dei miei romanzi, perché ci saranno altri horror nel mio futuro di scrittore, anzi, in realtà ne sto già scrivendo un altro del quale posso anticipare il titolo, si chiamerà Estasi di sangue, e sarà una storia molto diversa rispetto ad Arrivederci all’inferno, ci saranno più personaggi e avrà una trama più complessa, e forse sarà persino più orrendo, anche se non sono ancora in grado di dire quando lo terminerò. In ogni caso non voglio essere uno scrittore di genere, in realtà mi piace scrivere un po’ di tutto spaziando nei generi più disparati, sempre però limitatamente alla narrativa, non credo infatti scriverò mai un saggio, ad esempio, non è nelle mie corde. Ma per tornare in tema, il fatto che mi piaccia il genere horror è solo uno dei motivi per cui è nato Arrivederci all’inferno, un altro motivo è che ho cercato di tenere conto dei gusti del pubblico e ho capito che proprio l’horror è uno dei generi più seguiti e apprezzati, e di conseguenza acquistati, insieme all’erotismo, quest’ultimo divenuto improvvisamente di moda in questi ultimi anni grazie alle variegate e multicolori sfumature. Così ho unito questi due distinti elementi in un unico romanzo, anche se in questo caso l’erotismo è talmente deviato e perverso da essere esso stesso orrore. Ma questo mio secondo romanzo è stata anche una sorta di reazione emotiva al parziale insuccesso de Il comandante e la bambina, certo un genere particolare, molto di nicchia e non apprezzato da tutti. È stato anche per questo che mi sono buttato nella stesura di una storia che in teoria potesse fare maggior presa sul grande pubblico”.    

Considerando che Arrivederci all’inferno è scritto in prima persona, quanto è stato difficile calarsi nella realtà del personaggio, anzi, dei personaggi, visto che sono ben tre i narratori che danno corpo al romanzo?

“Direi che non è stato più difficile rispetto a quanto lo possa essere scrivere qualsiasi altra storia. Scrivere, inventare storie, di qualunque genere esse siano, non è mai facile, sia che si scriva in prima o in terza persona. In qualsiasi caso lo scrittore deve riuscire a calarsi nei personaggi, deve, in un certo senso, diventare quel personaggio di cui sta parlando, per riuscire a provare le sue stesse emozioni, le sue stesse paure, le sue gioie, i suoi dolori, i suoi sentimenti, le sue pulsioni. Solo così riuscirà a descrivere le vicende che lo vedranno coinvolto in modo tale da suscitare quelle stesse emozioni nei lettori. Perché il vero scrittore non può redigere un romanzo come fosse un articolo di cronaca limitandosi a raccontare una trama, un susseguirsi freddamente cronologico di una serie di fatti che vedono coinvolti una serie di personaggi senz’anima né identità, come fossero marionette inanimate e prive di personalità e di sentimenti, questo semmai è il compito del giornalista, quello dello scrittore invece è un mestiere diverso. Non migliore o peggiore, intendiamoci, solamente diverso, così come diverso è il modo in cui va affrontato. Ciò premesso, certo, è ovvio che è più facile calarsi nell’identità di personaggi che magari un po’ ci assomigliano, che sentiamo più vicini, mentre riuscire a diventare un sadico e spietato serial killer e imporsi di pensare come penserebbe lui, di provare le emozioni che prova lui mentre tortura a morte le sue vittime, ecco, questo forse in effetti è un tantino più complicato, eppure, se vuoi fare le scrittore e vuoi scrivere un romanzo horror che parli di questo, ci devi riuscire. Se non ci riesci, allora è meglio che lasci perdere o che magari pensi a scrivere qualcosa d’altro”.

Il comandante e la bambina è stato pubblicato da Edizioni La Gru, una casa editrice piccola ma, a quanto ci risulta, molto seria. Come mai invece la scelta del self publishing per Arrivederci all’inferno?

“I motivi sono molteplici. Innanzi tutto mi sono reso conto che la realtà della piccola editoria è estremamente problematica. Le piccole case editrici, per quanto possano essere serie e professionali, non possiedono gli strumenti finanziari e organizzativi per poter promuovere come si conviene i propri autori, che così, dopo la pubblicazione, in pratica si ritrovano abbandonati a loro stessi, questo almeno in base alla mia esperienza personale. Inoltre la distribuzione nelle librerie fisiche è quanto mai ridotta, se non del tutto inesistente, anche per colpa delle stesse librerie che non sono molto propense a tenere esposti sui loro scaffali i libri di autori ancora sconosciuti o semi sconosciuti. E a tutto ciò va aggiunto il fatto che la percentuale dei diritti d’autore non supera mai il dieci per cento sul prezzo di copertina, senza contare che spesso vi sono notevoli difficoltà a incassare quei pochi euro maturati dalle vendite, che in genere sono piuttosto limitate. Ecco, a questo punto, se devo comunque fare tutto da solo a livello promozionale, se devo accontentarmi di quell’esiguo dieci per cento recuperabile, oltretutto, solo dopo lunghissime attese e spesso solo dopo ripetuti solleciti, se nelle librerie il mio romanzo non c’è, a che cosa mi serve avere alle spalle una casa editrice? Pubblicando in self con la piattaforma di Amazon io ho una provvigione che varia dal quaranta al settanta per cento sul prezzo di copertina, a seconda che si tratti di vendite di e-book o della versione cartacea, pagate regolarmente ogni due mesi, con la massima puntualità. Certo, il mio libro non si trova sugli scaffali delle librerie e devo provvedere da solo per la promozione, la pubblicità, l’organizzazione di eventi e di presentazioni, ma è così anche se pubblico con piccoli editori, e dunque? Mi si potrà obiettare che per auto pubblicarsi si devono sostenere dei costi che invece, con l’editoria tradizionale, sono tutti a carico della casa editrice, come la realizzazione della copertina, l’editing, la correzione delle bozze, certo, è vero, ma se fai questo passo è anche perché hai deciso di investire su te stesso, è perché ci credi, è perché sei lo scrittore che diventa imprenditore di se stesso, e comunque, nel mio caso particolare, la copertina me l’ha realizzata un mio amico grafico al costo di una cena in pizzeria, l’editing me lo sono fatto da solo, visto che strada facendo ho anche scoperto di essere un buon editor, al punto che ho già editato dei lavori di altri autori, e quindi nessun problema, nemmeno a livello di costi. Per quanto riguarda i risultati, be’, è ancora un po’ presto per parlarne, visto che Arrivederci all’inferno è uscito soltanto da pochi giorni. Staremo a vedere”.  

Un’ultima domanda: come abbiamo già detto, Arrivederci all’inferno travalica ampiamente quelli che sono i normali parametri della letteratura horror, al punto che si potrebbe quasi dire che a volte tende persino a sconfinare nello splatter, pur conservando uno stile di scrittura impeccabile, emozionante, intenso ed elegante. È stata una scelta ben precisa, quella di renderlo così estremo, o è la storia stessa e il carattere e le peculiarità dei personaggi a non consentire una stesura, diciamo così, più soft?

“No, è stata proprio una mia scelta. Io sono uno scrittore ancora pressoché sconosciuto al grande pubblico, e se avessi scritto un romanzo come ce ne sono tanti, sarebbe stato appunto uno dei tanti a perdersi nell’immensità delle proposte editoriali che ogni giorno fioriscono a migliaia nel web e nelle librerie. Allora, per cercare di fare il classico botto, ho scelto di andare oltre, di scrivere qualcosa di davvero aberrante, tremendo, osceno, qualcosa che desse al lettore un violento pugno nello stomaco e che lasciasse il segno. Certo non è stato facile coniugare la descrizione minuziosa e particolareggiata delle peggiori perversioni sessuali, delle più efferate scelleratezze, della più inaudita violenza, delle più atroci torture, dei più ignobili stupri e dei più orrendi delitti con uno stile che fosse anche bello, elegante, ricercato e raffinato, persino dolce a tratti, senza tuttavia neppure cedere all’ipocrisia di adottare un linguaggio scevro da termini forti, quale non potrebbe certamente essere quello usato dall’io narrante principale, uno spietato e sadico serial killer che si è macchiato di una lunghissima serie di delitti atroci, efferati al di là di ogni immaginazione. Spero di esserci riuscito, in ogni caso saranno i lettori a dirlo”.

Be’, noi il romanzo lo abbiamo letto e, per quanto ci riguarda, Luciano Dal Pont è riuscito perfettamente nel suo intento.

 

Arrivederci all’inferno è disponibile su Amazon, in versione e-book e cartacea.

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