BUONA PASQUA CON LA FARFALLA DI PAVEL

Quando i nazisti chiusero gli ebrei nel ghetto, Henryk ebbe la possibilità di salvarsi, ma rimase con i suoi bambini.

10/mar/2008 19.00.00 Gian Domenico Mazzocato Contatta l'autore

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I miei auguri con versi che vengono dal silenzio.

 

L’ultima, proprio l’ultima

di una giallo così intenso, così

assolutamente giallo

come una lacrima di sole quando cade

sopra una roccia bianca

così gialla, così gialla. L’ultima

volava in alto leggera, aleggiava sicura

per baciare il suo ultimo mondo.

Fra qualche giorno

sarà già la mia settima settimana di ghetto:

i miei mi hanno ritrovato qui

e qui mi chiamano i fiori di ruta

e il bianco candeliere del castagno

nel cortile.

Ma qui non ho visto alcuna farfalla.

Quella dell’altra volta fu l’ultima:

le farfalle non vivono nel ghetto.

 

A evocare per noi la farfalla gialla è Pavel Fridman, morto nel 1944 a Terezìn, il più grande campo nazista in Cecoslovacchia.

Lì fu concentrato il maggior numero di bambini, anche neonati. Nessuno, tra coloro che ne uscirono (un centinaio in tutto), aveva meno di 14 anni.

Gli adulti del lager diedero una parvenza di normalità alla vita dei giovani deportati. Organizzavano scuola, li facevano recitare e cantare. I bambini e i ragazzi scrivevano poesie.

Così è arrivata a noi la farfalla gialla di Pavel. Il volo leggero e giallo delle farfalle non prevede tappa nell’orrore. Allora è giusto ricordare chi in quell’orrore ha saputo spendere se stesso.

Suggerisco il nome di un eroe sconosciuto Henryk Goldszmit, medico polacco (si faceva chiamare Janusz Korczak, così curava anche i figli dei cattolici) che, specializzatosi in pediatria, volle andare a vivere nella Casa degli Orfani, l’orfanotrofio ebraico di Varsavia. Quando i nazisti chiusero gli ebrei nel ghetto, Henryk ebbe la possibilità di salvarsi, ma rimase con i suoi bambini. Con 200 piccoli orfani fu deportato a Treblinka. Vi trovò la morte nel 1942.

Forse si chiamava Henryk la farfalla di Pavel.

Henryk ha scritto che è faticoso frequentare i bambini perchè bisogna farsi piccoli con loro. Ma è sbagliato: la vera fatica, dice, sta nell’essere obbligati a innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti.

Con Pavel, per Henryk, con le farfalle “intensamente” gialle, buona Pasqua

gian domenico mazzocato

 

 

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