I GIUDICI POETI ALL'HOTEL MAJESTIC DI ROMA

06/ott/2008 19.02.56 Andrej Contatta l'autore

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 LA POESIA DI GIUSTIZIA ALL’HOTEL MAJESTIC DI ROMA

                           
Dopo il primo convegno del 2003, dedicato alla drammaturgia, e il secondo del 2005, indirizzato alla saggistica, il 4 ottobre è venuta in scena la poesia dei giudici scrittori.

Il convegno, ideato dal giudice-drammaturgo Gennaro Francione, è stato organizzato da EUGIUS(Unione Europea Giudici Scrittori) e TIENI DURO S.r.l. di Flavio Di Pinto in collaborazione con ANTIARTE, ADRAMELEK THEATER, ARTISTIKA, HERALD EDITORE, AREA TEATRALE INFOCARCERE, COMITATO PER LA SALVAGUARDIA DELLA CULTURA EUROPEA, ma soprattutto patrocinato dalla nostra beneamata RIVISTA FLEMING ROMA, con l’infaticabile Fabrizio Coscione che si è prodigato all’inverosimile per assicurare l’appoggio prima e dopo la manifestazione. Le P.R. e l’Ufficio stampa sono state curate con garbo ed efficienza da Maya Francione.

Il convegno si è tenuto presso il prestigioso Hotel Majestic di via Veneto vedendo sfilare magistrati, avvocati, operatori del diritto, giornalisti, creativi, critici ma anche un pubblico comune interessato a vedere i giudici "dal volto artistico e umano".

Quello del Majestic non era un convegno ma un'autentica performance in stile postfuturista, abbandonata al flusso di avvenimenti artistici-oratori tendenzialmente casuali. Francione, nelle oltre cinque ore di ininterrotta azione, ha costruito la regia momento per momento a seconda delle presenze, delle richieste, delle alternanze di toni tragici-comici oppure seriosi-leggeri da assicurare alla mutazione degli accadimenti.

Conduttori Francione e Stefano Loconte, presidente di Artistika, si comincia con la rievocazione doverosa del magistrato Ugo Betti, uno dei tre grandi drammaturghi italiani del ‘900, con Pirandello ed Eduardo De Filippo. Betti è il capostipite di questa che Francione, chiama Onda di Temi. Ben 130 giudici scrittori in poco più di mezzo secolo a costituire un fenomeno unico nella letteratura di tutti i tempi.

 Dopo i saluti di Ferdinando Imposimato e Corrado Calabrò per i giudici, e di Dario D’Ambrosi per i drammaturghi, si sono succeduti in una girandola circa 40 velocissimi relatori non solo magistrati (Umberto Apice, Paolo Auriemma, Antonio Bevere, Valentino de Nardo, Luigi Condemi, Giovanni Gazzara, Alfonso Malinconico, Italo Radoccia), ma anche avvocati (Giovanni Cipollone, Luigi di Majo, Massimiliano Kornmuller, Francesco Petrillo, Donato Mario Pugliese) e operatori di altre amministrazioni statali a dimostrare che l'arte tocca davvero tutti.

 Ospite d’onore Visar Zithi, viceambasciatore d’Albania, condannato dal precedente regime a 10 anni di lavori forzati per le sue poesie. In una commovente azione Francione, a nome di tutti i giudici del mondo, ha chiesto perdono a Visar per aver la giustizia condannato un poeta. Nell’abbraccio fraterno, Zithi in albanese e Francione in italiano hanno declamato alcune poesie simboleggianti la fuga dal carcere sul grifone aedico attraverso i quattro elementi: terra, acqua, aria, fuoco. Si tratta di poesie riportate nel saggio di Francione Il sistema penale: tra realtà e utopia (Herald editore), un trattato utopico sull'apocalisse del sistema penale e sulla sostituzione della cura anche artistica alla pena nel trattamento dei criminali.

  Un altro intervento toccante è stato la rievocazione di Enrico Monti, pretore di Ischia ed eclettico scrittore, prefatore del saggio Il tocco e la penna ovvero dei giudici scrittori di Francione (ed. Sapere 2000). La figlia Johanna è venuta appositamente da Napoli a portare il ricordo del padre, deportato in Germania (le sue memorie furono raccolte nel famoso libro Kappusta) e poi uomo battagliero nella giustizia e nella poesia.

 Gl’interventi sono stati all’unisono: necessità di seminare cultura e arte per rendere la giustizia più giusta e insegnare alle nuove generazioni l’etica attraverso il bello.

 Nel foyer una mostra di Carlo Riccardi, grande fotografo della Dolce Vita che è ritornato nella via della sua consacrazione, nel giorno del suo 83esimo compleanno. Ha subìto un processo immediato come paparazzo per aver invaso con gli scatti la vita di milioni di persone e come pittore per aver inventato l’Arte in Quinta Dimensione. Assolto dai giudici ma con pegno, rappresentato dallo squartamento di un sua grande opera su tela, operato dallo stesso insieme ad altri partecipanti al convegno, che si sono divisi i pezzi di quella torta simbolica, autenticata da Carletto pezzo per pezzo.

   In questo autentico “circo di giustizia” gl’interventi oratori si sono alternati con performance veloci a cominciare da Inno alla bellezza (dalla Cella di Alessio – La prigione di Dostoevschij di Francione con Vincenzo Sartini e Sara Soppelsa) concludentesi col leif motif del convegno “La Bellezza salverà il mondo”.

  Si è proseguito con ‘A giustizia ceca e Er patto stucco del cantastorie Paolo Procaccini, accompagnato alla chitarra da Danilo Ardito nel Gorilla, la famosa canzone di Georges Brassens Le Gorille, tradotta ed eseguita in italiano da Fabrizio De André. Un gorilla vergine scappato di prigione ha la scelta tra lo stuprare una vecchia o un giudice. Perché sceglie il magistrato?

  Infine i monologhi tra l’esilarante nel Cornuto immaginario (da Sganarello ovvero il cornuto immaginario di Molière con Luigi Di Majo), il tragico in La notte di Natale (da ‘A Scigna di Francione con Francesco De Cicco), Angeli Invisibili (di e con Luigi Giannelli), Il lamento di Callipatera (da Koroibos - Il dopato di Olimpia di Francione con Rosa Genovese), e il comico-melanconico nella Famma ‘e Pullecenella (di Francione con Gino Taranto).  

 Tra i progetti dell’utopia estetica reale presentati da sottolineare la Città degli artisti, Cervara, raccontata dal professore-artista Fabio Piscopo e dalla professoressa Xueqing (Valentina) Cheng, direttrice del progetto culturale italiano China Academy of Art. L’editore Costanzo D’Agostino al riguardo ha consegnato a nome del sindaco di Cervara Luigi Rossi una targa a Francione che in pochi giorni ha scritto e ideato Alchimia di Rosanera, un dramma in tre atti sulla misteriosa bella modella mora raffigurata dal pittore francese Ernest Hébert sui suoi quadri.

 Da ultimo è intervenuto il dott. Jose Angel, esperto della cultura messicana, col quale si è avanzato il progetto di messinscena di Unkaya di Francione, fondato su testi e danze messicane per la regia di Loconte, con la coreografa e danzatrice Rocio Neri. Unkaya significa “mai più”. Mai più la sopraffazione dell’uomo sull’uomo in nome di una pace universale che solo la cultura e l’arte, affratellando i popoli, possono assicurare.

 Insomma una mutazione all’infinito sul tema della poesia di giustizia di forme, stili, oratorie, etnie dal vice ambasciatore albanese alla coppia di Cervara, all'artista che ha diviso la sua opera, al Pulcinella, al cantastorie, all'attore oculista, al monologo di Rebibbia.

 E’ stata un'esperienza fantastica evocante i cristalli sognanti citati da Dostoevschij nell’Inno alla Bellezza. Alla fine, in attesa del prossimo convegno a primavera dedicato alla narrativa dei giudici, un’occasione unica per affermare gioiosamente i principi di una giustizia nuova fatta di arte, emozione estetica e condivisione operativa nel Bello.

 

 

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