Paolo Galassi "STOP. REWIND. REPLAY..." / Commento di Marco Melluso

31/ott/2008 09.22.04 Paolo Galassi Contatta l'autore

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Libro: "STOP. REWIND. REPLAY..." di Paolo Galassi.

Commento di Marco Melluso

"Stop. Rewind. Replay..." si presenta come un monologo interiore, un  continuo flusso di coscienza. Ancor prima di essere rivolto all'esterno, ad un ipotetico lettore, il libro sembra parlare all'autore stesso e si presenta, quindi, come una riflessione sincera, accorata (e ambivalente, come sanno esserlo solamente i pensieri e le emozioni) che affascina e conquista per la sua spontaneità ed immediatezza, per la sua intensità, per il continuo, magmatico divenire del discorso.

L'aspetto catartico, tipico del processo di punizione e redenzione, fa da contraltare ad un'ostentazione di eccessi, dando forma all'essere in contrapposizione all'estetica dell'apparire. Questa dimensione della catarsi è, in ultima istanza, l'unica soluzione per definire l'essere: si assiste ad un continuo susseguirsi di idoli che si scontrano con se stessi, che si esaltano e si infrangono l'un l'altro, nell'eterno ritorno dell'effimero. E' un continuo rialzarsi e ricadere. C'è un unica finalità che ricongiunge i diversi aspetti della personalità di Pao: in termini olistici, la sua vita viene presentata come un riproporsi di fatti e azioni che si susseguono, andando a comporre un quadro di relazioni e connessioni tra realtà che a prima vista sembrano assolutamente antitetiche. La polimorfa natura della personalità dell'autore ritorna  anche in uno stile a volte asciutto e sintetico, pragmatico ed incisivo, a volte ridondante ed enfatico in grado di rappresentare atmosfere barocche. 

Pao raggiunge la consapevolezza di trovarsi all'interno di un processo storico-sociale che relativizza i valori, riconoscendo all'essere un ruolo sempre più instabile ed incerto, isolandolo nella propria fragile individualità, mettendo a nudo l'uomo che declina la propria esistenza in funzione della continua enfatizzazione del proprio ego. L'autore si lascia dominare dal senso di incertezza e inquietudine che, lungi dall'avere mai il sopravvento, lo spinge in queste pagine alla continua ricerca di sé. Tutto questo nel tentativo di riacquistare, ai propri occhi, un volto, una forma, un'identità nuova, che costituisca le fondamenta del comprendersi e del possedersi.

Ci si riappropria in questo modo del vissuto, ripensato e rielaborato non come semplice, inerte susseguirsi di fatti ma come con un atto voluto. Riscrivendo la propria storia, Paolo Galassi si apre a sè stesso e problematizza i dati del ricordo e dell'introspezione, creando un intreccio non lineare tra memoria/tempo/senso. Nel leggere le tracce del proprio vissuto, ordinandole e selezionandole, nel ridurre ad unità e coerenza la soggettività individuale, il lettore scopre in filigrana un baricentro, che dà inizio ad un iter  ermeneutico e, in ultima istanza, formativo.

L'autobiografia di Pao non è solamente il racconto di ciò che è stato, è parte di un percorso che si avverte come necessario ed indispensabile. Il passato è rimembrato, rivisto, rivissuto come elemento strutturante del presente. Ma anche il presente corrode, intacca e riscrive il passato  e nel rileggere ciò che è accaduto colloca i fatti su un orizzonte mitico.

Marco Melluso

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