SULLA VIA DI NIETZSCHE CERCANDO DI CAPIRE IL “CASO ITALIANO”

06/nov/2008 19.32.38 Tabula fati Contatta l'autore

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SULLA VIA DI NIETZSCHE CERCANDO DI CAPIRE IL “CASO ITALIANO”



di Marco Iacona



C' nell’ultimo libro di Lodovico Ellena ("La violenza della democrazia", Tabula Fati, pp. 64, euro 6), un volumetto fatto di riflessioni sul nostro tempo unite dal filorosso della critica autentica e mai ipocrita, un’affermazione iniziale che avrebbe fatto riflettere (e molto) Benjamin Constant pensatore di fine Settecento e difensore dell’individualit.

Nel mondo moderno di Constant l’individuo sovrano solo in apparenza poich esso fa uso di questo potere solo nei giorni nei quali sono fissate le elezioni politiche. E ti pare niente? Sembra replicare Ellena analizzando il comportamento elettorale degli italiani e ti pare niente che gli elettori che egli stesso raggruppa in due categorie entrambe negative (egoisti e ignavi), abbiano di fatto contribuito in maniera decisiva alla crescita di questo sistema; un sistema (spiega subito dopo), retto da una classe dirigente sempre pi attenta alla forma e sempre pi indifferente alla sostanza, sempre pi lontana dall’etica e sempre pi assorbita dalla volgarit ormai divenuta conditio sine qua non della politica attuale?

Qualis pater, talis filius; Ogni cane ha le pulci che si merita motti, sentenze e battute non sono mai troppi se si sta analizzando il caso-Italia; un paese alla perenne ricerca di una propria identit (tutti ladri? tutte guardie? met guardie e met ladri?, almeno dalla fine della seconda guerra mondiale in poi, quando circostanze ed eventi suggerivano ai nostri concittadini, un giorno s l’altro pure, di fare i conti non con la propria storia (troppo difficile per un Paese che duecento anni dopo non sa ancora chi fosse e che cosa volesse Garibaldi), ma con la propria cronaca, quella volgarmente detta “di tutti i giorni” anzi di tutti i “minuti”, e con i protagonisti di tale cronaca, pezzi da novanta e/o nomi vergognosamente impronunciabili.

Come abbattere, allora, il “male” trasversale che attraversa la societ italiana? Ellena professore torinese gi autore di un buon numero di saggi controcorrente, sincero nella sua analisi, e ha pochi dubbi.

Qui sembra che sia il buon Nietzsche a guidarlo, o forse “soltanto” uno dei suoi tanti epigoni: in Italia occorrerebbe una svolta profonda, scrive, perch non pensabile che una classe dirigente che gode di cos grandi privilegi riformi se stessa e si emendi anzi si auto-emendi. Impensabile come impensabile che un ricco si auto-tassi per il pi povero spontaneamente o che un impiegato faccia a met del suo stipendio con un giovane precario.

Si sa infatti che qualunque regime, anche qualunque democrazia vive delle sue certezze indefinibili, ma anche delle sue stranezze, sulla cui “origini” impossibile imbastire discussione alcuna. Oggi per esempio, la classe dirigente per lo pi tutela dell’immagine e attenzione agli interessi di casta come materia poteva essere l’oggetto di un filosofare ottocentesco privo di anima e di “spirito”, ma la vita ci ricorda Ellena, soprattutto spirito mentre la realt materiale illusione meravigliosa. Per questo, recuperare il senso ancestrale del sentire spirituale in un’attiva armonia con i cicli della natura diviene primo fine. Utopia? Pu darsi ma lo diceva anche Ernst Bloch (peraltro interprete in direzione “umanista” del pensiero di Marx) che l’utopia (non l’utopismo, che un’ideologia) era qualcosa di realizzabile e che essa doveva indicava una direzione e una speranza verso un futuro “migliore”. altro che balle da piccoli borghesi.

E allora? Eccolo qua il manifesto di Ellena senza infingimenti senza ipocrisie e bugiardaggini, quasi un rinnovamento dell’idea futurista con indirizzo spirituale: Noi vogliamo nobilt. Essenza. Tlos, non politica. Vogliamo un mondo che non santifichi teppisti vittime delle loro azioni criminali. Un mondo ove ci sia spazio per la saggezza dei filosofi e per le specificit, ove le culture della nostra tradizione non capitolino di fronte alle mode e ai regali concessi a favore di questo o quel gruppo. Ci sar, insomma, ancora spazio per lo spirito nel Terzo millennio? S-p-i-r-i-t-o per alcuni ormai quasi una parolaccia... Sono queste due frasi che possono riassumere il saggio di Ellena. Avremo anche i migliori stilisti del mondo, conclude il nostro autore, ma quale stilista potr mai vestire a nuovo l’anima di questo nostro malandato popolo? Non chiamatelo pessimismo, semmai realismo. E si tratta solo di uno sguardo aperto sul nostro destino e sul valore della nostra s

toria. Avvinghiati purtroppo nell’andare sempre pi a fondo.

Se non violenza questa, ditelo voi allora cos’.



SECOLO D’ITALIA

GIOVED 6 NOVEMBRE 2008



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