Cassio, brevissimo saggio sulla nascita della tribus, di Marco de' Francesco

04/set/2009 03.04.27 IP Report Contatta l'autore

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Cassio potrebbe tranquillamente attentare alla vita di Cesare da solo, se fosse solamente questo atto il fine ultimo che si è prefissato. Potrebbe appostarsi nel Foro, dietro una colonna, e aspettare il momento propizio. Il fatto è che per Cassio la morte di Cesare è un mezzo, non un fine. Ciò che intimamente desidera il congiurato è terminare definitivamente la paura, il timore che Cesare rappresenta con la sua persona.


         La prima mossa di Cassio consiste dunque nell’irretire Bruto, nobile discendente di quel Bruto che scacciò il tiranno Tarquinio da Roma. Bruto incarna, con la sua persona, i valori della più nobile stirpe romana, quelli stessi della tradizione repubblicana. Il suo nome è circonfuso da un’aurea di eroismo e di libertà: è il giusto antidoto, per così dire, al cesarismo, alle folle trionfanti e a tutti coloro che si preparano a prostituire la costituzione repubblicana cingendo il capo del generale con la corona imperiale. Considerate le folle invigliacchite e servili, Cassio immagina di riunire tutti coloro che rappresentano, per un qualche verso, lo spirito della migliore memoria romana. E Cassio ha ben chiaro quali siano i tasti ai quali Bruto è sensibile. Uomini del tipo di Bruto preferiscono di gran lunga morire piuttosto che sentirsi soggiogati da qualcosa o da qualcuno. Così, quando le trombe squillano e le grida si levano alte nei cieli di Roma, Bruto proferisce una frase che apre le porte a Cassio e al tentativo di questi di spargere il seme della congiura: “Che significano queste grida? Ho paura che il popolo elegga Cesare al trono regale” (1) .

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