Antonio Alleva, La tana e il microfono - Edizioni Joker,2006di Carina Spurio

Antonio Alleva, La tana e il microfono - Edizioni Joker,2006di Carina Spurio "Dal suo microcosmo esemplare di Nocella di Campli, lo sperduto villaggio che è insieme centro di un universo popolato e fremente, e fratello di tutti gli altri sconosciuti piccoli universi cari a ciascuno di noi, Alleva lancia folgoranti messaggi in bottiglia…" Antonia Arslan "Capita di rado di aprire un libro di poesia intenso e strutturato come La tana e il microfono; in un tempo in cui i poeti raccolgono i frammenti delle proprie esperienze personali spacciandole per universali, o raccontano le proprie storie come fossero brandelli significativi di Storia, Antonio Alleva ci consegna uno dei libri più alti e consapevoli di questi ultimi decenni…" Mauro Ferrari "Bianco, bianco, tutto bianco.

06/set/2009 08.34.23 Karina Contatta l'autore

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“Dal suo microcosmo esemplare di Nocella di Campli, lo sperduto villaggio che è insieme centro di un universo popolato e fremente, e fratello di tutti gli altri sconosciuti piccoli universi cari a ciascuno di noi, Alleva lancia folgoranti messaggi in bottiglia…”
                                                                                                       Antonia Arslan

“Capita di rado di aprire un libro di poesia intenso e strutturato come La tana e il microfono; in un tempo in cui i poeti raccolgono i frammenti delle proprie esperienze personali spacciandole per universali, o raccontano le proprie storie come fossero brandelli significativi di Storia, Antonio Alleva ci consegna uno dei libri più alti e consapevoli di questi ultimi decenni…”
                                                                                                        Mauro Ferrari

 

 

Bianco, bianco, tutto bianco. / mi chiedo se avrebbe ancora senso/ ma il fascino resta indenne ci prende/ la mistica del se riusciremo un giorno/ ad innalzare la scrittura all’apice del silenzio/ se mai riusciremo un giorno a lasciarlo davvero tutto bianco questo foglio”./

Il foglio bianco è immobile, aspetta una manifestazione dal luogo in cui nulla si crea e nulla si distrugge mentre il Poeta si chiede se oltre l’involucro, “a quel punto preverrà la mistica del lasciarsi colare su quelle antiche gocce di bel sangue se si dichiarerà fallito l’ennesimo tentativo di battere dio facendosi solo fruscio facendosi solo lo scrivere o se invece avrà stravinto l’invisibile raggiante l’io-vivente come un dondolo felice tra gli alberi e la sapienza che già precedevano la carta”.

Ci fu un tempo in cui la sapienza degli uomini precedeva la carta, era il tempo degli uomini guidati dagli dèi e dalle voci considerate come personae; voci alle quali l’uomo ha dato un senso solo successivamente. Antonio Alleva, all’interno del suo testo poetico, dal titolo geniale, “La Tana e il microfono” Edizioni Joker, descrive l’origine della coscienza capace di interagire con tanti Io, pronti a divenire voci o messaggeri divini in un tempo contemporaneo, in cui solo i poeti percepiscono che l’essere non è solo materia, ma possiede una dimensione più profonda e segreta, pulsante, incontrollabile. A quel punto, prevale la mistica del lasciarsi colare su quelle antiche gocce di bel sangue e così; gocce d’inchiostro fuoriescono come frammenti d’inconscio e sporcano un foglio bianco sul quale l’autore dirige tutte le energie. In questa straordinaria plaquette di Antonio Alleva, l’essenza del tutto si concentra nelle essenze dei singoli e versa con stilemi originali su di esse. L’autore stesso, assiste in silenzio alla pratica attiva del pensiero che si manifesta in una sorta di inatteso linguaggio che può essere percepito attraverso un attento sentire. Il senso si estende nel suo immediato divenire nello spazio bianco tra il silenzio e la necessità di parola, in cui si trova un tempo che volteggia come una piuma tra il raccoglimento e il palcoscenico, l’armonia e la platealità, il grembo e la moltitudine. Sembrano i binomi di una contraddizione che spesso l’uomo si trova a fronteggiare e che Antonio Alleva, inserisce tra interno ed esterno, stagliandoli in una poetica discorsiva fatta di oggetti, paesaggi, simboli e sonorità; sul filo di una maturità espressiva notevole che affonda le sue radici in un rinnovamento lessicale che la lirica del nostro tempo sperimenta. Il suono racchiuso nei bisbigli degli animali fruga contemporaneamente nel celeste, arriva dritto sulle ali degli angeli, regalando una realtà alle immagini. Tuttavia, quando la parola suona in maniera esplicita depista, pur riuscendo a sopraffare il dolore, a mitigare il senso di colpa ed a scaricarsi in forma sulla carta malgrado tutto. Viene in aiuto nella resistenza anche quando si presta a più significati; elevandosi nel tono quando esulta, oppure, al contrario, sussurrando mentre vaga tra i versi di una poesia, avvolta nel bisogno di rimuovere per ritrovare la strada che conduce alla rinascita. Come nel secondo Novecento l’evoluzione prosastica si oppone alla linea ermetica, così il verso di Antonio Alleva, illumina le azioni del quotidiano avvicinandosi alla poetica delle neoavanguardie pur conservando aloni di senso e coincidenze di natura in un’ insieme di cose piccole; protagoniste e simboli del suo affascinante universo. L’autore, tra il libro e la vita, concentra il flusso dei pensieri nelle immagini reali; “dai Papija tira fuori quelle 4 pezze di plastica a colori quelle strisce di canna quel rocchetto di filo e vediamo di ricordare anche con una mano sola come si fa” (da Il GT ragazzi in diretta da Kabùl) le quali, scandiscono ogni dettaglio delle piccole cose, attestando che le procedure per ricostruire un aquilone servono per sognare ancora con gli occhi incollati nel cielo prima che partono i primi spot sull’arrivo dei videogiochi al centro di kabùl. In tutte le poesie di Antonio Alleva il senso si regge e si alimenta di palesi limiti che confermano quanto tutto ha bisogno di una forma, quanto il tutto, nasce dall’uno e diventa il nostro gruppo di appartenenza, il nostro paese, il nostro giardino, l’amata patria. Antonio Alleva, dalla sua tana “Nocella di Campli” annuncia al mondo di aver ritrovato la sua anima e tra l’essere e l’apparire, sceglie il microfono per comunicare la sua intrigante poesia e diluire con speciali invenzioni linguistiche la consapevolezza del nostro destino. Dalla sua tana, ricompone il tempo e la sua caducità, in un frammento di poesia pulsante, frutto di ciò che i suoi occhi possono contenere, occultando l’io narrante in un filo d’erba, bersaglio al gioco delle correnti, senza nessun tutor, e senza nessuna pietà. Essere brevità l’ultimo esile esempio di come tutta quella forza assurda fosse intrecciata così male a tutta quella assurda fragilità. “Poesia del filo d’erba”.

 

Antonio Alleva è nato ed è tornato a vivere a Nocella di Campli (Teramo). Ha pubblicato Le farfalle di Bartleby (Edizioni Tracce, 1998) e Reportages dal villaggio in 7 Poeti del Premio Montale – 2000 (Crocetti, 2001). E’ presente in Vent’anni di Poesia – Antologia del Premio Montale 1982 – 2002 (Passigli, 2002), in Ondate di rabbia e di paura (Rai-Eri, 2002), L’amore, la guerra (Rai – Eri/ Ibiskos 2004), 4 poeti abruzzesi (Edizioni Orizzonti Meridionali, 2004) e in Diversi-Poeti per Sim-patia (DIA-LOGOlibri, 2004).Della sua poesia si sono occupate le riviste: Atelier, sito web di Poesia e Sinestesie, la Clessidra, Il Monte Analogo.

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