Società del terrore e società del timore. Saggio di Marco de' Francesco (Idea Padova)

05/ott/2009 15.30.53 IP Report Contatta l'autore

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... è appunto a proposito del concetto di “paura” che va posta una fondamentale distinzione. Non è affatto un caso che il concetto venga indagato e definito dal Leopardi, il più grande poeta italiano dai tempi di Dante e Petrarca, nonché  il più fine pensatore e il più colto autore della grande prosa. E’ l’ultimo italiano per il quale chi scrive nutra un profondo rispetto. Leopardi fu un fatto europeo, ma le sue osservazioni – forse a cagione della circostanza che l’Italia non seppe mai imporre una politica culturale - non ebbero mai quella fortuna universale che avrebbero meritato. Fra le tante, questa: “altro il timore altro il terrore”.  Questa distinzione è fondante, e ne raccomando caldamente l’esame, soprattutto a quei tanti scrittori di cose umane per i quali la Storia sembra essere una faccenda divertente o inutile.  La nostra è la società del timore. Ha cessato di essere la società del terrore nel momento in cui la pax americana si è imposta in Europa, e le grandi epidemie hanno cessato di imperversare. Nessuna persona sensata potrebbe ragionevolmente immaginare la distruzione della città di San Pietro in Casale a causa di un’epidemia o del passaggio degli eserciti; nondimeno, questo pensiero era legittimo per un uomo del ‘600. L’uomo di oggi è debole e la sua condizione è precaria; ma lo è dal punto di vista psicologico, non da quello dello spirito di conservazione. Le fobie sono tutte individuali e sono generalmente legate alla mancata considerazione del singolo nel tessuto sociale: in buona sostanza, alla sua mancata affermazione in relazione a contenuti che sono divulgati dai media come praticabili, ma che in realtà sono riservati a pochi. L’uomo del ‘600 non poteva permettersi il lusso di riflettere sul mancato esercizio della propria volontà di potenza; egli sapeva bene come gli eventi potessero cancellare dalla faccia della terra non soltanto se stesso, ma anche la sua famiglia e tutti coloro che conosceva.  Il terrore attanagliava la tribus ed il singolo come esponente della tribus. E la piccola tribus di S. Pietro in Casale, che non disponeva di un esercito da opporre alle milizie di questo o quel principe, né di conoscenze scientifiche tali da scongiurare gli effetti di una epidemia, fece l’unica cosa che poteva fare: si chiuse in se stessa, barricandosi all’interno di una fantastica Linea Maginot di edicole di culto.


Una società del terrore è sempre semplice e drammatica. Lo spirito di conservazione opera una importante selezione delle aspettative: si fa ciò che si deve per sopravvivere. Al contrario, una società del timore è complessa e differenziata; le aspettative non mostrano una relazione diretta con lo spirito di conservazione, ma paiono imposte dal sistema. La società del terrore è quella del possibile; la società del timore è quella dell’improbabile...

 

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