Centenario Alfonso Gatto

12/ott/2009 20.50.40 Olga Chieffi Contatta l'autore

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                                                                                             Alfonso Gatto “torna” al Catalogo
Presentate ieri  mattina in Galleria le iniziative celebrative da Lelio Schiavone: due riedizioni di scritti di Alfonso Gatto in occasione del centenario della nascita del nostro poeta e una mostra dedicata a Guido Peyron, pittore d’elezione di Alfonso Gatto
 
Un uomo inquieto, Alfonso Gatto, pellegrino per l’Italia in maniera ininterrotta.
In valigia sempre aspirazioni, sogni, speranze e le sofferenze, proprie dell’intellettuale meridionale povero. I motivi della fanciullezza, del luogo natio, Salerno, della terra meridionale ritornano sempre con struggente nostalgia nella memoria del poeta.
 La sua poesia nasce dal dato impulsivo dell’esistenza, dalla dolorosa purezza della solitudine. Un linguaggio rarefatto e senza tempo, allusivo, tipico dell’assenza e dello spazio vuoto, ricco di motivi melodici. “Un catalogo di amici”, è questo lo scritto che chiude le “Ore piccole”, florilegio di “note e noterelle” di Alfonso Gatto, che la galleria Il Catalogo pubblicò nel 1975 e che quest’anno, in occasione del centenario della nascita del nostro poeta ri-pubblica, unitamente ad una raccolta di ritratti critici di artisti ospiti della galleria che fu talismano prezioso degli amici dello spazio di Lelio Schiavone per l’anno nuovo, datati 1974 “Il catalogo è questo”, a cui si aggiunge uno scritto introduttivo di Giuseppe Grattacaso “La città lontano”. Il cofanetto, per il quale Lelio Schiavone e Antonio Adiletta hanno tenuto ad evocare le copertine della prima edizione è stato pubblicato sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica che ha riconosciuto, così, la galleria salernitana quale luogo di esperienza d’arte, un dove è possibile rendere comune il segno, familiarizzarlo, nel senso di comunicarlo, uno spazio in cui l’intera cultura italiana del Novecento italiano è passata grazie a Lelio e Alfonso, per la nostra città, folgorata dalla pittura, rivivificata oggi dalla memoria, grazie anche alla sensibilità del presidente del Credito Salernitano Giuseppe Vassallo e del “Comitato per Gatto” presieduto da Bruno Ravera. I due volumetti stampati in sole 500 copie e destinati agli amici della galleria, alle istituzioni e alla stampa critica, artistica e letteraria, verranno presentati sabato 17 ottobre, alle ore 18,30, presso il Catalogo da Giuseppe Grattacaso e Aldo Falivena.
Due i volumi riediti: “Il catalogo è questo” raccoglie 26 scritti critici, Cagli, Farulli, Guttuso, Carotenuto, Possenti Maccari, Guidi, in cui si riconoscerà che il progetto della scrittura d’arte gattiana viene intanto a opporsi convincentemente, nei termini di proposta “alternativa”, ai modelli della critica d’arte istituzionale, fissa nelle proprie categorie e norme interpretative almeno quanto a condizioni di inane superficialità, se non proprio vuotezza, dei propri registri espressivi, evidenziando una ricerca di sorpresa immaginativa, di caricamento emotivo del segno, di un “dire” fuori delle categorie espressive più usurate che possa aprire alle illimitate potenzialità di significazione della parola e dell’icona. “Le ore piccole” è una preziosa antologia composta di trenta miniature, in cui si avverte in Gatto la voglia, quasi l’ansia di testimoniare, non solo di essere un poeta, attraverso una prosa ricca di rovesciamenti e sfumature, caleidoscopica nel moltiplicarsi di dati, fatti, sensazioni, pensieri, ritratti.
Sarà, invece, il segno di Guido Peyron, pittore d’elezione di Alfonso Gatto, del quale un suo ritratto critico è racchiuso ne “Il Catalogo è questo”, ad inaugurare la XLII stagione espositiva della galleria Il Catalogo, una raffinata e significativa scelta quella di Lelio Schiavone e Antonio Adiletta, che farà comprendere al pubblico la ricerca della forma e della figura che caratterizza il percorso comunicativo di uno dei massimi maestri del Novecento italiano. Venti le opere, tra acquerelli, olii, tempere e disegni per una mostra che vivrà il suo taglio del nastro venerdì 16 ottobre alle ore 18,30 che si concluderà il 10 novembre, per tracciare uno schizzo dell’appartato e inquieto Guido Peyron, il quale si dedicava alla pittura a partire dal 1924, grazie all’incoraggiamento di Ludovico Tommasi, andando successivamente a Parigi e recando con sé l’impressione della fragile e insieme fermissima purezza lineare di Amedeo Modigliani. Guido Peyron è pittore che avverte le suggestioni espressioniste, con una volontà,dunque, di rinnovare il linguaggio figurativo caricandolo di significati emotivi e sociali anche a costo di perdere quel tanto di formalmente accattivante. Le sue composizioni assumono quindi quasi la consistenza di fantasmi per quell’esserci e no delle persone ritratte sotto gli occhi del pittore al momento della composizione, in effetti visti perché colti come entità e non come individui, volumi sentimentali e non tracce di memoria vivente
Olga Chieffi
 
 
 
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