Mangiacuore, Francesca Bonafini - Fernandel, 2008 - di Carina Spurio

Eros stabilisce nuove connessioni tanto che Alfredo circola impunito a far danni irreparabili, con l'aggravante di portarsi addosso una bocca che non si sa mica chi possa averla inventata così bella e piena di carne che non te la togli e ti si presenta durante il sonno notturno.

17/ott/2009 08.35.58 Karina Contatta l'autore

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Nella tradizione romantica l’amore viene considerato come una malattia. Nel libro “Eros e Pathos”, con l’attinente sottotitolo “margini dell’amore e della sofferenza”, Aldo Carotenuto, così scrive: “Quanti più destini di normalità ho potuto indagare tanto più odio e modelli di rapporto sadomasochistico ho potuto riscontare: per cui sono giunto alla seguente regola generale:un rapporto amoroso si regge su una necessità patologica di ciascuno dei partner, e ogni amante rappresenta la malattia dell’altro.”
 
<<A saperlo, ci si può anche regolare! RispondeFrancesca Bonafini all’inizio del suo libro. E invece no. Eros stabilisce nuove connessioni tanto che Alfredo circola impunito a far danni irreparabili, con l’aggravante di portarsi addosso una bocca che non si sa mica chi possa averla inventata così bella e piena di carne che non te la togli e ti si presenta durante il sonno notturno. [….] […] Ma come se non bastasse, il farabutto ha perfino l’arditezza di guardare con uno sguardo grigioverde che esorta inequivocabilmente al banchetto carnale, nonché la sfrontatezza di attivare gli organi della fonazione emettendo suoni splendidamente baritonali e ipnotici al fine di alterare la funzione percettiva degli astanti. Inoltre, egli non si cura affatto di celare pudicamente l’angelica capigliatura nera e maledetta come l’inferno. […][…]Ecco dunque scientificamente spiegato il motivo per cui, mi ritrovo, mio malgrado, a salire su un treno in preda alla più tremenda delle astinenze (vampate di caldo alternate e brividi di freddo, lacrimazioni, crampi) con il solo scopo di raggiungere Alfredo nella sua città.>>
Siamo dentro le pagine di Mangiacuore il primo libro di Francesca Bonafini che ripercorre in letteratura gli aspetti beffardi del colpo di fulmine con un’intensità nuda che denuda e con gli occhi fissi sul dettaglio; ossessione della fantasia concentrata su una sola immagine. Dentro il libro Alfredo, tossico romano e una studentessa di Bologna. Alfredo vive tra comunità e fughe, lei “la ragazza del nord”, di idealismo. L’incontro tra i due ragazzi avviene a Milano in una comunità di recupero, lei volontaria, lui ricoverato. S’intrecciano due solitudini, due monologhi, due vite. “La ragazza del nord” termina il volontariato, Alfredo ritorna nella sua città. Iniziano una relazione a distanza. Le fasi della storia si alternano nei capitoli quanto i protagonisti si appoggiano l’uno all’altro, immersi nel caos tra insicurezze e paure per esorcizzare la resa dei conti e la sostanza con la quale annullarsi. Iniziano i viaggi di lei e il vortice dell’autodistruzione che dilatandosi a dismisura li inghiottirà fino ad edificare l’inferno interiore in nome del libero arbitrio. Dagli atti dei deviati nascono identità minori che come forme pensiero perverse infestano l’armonia. “La ragazza del nord” si chiede quale sia il senso della vita nel durante e troppo tardi comprende di essere stata sedotta dall’immagine stessa di cui è portatrice, alla quale ha dato inconsciamente vita. <<Alfredo è una torre da cui mi proteggo. L’Alfredo che cerco, forse non esiste. E’ una costruzione mia. Una presunzione, un’irrealtà. Alfredo è una torre in cui mi proteggo da me stessa.>>
Come in un miraggio, l’autrice diventa consapevole di essere l’artefice principale della sua esperienza. La fascinazione subita, in realtà, non è stata opera dell’altro ma un’illusione costruita dalla sua fantasia. Fatale per lei perdersi nella personale proiezione psichica che nonostante le illusioni e le delusioni, ha continuato ad attivarsi rimandando significati nascosti impazienti di svelarsi. Alfredo non esiste, ma possiede una parte di sé e Francesca nell’epilogo conclude: <<Oggi che non credo più alle parole, mi ricordo di quelle di Alfredo. E mi sembrano le più vere, le uniche parole a cui credere. Mi rigiro nel letto e mi riconosco lì. Alfredo sono io. >>
Francesca Bonafini è nata a Verona nel 1974, ha vissuto a Bologna e in Brasile. Ha pubblicato racconti su riviste e quotidiani ed è presente nall’antologia Quote rosa. Donne, politica e società nei racconti delle ragazze italiane (Fernandel, 2007). Ha collaborato a progetti musicali e scritto testi di canzoni. Questo è il suo primo romanzo.
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